da Editore Prison | Nov 6, 2020 | Senza categoria
Figli di prigionieri, Storie (https://pfi.org/esthers-dream-come-true/)
Una delle cose più importanti che facciamo è aiutare i bambini a mantenere un legame con il loro genitore detenuto. Niente ci porta più gioia di quando i bambini ed i loro genitori si riuniscono.
E questo è il caso di Esther, dodicenne del Ruanda.
In Ruanda sono molti gli ostacoli che impediscono ai bambini di visitare i loro genitori in carcere: distanza, assenza di risorse economiche o restrizioni legali. Sono tanti i bambini che da anni non vedono i loro genitori, alcuni non li hanno mai visti. Esther era una di quei bambini.
“Ho spesso sognato di guardare mio padre negli occhi“, dice Esther: “Sono grata che i miei sogni siano diventati realtà… Spero di rivederlo.”
Esther è grata a Prison Fellowship in Ruanda che ha reso possibile questo incontro. PF sa che mantenere questo rapporto è vitale per il benessere dei bambini.
“Gli studi dimostrano che i bambini che mantengono un legame con il loro genitore in prigione crescono con maggior senso di sicurezza, stabilità e benessere emotivo generale“, afferma Adam Hutchinson, direttore internazionale del programma di sostegno ai minori. “C’è sempre una ridotta probabilità che un genitore sia recidivo dopo il rilascio, il che significa che le famiglie sono più forti e i bambini sono più curati.”
Quando collabori con Prison Fellowship diventi una parte vitale di questo importante lavoro che si svolge in 116 paesi.
da Editore Prison | Ott 30, 2020 | Senza categoria
L’istruzione è stata sempre un elemento fondamentale per la crescita di ogni individuo.
Ed è proprio in questo quadro che viene a prendere forma il progetto che vede protagonisti Il Polo Universitario torinese, il primo nato in Italia nel 1998, e il carcere di Saluzzo che ospita detenuti in regime di Alta sicurezza. Il Polo Universitario torinese è pronto a stipulare una convenzione con il carcere per permettere ai detenuti di studiare e poter conseguire la laurea.
Questo avvenimento si inscrive all’interno di uno scenario che ha già visto la luce negli anni Sessanta quando nacque il primo corso da un iniziale progetto di volontariato che si è rivelato efficace e molto soddisfacente.
Ad oggi in quasi tutta Italia sono presenti poli universitari, che rispettando i provvedimenti, permettono ai detenuti di conseguire la laurea attraverso delle convenzioni, aiuti e progetti. Non è da sottovalutare questo elemento poiché è importante che i detenuti, in quanto esseri umani, abbiano la possibilità di acquisire il proprio titolo di studio. L’istruzione è uno dei primi passi per poter andare avanti nel percorso di rieducazione e inclusione.
La convenzione che sta andando stipulandosi tra il Polo Universitario torinese e il carcere di Saluzzo sta avvenendo in un periodo particolare. Il professor Franco Prina in merito afferma: «Anche senza essere presenti fisicamente, grazie agli educatori siamo riusciti a proseguire le lezioni, i colloqui con docenti e tutor e gli esami a distanza: per ora abbiamo ripreso alcune lezioni anche in presenza, ci auguriamo di poter continuare».
Tutti ci auguriamo di assistere alla nascita di nuovi poli universitari e collaborazioni con le carceri; studiando, apprendendo e guardando quante possibilità il mondo ci offre si può davvero fare la differenza. Molti sono rassegnati, sfiduciati, abbattuti…questo è un potente segnale. Si possono cambiare le cose, si può pensare ad un futuro diverso, ad una vita diversa.
“L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo.”
(Nelson Mandela)
Fonte: La voce e il tempo
da Editore Prison | Ott 23, 2020 | Senza categoria
Oggi riportiamo una testimonianza delle meraviglie portate da Progetto Sicomoro.
Ecco la storia di Melissa, dall’Australia.
Successe più di un decennio fa, ma Melissa ricorda ancora vividamente il giorno in cui le è stata puntata un’arma contro.
“Fu un Martedì, che è di solito un giorno tranquillo,” dice. Melissa era chinata sulla sua scrivania in una banca di Brisbane, Australia, quando sentì qualcuno avvicinarsi. Alzò lo sguardo e vide una pistola puntata dritta alla sua faccia. L’uomo che teneva la pistola chiedeva soldi e minacciava la via di Melissa.
“La prima cosa che attraversò la mia mente fu Rivedrò ancora i miei figli?”
Melissa ne uscì illesa, e si prese un po’ di tempo dal lavoro per riprendersi. Quando ritornò, quattro settimane dopo, si ritrovò vittima di un’altra rapina a mano armata. Questa volta, il criminale era armato con un coltello.
Melissa crollò.
Si licenzio dal suo lavoro e attraversò anni di profonda depressione, nella paura di trovarsi nuovamente in una situazione simile, ma non sarebbe sopravvissuta una terza volta. Solo quando riuscì a condividere la sua storia, Melissa riuscì a rimettere insieme la sua vita.
