Ripartire dopo il carcere: formazione e lavoro.

Ripartire dopo il carcere: formazione e lavoro.

Si è svolto il 14 aprile 2021 il convegno “ripartire dopo il carcere, formazione e lavoro” proposto da rete-studio carcere.

Rete-studio carcere “è un’iniziativa nata da un gruppo di persone e di associazioni legate al carcere che, dopo la rivolta dell’8 marzo 2020, ha sentito l’urgenza di trovarsi e organizzare incontri per parlare alla città, in chiave propositiva, della sua zona d’ombra, del suo “quartiere negato” a molti sconosciuto.” Rete-studio carcere è legata alle istituzioni penali del modenese: la Casa Circondariale S. Anna e la Casa di Reclusione Castelfranco Emilia.

Obiettivo del convegno è stata la riflessione e l’approfondimento relativo al tema del lavoro e della formazione, elementi importanti che costituiscono un mezzo per il reinserimento in società dei detenuti.

Dai vari interventi che si sono succeduti è emersa la necessità e l’importanza di creare, se già non presenti, dei percorsi di formazione all’interno delle carceri finalizzati al reinserimento sociale dei detenuti ed ex detenuti. A questi progetti va abbinato un accompagnamento per poter preparare al meglio gli individui e spronarli a reinventarsi. I percorsi di formazione necessitano di essere elaborati in base alle esigenze degli istituti, dei detenuti e del territorio. Su questa necessità si regge un invito alla collaborazione, far sì che il territorio, le associazioni e il carcere collaborino per garantire agli ex detenuti un corretto reinserimento sociale divenendo parte di una comunità che grazie alla loro presenza si arricchirebbe.

Il convegno ha visto la partecipazione di numerosi esperti e figure istituzionali che hanno presentato delle testimonianze concrete di reinserimento sociale e fatto emergere delle difficoltà in merito a quest’ultimo. Essi mantenendosi fiduciosi hanno ribadito l’importanza di un corretto e necessario percorso di riqualificazione e di reinserimento in società per gli ex detenuti.

Sono stati molti i temi e le questioni affrontate, quello che preme sottolineare è garantire un’apertura, un ascolto verso gli istituti carcerari affinché si possano ovviare le loro problematiche e perché il programma di rieducazione che alla fine è il vero scopo della pena detentiva possa attuarsi attivamente.

Alla luce di queste riflessioni non possono che risuonare le parole pronunciate dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia:”Il carcere deve avere finestre aperte su un futuro, deve essere un tempo volto a un futuro di reinserimento sociale, come esige la Costituzione, ma le modalità debbono diversificarsi, debbono tenere in considerazione le specificità di ogni situazione“.

Il percorso di reinserimento sociale e l’attuazione di quest’ultimo è necessario affinché l’individuo abbia la possibilità di riscattarsi e vivere la propria vita nel rispetto della legge.

 

 

Alessia Penna

 

 

 

 

Quartucciu, storia di una nuova speranza

Quartucciu, storia di una nuova speranza

Era il 1983 quando il carcere di massima sicurezza di Quartucciu -ex frazione di Cagliari- veniva convertito a Istituto Penale per Minorenni. Ragazzi, italiani e non, sono passati nel corso degli anni dalla struttura sarda, in cerca di redenzione e riabilitazione.

Proprio in quest’ottica, la struttura ha proposto e propone diversi progetti ai giovani, come corsi per diventare aiuto cuochi e pizzaioli, piccoli interventi di manutenzione dell’edificio stesso e laboratori di musica, giardinaggio e falegnameria. Laboratori di pittura hanno reso nel tempo l’aspetto della struttura più intimo e colorato, proprio ad opera dei ragazzi ospitati. E poi il cortile, la biblioteca, le sale comuni per i film, i videogiochi e il teatro. Ancora, l’istituto offre progetti scolastici e di avviamento professionale, momenti ludico-ricreativi.
Ciononostante, ai ragazzi tutto questo non basta. A chi basterebbe? Chi potrebbe saziare così l’inquietudine del cuore, quella sete di senso che è ancora più forte nelle carceri e in questi giovani?