“Hai cambiato la mia visione del mondo per sempre,” scrisse in una lettera al suo aggressore. “Ho perso anni della mia vita. Ho pregato perché il mondo si fermasse. Il mondo continuava a girare mentre le vite degli altri prosperavano, la mia era ferma.”
La lettera di Melissa è parte di un esercizio di riabilitazione e guarigione del Progetto Sicomoro di Prison Fellowship Australia, un programma di giustizia ripartiva di otto settimane. Il progetto riunisce vittime e aggressori di crimini non collegati per parlare delle loro esperienze e fare ammenda.
“Questa è stata la prima volta che qualcuno ha ascoltato la mia storia… e l’ha validata,” dice Melissa.
Un componente chiave del Progetto Sicomoro è aiutare i detenuti a capire l’impatto del loro crimine e le sue conseguenze. Il corso conduce i detenuti attraverso conversazioni sulla responsabilità personale, sulla confessione, sul pentimento, sul perdono, sul fare ammenda e sulla riconciliazione, e da alle vittime una voce. Ascoltando le condivisioni delle vittime, gli aggressori hanno l’opportunità di capire l’impatto personale che hanno avuto su coloro che sono stati feriti.
Robert, un detenuto del Queensland, Australia, disse che fu “la prima volta che ho fatto qualcosa dietro le sbarre che mi ha fatto pensare a cosa ho fatto.”
Un detenuto nell’Australia dell’Ovest disse: “Oggi ho guardato allo specchio e ho visto un criminale che vuole cambiare… Ho guardato allo specchio e ho visto me stesso, affamato di una vita migliore, affamato di pace.”
Un altro detenuto fece una promessa dicendo: “Dire grazie non è abbastanza. Mostrerò la mia gratitudine non commettendo mai più crimini.”
Melissa ha potuto essere testimone di queste potenti momenti trasformativi nei cuori e nei comportamenti dei detenuti.
“Tutti loro hanno detto che non avevano mai capito o non erano in grado di comprendere che una vittima di una rapina potessero essere così colpita… erano quasi scioccati di sentire quanto aveva cambiato la mia vita.”
Melissa disse che è stata commossa dall’impegno dei partecipanti al programma, e dalla loro umiltà, dal rispetto e dal rimorso.
Lei continua a raccontare la propria storia e ora lavora nella giustizia ripartiva per i giovani, dando a giovani vittime come lei una voce. Afferma che spera che un giorno venga garantita a tutte le vittime di un crimine l’opportunità di sedersi di fronte alla persona che le ha ferite.
“La forza di questa esperienza è davvero più pesante di qualsiasi sentenza fatta”
da Editore Prison | Ott 13, 2020 | Senza categoria
LA TERZA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO per tutti i credenti, ma anche per i tanti operatori sociali e per gli uomini e le donne di buona volontà, diviene in questo tempo particolare, intenso e instabile, un monito forte. Fortemente legata alle altre due:
- LUMEN FIDEI (29 giugno 2013)
- LAUDATO SI’ (24 maggio 2015).
Tra le trame e al cuore di questo grido d’amore del Papa c’è tutto il desiderio del Padre che si esprime nell’Incarnazione del Figlio per mezzo dello Spirito Santo, di essere realmente fratelli tutti, capaci di avere a cuore il bene dell’altro, a partire dalle virtù, dalle ricchezze e le doti e nonostante le diversità di razza, di cultura, di tradizioni, nonostante le infermità e le incapacità.
«Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20)
In questo tempo esausto e sfiancato dall’individualismo, dall’egoismo e dal relativismo morale, riconoscere di essere fratelli ora è l’unica soluzione per un’ inversione di marcia dal regresso umano che stiamo vivendo.
Una grande fratellanza che si converta così in amicizia sociale, capace di costruire e realizzare il bene e il rispetto di ogni cosa creata.
A partire dalla piccola Assisi, da San Francesco il “Poverello”, Il Papa ci riporta tutti, credenti e non, a riflettere sul sogno di un mondo migliore realizzato da tutti in questa grande amicizia sociale. Ricchi e poveri, adulti e bambini e tutte quelle fasce deboli della società attuale che vanno difese e non osteggiate e usate.
Il suo pontificato ha questo paradigma, il più importante:
Fraternità e Amicizia Sociale, Pace e Dialogo!
“Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune”. (n.17)
Ricca di contenuti semplici, ma troppo profondi e provocatori, composta da otto capitoli, è consigliabile leggerla e soprattutto interiorizzarla per rispondere alla sempre tanto attuale domanda:
“Dove è tuo fratello?” (Genesi 4,9)
Dal male comune al bene comune, dall’iniquità planetaria, dalle ingiustizie sociali, ad un mondo più umano.