Prison Fellowship e il Rinnovamento nello Spirito Santo hanno allora collaborato per portare a Quartucciu un’esperienza che si sarebbe rivelata importante e profonda per i ragazzi: un Seminario di Vita Nuova. Un percorso in più tappe di riscoperta di sé e della propria vita alla luce del Vangelo, un cammino di rinascita che non è stato ostacolato nemmeno dal lockdown e dalla sospensione delle visite dovuta al Covid-19. Anzi, proprio non potendo più vedere i ragazzi, il gruppo del Rinnovamento di Quartucciu che seguiva il progetto lo ha reso più intimo, creando una corrispondenza personale con ciascun ragazzo. In questi mesi dunque i giovani detenuti hanno fatto una nuova esperienza che li ha coinvolti, ciascuno personalmente e in modo unico. Proprio non potendosi più vedere di persona, i responsabili del progetto e i ragazzi hanno aperto il loro cuore gli uni agli altri in lettere piene di significato. Nel dramma e nella sofferenza, nell’ora più buia per questi ragazzi particolarmente isolati quest’anno, il gruppo carismatico è anche riuscito ad organizzare all’interno dell’istituto, nell’ambito del progetto delle “40 ore di Adorazione” promosso dal Rinnovamento nello Spirito Santo, un roveto ardente condiviso in diretta Facebook sui social del Rinnovamento il 15 aprile. Un forte momento di preghiera che si è inserito nel percorso personale e di Fede dei ragazzi, rinsaldando i rapporti profondi con i loro corrispondenti e fratelli, “compagni di strada”.

E la collaborazione con Quartucciu non è ancora finita, visto che Prison Fellowship promuoverà anche per questi ragazzi il progetto “L’ALTrA Cucina… per un pranzo d’amore”. Il 21 dicembre si terrà infatti anche nell’istituto sardo, contemporaneamente ad altre due carceri in Italia, il pranzo di Natale promosso da Prison e preparato da grandi chef stellati, per condividere la bellezza nascosta anche nella sofferenza di un carcere. Ecco allora che si riscopre la luce che si cela anche nella notte più oscura, ecco che un pasto diventa occasione per amare e prendersi cura del proprio fratello detenuto. Ecco che un Natale può essere ancora simbolo di speranza e di rinascita.

 

 

Xavier Trevisan

Il 2020 è l’anno perfetto per il Natale

Il 2020 è l’anno perfetto per il Natale

Laura LaRock condivide sensazioni del Natale e quanta speranza Cristo ci porta veramente, specialmente in questo anno 2020.

 Di Laura LaRock, coordinatrice delle relazioni con i donatori

 

Mentre scrivo, il periodo dell’Avvento è appena iniziato ed il Natale è dietro l’angolo. Questo periodo è sempre stato speciale per la mia famiglia e lo è diventato ancora di più negli ultimi anni. I nipoti ora superano di gran lunga i fratelli e una sorta di felice caos natalizio colora l’allegra stagione. Esploriamo i boschi vicini alla ricerca di sempreverdi per fare ghirlande, cuciniamo fin troppi biscotti e trascorriamo lunghe serate dicembrine attorno al fuoco con giochi e libri.

Ma quest’anno le feste spensierate sono diventate un po’difficili. Il 2020 è stato pesante e pieno di sfide: penso che tutti noi ci ritroviamo qualche ferita in più rispetto a quando è iniziato.

In PFI non siamo estranei a questo tipo di oscurità, la incontriamo e la combattiamo ogni giorno. Ma la frattura del mondo sembra più vicina. Il dolore e la perdita hanno toccato le nostre famiglie e la divisione ha permeato anche i nostri luoghi più sacri di comunità e riposo. Le velate illusioni di conforto e sicurezza sono scomparse, esponendoci per come siamo realmente al confronto con il nostro disperato bisogno di Gesù.