E particolarmente alla nostra attenzione e ai nostri cuori, al capitolo settimo, ai numeri 268 al 270, il Pontefice richiama alle pene ingiuste detentive fino all’ergastolo e alla pena di morte. Francesco ci richiama a “riconoscere l’inalienabile dignità di ogni essere umano e ammettere che abbia un suo posto in questo mondo”. (n.269)
Che grande il cuore di questo uomo, di questo prete, del Vescovo di Roma e Pontefice! Egli prova ad allargare i paletti del proprio cuore e prova ad allargare quelli del mondo alla visione di Dio, che “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1Timoteo 2,49)
A partire da questo pellegrinaggio terreno. Prova senza esitazioni e senza paura dei giudizi dei dotti e dei potenti, a costruire ponti tra tutte le mura altre della divisione, della incomprensione, della incapacità, dell’orgoglio.
“Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli o periremo insieme come stolti.”
Martin Luther King
da Editore Prison | Ott 9, 2020 | Senza categoria
Una testimonianza da Prison Fellowship Colombia.
In Colombia, Samuel non è estraneo alle difficoltà. A cinque anni affronta sfide fisiche e ritardi nello sviluppo a causa di complicazioni che dalla nascita hanno colpito il suo cervello. È soggetto a frequenti convulsioni, ha difficoltà a camminare e deve necessariamente indossare un pannolino.
Ma non è tutto.
Samuel sta anche crescendo senza un papà perché il suo è in carcere. Quando il capofamiglia va in carcere, le famiglie sono spesso lasciate in situazioni drammatiche e la madre oppure i nonni devono lavorare e prendersi cura da soli dei figli.
I bambini spesso rimangono emotivamente segnati dalla separazione dai genitori, dallo stigma e dall’isolamento che sperimentano tra i loro coetanei e nelle comunità a causa della vergogna di essere associati ad un detenuto. Nonostante le innumerevoli sfide, la madre di Samuel si prende amorevolmente cura di lui e si sforza di dargli tutto ciò di cui ha bisogno.
Samuel si è recentemente unito al programma di supporto per figli di detenuti patrocinato da Prison Fellowship Colombia, che ha fornito ulteriore supporto per aiutare la sua famiglia. Anche prima che la pandemia COVID-19 colpisse la Colombia, la salute era una componente importante del programma per l’infanzia di PF Colombia che si è sempre adoperata fornendo cibo, formando gli operatori sanitari su questioni di salute e sicurezza e monitorando il benessere mentale ed emotivo di bambini ed operatori. Inoltre, PF Colombia fornisce formazione e supporto specifici per bambini con particolari necessità mediche, come Samuel.
La madre di Samuel afferma di sentirsi confortata dal supporto emotivo e spirituale e rafforzata dall’assistenza materiale. È cosi in grado di fornire a Samuel la vita dignitosa che merita e lui crescerà sapendo di essere amato da molti.
da Editore Prison | Set 29, 2020 | Senza categoria
Questo tempo di pandemia ha comportato delle modifiche anche nella struttura organizzativa delle carceri. Un provvedimento di quest’ultime prevede che per limitare la diffusione del virus Covid-19 i carcerati possano scontare la loro pena presso la propria abitazione. Questo però riguarda solo coloro che dispongono di un domicilio, la restante parte invece si trova impossibilitata a farlo.
Molte volte Papa Francesco ha sollevato il problema e l’Associazione Volontari in Carcere (VIC), la Caritas di Roma, i Cappellani di Rebibbia e l’Elemosineria Apostolica della Santa Sede si sono prodigati per far nascere una casa d’accoglienza.
È nato perciò il progetto “Ricominciamo” che vede coinvolti nella gestione i cappellani romani. Il fine è permettere a chi non ne ha la possibilità di avere un casa in cui scontare la propria pena con l’obiettivo di aiutare detenuti ed ex detenuti a creare un progetto di vita da mantenere anche una volta usciti dal carcere.
«Ovviamente non diamo solo un tetto e del cibo, ma cerchiamo di portare avanti un progetto di vita per ognuno di loro, che andrà messo in pratica una volta che avranno scontato la pena. Al 40% si tratta di persone non italiane, ma noi trattiamo tutti come esseri umani al di là della provenienza geografica, etnica o religiosa.» (Don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma)
Apprendere queste notizie ci permette di sperare e credere in una società che si prepara ad accogliere una categoria di individui che spesso non viene presa in considerazione. In un tempo di difficoltà come quello che stiamo vivendo, un tempo di distacco e di distanza gesti come questi permettono a chi viene isolato di sentirsi accolto e abbracciato. Questo gesto d’amore, di apertura verso l’altro è l’essenza stessa della carità cristiana che dovrebbe spingere tutti ad accorgersi di una fetta d’umanità, i detenuti e non solo. Le loro famiglie, i loro cari, coloro che si trovano in difficoltà. Progetti come questo e molti altri pongono al centro l’accoglienza, la possibilità di riscatto e il perdono. Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di umanità.
(Fonte: Vatican News)