Avevo bisogno di svegliarmi.

La realtà è che solo da questa posizione posso celebrare correttamente la Sua venuta. Solo il cuore che conosce la propria mancanza può, con fede fanciullesca e povertà di spirito, ricevere la pienezza di Gesù Emmanuele, il bambino la cui divinità immutata e l’amore liberatore sconvolgono i sistemi e le conoscenze di questo mondo. La Sua natura e la Sua bontà superano le possibilità del linguaggio, ma mi piace la descrizione che Ne dà il Vangelo di Luca: “la consolazione di Israele”.

In un periodo di turbolenze sociali, politiche ed economiche – non così diverso da quello che viviamo oggi – Gesù arrivò per confortare i malati, salvare e redimere vite dal peccato. Era la loro consolazione, ed è la nostra.

Quindi questo è davvero un anno perfetto per il Natale. Nella tristezza che ci circonda, sta ancora preparando i cuori a riceverlo ed a conoscerlo meglio. Come ci ricorda Paolo, nient’altro è minimamente paragonabile al valore di quella relazione. La promessa mantenuta della miracolosa nascita, vita, morte e risurrezione di Gesù ci danno una fede perseverante e una fiducia piena di gioia mentre attendiamo e lavoriamo per il Suo prossimo avvento.

Se hai il cuore pesante o stanco, ti prego di trovare coraggio e speranza in questo periodo natalizio sapendo che Gesù Cristo, Consigliere meraviglioso, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace è con te. E attraverso di te sta costruendo il suo regno.

 

Signore Gesù,

Maestro sia della luce che dell’oscurità,

Manda il tuo Santo Spirito sui nostri preparativi per il Natale.

Noi che siamo così occupati cerchiamo ogni giorno spazi sereni per ascoltare la tua voce.

Noi che siamo ansiosi per molte cose aspettiamo con impazienza la tua venuta tra noi.

Noi che siamo benedetti in tanti modi desideriamo ardentemente la gioia completa del tuo regno.

Noi che abbiamo un cuore pesante cerchiamo la gioia della tua presenza.

Siamo il tuo popolo, che cammina nell’oscurità cercando la luce.

A te diciamo: “Vieni Signore Gesù!”

La preghiera, una forza dirompente

La preghiera, una forza dirompente

Davide è uno dei detenuti partecipanti ad un progetto sicomoro di Opera che ha fatto la sua testimonianza a Rimini.

La sua famiglia ha origini etiopi e proprio in questi giorni, lui si trova in regime di semi-libertà, ha incontrato forse l’unica parente rimasta: sua zia Teresa. Oggi mi ha chiamato e, dopo le presentazioni, me l’ha passata per telefono.

Teresa, con il cuore in gola, mi ha raccontato la drammatica situazione del suo paese. E’ in pieno svolgimento una guerra etnica, politica, religiosa, che sta facendo stragi specialmente nella regione del Tigrai. Man mano che mi elencava le terribili conseguenze di questo genocidio, che lei paragonava all’olocausto degli ebrei, io ero sempre più scioccato e sempre più preoccupato perché  immaginavo e temevo l’inevitabile conclusione che alla fine è arrivata: “Pierpaolo, vuoi aiutarmi!” Pausa silenziosa. Con un filo di voce ho risposto: “Avevo sentito qualcosa di questa situazione, sicuramente non in forma così drammatica, ma io mi sento impotente. Non saprei proprio che fare”. Lei ha atteso che io finissi la  mia lagna e con tono fermo e deciso ha risposto: “Pierpaolo, prega e fai pregare per noi, è il modo migliore e più efficace per provare a fermare tutto questo.” Se mi avesse appioppato a tutta forza un manrovescio mi avrebbe fatto meno male.

Lei, proprio lei, mi aveva ricordato che noi possediamo e possiamo usare all’infinito la forza più dirompente esistente al mondo ed abbiamo l’alleato più potente. Avrete sicuramente capito che chiedo a tutti voi preghiera. Lasciamo ad altri le decisioni politiche e sociali, fermi restando la possibilità e direi anche il dovere di informarci e diffondere l’argomento, e facciamo quello che sappiamo fare bene: pregare.

La forza salvifica del Vangelo

La forza salvifica del Vangelo

WASHINGTON, DC, 12 ottobre 2020 – Prison Fellowship International (PFI) e Biblica, la Società biblica internazionale, hanno recentemente annunciato una partnership strategica per coinvolgere i figli dei detenuti in tutto il mondo.

 

L’obiettivo della partnership quinquennale è introdurre la forza di trasformazione della Parola di Dio a 40.000 bambini che hanno un genitore in carcere. In base all’accordo, Biblica fornirà risorse scritturali adeguate all’età per bambini e tutori che saranno poi distribuite attraverso il programma Children of Prisoners di PFI.

 

La partnership con i nostri amici di Biblica aiuterà a fornire un servizio vitale, di cui questi bambini hanno un disperato bisogno“, ha affermato Andrew Corley, presidente e CEO di PFI. “Le risorse Life-Changing sono parte integrante della strategia di PFI per trasformare le giovani vite e spezzare il ciclo del crimine. Sia PFI che Biblica si impegnano a portare la Bibbia nelle mani dei bambini e delle loro famiglie. Lavorando insieme su questo obiettivo comune possiamo fare molto di più di quanto una delle due organizzazioni potrebbe fare da sola “.

 

Non potremmo essere più entusiasti di questa partnership vitale con PFI“, ha affermato Geof Morin, presidente e CEO di Biblica. “Questo sforzo condiviso per portare la forza salvifica del Vangelo ad alcuni dei bambini più vulnerabili e dimenticati del mondo si inserisce perfettamente nelle nostre massime aspettative“.

 

Più di 14 milioni di bambini in tutto il mondo hanno uno o entrambi i genitori in prigione. Sono tra le categorie più vulnerabili al mondo, soffrono i peggiori effetti dell’emarginazione e della povertà e sono ad alto rischio di sfruttamento, abuso e abbandono. Lo stigma dell’incarcerazione dei genitori è devastante per i bambini poiché subiscono il trauma, la vergogna e le significative difficoltà economiche che ne derivano. Senza intervento, questi bambini non sono in grado di superare questi ostacoli, reiterando cicli di criminalità, povertà e vergogna.

 

La partnership fa parte di un nuovo programma PFI in cui i figli dei detenuti sono affidati ad un volontario della chiesa locale che guiderà ogni bambino durante tutto l’anno. Questi mentori fungeranno da tutor, utilizzando la Scrittura come base per raggiungere traguardi spirituali ed educativi. L’istruzione è un fattore critico per migliorare la sicurezza, i risultati sanitari e la resilienza dei bambini vulnerabili. Inoltre, è stato dimostrato che l’appartenenza a una comunità ecclesiale può ridurre le tendenze alla depressione, all’abuso di sostanze e al suicidio migliorando la salute emotiva e mentale, il sostegno sociale e l’appagamento nella vita

 

Informazioni su Prison Fellowship International

Fondata nel 1979 da Charles Colson, Prison Fellowship International (PFI) si dedica a trasformare la vita dei detenuti, delle loro famiglie e delle vittime attraverso la loro rete globale di 116 partner ministeriali. La visione di PFI è fermare il ciclo del crimine e ripristinare vite, in tutto il mondo, attraverso l’amore di Gesù. Ulteriori informazioni su www.pfi.org.

 

Informazioni su Biblica, The International Bible Society

Biblica è un ministero biblico globale ispirato da una generosità radicale. Per più di 200 anni, Biblica ha aiutato le persone lontane dalla Parola di Dio a scoprire l’amore di Gesù Cristo producendo traduzioni della Scrittura e risorse pertinenti e affidabili che servono le chi è ai  margini : le persone non coinvolte, invisibili e indesiderate. Visita www.biblica.com per ulteriori informazioni.

Felice Ringraziamento

Felice Ringraziamento

Una lettera di ringraziamento da Andy Corley,

Presidente e CEO di PFI

 

Cara famiglia PFI,

Ci sono alcune belle raccolte di video su Internet di famiglie che si riuniscono con i loro cari dopo essere state separate. Non importa se la persona che ritorna è maschio o femmina, quale sia il colore della sua pelle, l’etnia o la tribù, che sia nell’esercito o un nonno, la gioia di ricevere a casa una persona cara è un’esperienza profondamente risonante ed emotiva da sperimentare o osservare.

Così sono universali le emozioni che evoca la statua che si trova nell’iconica stazione ferroviaria di St. Pancras a Londra che meravigliosamente cattura il momento dell’incontro. The Meeting Place è una scultura in bronzo alta nove metri e pesante  20 tonnellate che raffigura una coppia che si abbraccia dopo la separazione. Un meraviglioso esempio di arte emotiva.

 

Recentemente, mentre guardavo una di queste raccolte di video, mi è venuto in mente una volta in cui mi sono separato da mia figlia per due settimane, quando aveva quattro anni. Ogni notte telefonavo a casa e ogni notte Abby piangeva disperatamente  per un papà che era il 50% del significato del suo nome (Abigail Amy significa “gioia del padre; amata”). Quando finalmente rientrai a casa era tardi, e, sebbene i bambini stessero dormendo, entrai per baciare la figlia che mi era mancata così tanto. Ma quando le baciai la fronte Abby si svegliò. Dopo un paio di secondi agitati si rese conto di non star sognando; papà era effettivamente a casa. Respirò con affanno, urlò il mio nome e mi gettò violentemente le braccia al collo senza mollare.

Non dimenticherò mai quel momento.

Sappiamo che ogni bambino con un genitore in carcere deve affrontare il dolore della perdita e della separazione e ciò può essere profondamente dannoso.  Abbiamo quindi reso la visita dei genitori una componente essenziale del programma Children of Prisoners. I risultati sono stati eccezionali. E molti degli altri ministeri nazionali che non gestiscono il programma organizzano “eventi di relazione” all’interno o all’esterno della prigione che hanno lo stesso esito curativo e riparatore.

Gesù ha raccontato molte storie di momenti come questo in parabole come il figliol prodigo o il Padre amorevole (come preferisci), la moneta smarrita o la centesima pecora. Il risultato è il ricongiungimento di persone precedentemente alienate, e l’ispirazione dominante e il genio amorevole dietro il ricongiungimento è Dio stesso. Il figlio ribelle sono io … e tu … e il prigioniero.

Quest’anno è stata una sfida per tutti noi. E anche se ci siamo preparati per molte situazioni, molte di più ci hanno sorpreso e stressato. Ma se ripenso al 2020, ciò di cui sono più grato è l’amore e la fedeltà di Dio e il coraggio che abbiamo acquisito nonostante lo smarrimento. Dio si è avvicinato a noi, spesso grazie al tuo fedele sostegno; ha permesso ai nostri ministeri di servire meglio i bisogni dei prigionieri e delle loro famiglie in modi che non avrebbero altrimenti considerato se non fosse stato per la pandemia.

Grazie per aver collaborato con noi quest’anno. Abbiamo visto l’amore, la cura e la provvidenza di Dio, e confido che sia valso lo stesso per te. Sono profondamente grato per la tua generosità. È il tuo sostegno che ci consente di fornire la speranza e la buona notizia dell’amore di Dio a coloro che sono spesso ostracizzati e trascurati.

 

E per tutto questo vale la pena ringraziare.

Felice Ringraziamento,

Andy Corley
Presidente & CEO
Prison Fellowship International