DA VITTIMA A VINCITRICE

DA VITTIMA A VINCITRICE

Oggi riportiamo una testimonianza delle meraviglie portate da Progetto Sicomoro.

Ecco la storia di Melissa, dall’Australia.

 

 

 

Successe più di un decennio fa, ma Melissa ricorda ancora vividamente il giorno in cui le è stata puntata un’arma contro.

“Fu un Martedì, che è di solito un giorno tranquillo,” dice. Melissa era chinata sulla sua scrivania in una banca di Brisbane, Australia, quando sentì qualcuno avvicinarsi. Alzò lo sguardo e vide una pistola puntata dritta alla sua faccia. L’uomo che teneva la pistola chiedeva soldi e minacciava la via di Melissa.

“La prima cosa che attraversò la mia mente fu Rivedrò ancora i miei figli?

Melissa ne uscì illesa, e si prese un po’ di tempo dal lavoro per riprendersi. Quando ritornò, quattro settimane dopo, si ritrovò vittima di un’altra rapina a mano armata. Questa volta, il criminale era armato con un coltello.

Melissa crollò.

Si licenzio dal suo lavoro e attraversò anni di profonda depressione, nella paura di trovarsi nuovamente in una situazione simile, ma non sarebbe sopravvissuta una terza volta. Solo quando riuscì a condividere la sua storia, Melissa riuscì a rimettere insieme la sua vita.

“Hai cambiato la mia visione del mondo per sempre,” scrisse in una lettera al suo aggressore. “Ho perso anni della mia vita. Ho pregato perché il mondo si fermasse. Il mondo continuava a girare mentre le vite degli altri prosperavano, la mia era ferma.”

La lettera di Melissa è parte di un esercizio di riabilitazione e guarigione del Progetto Sicomoro di Prison Fellowship Australia, un programma di giustizia ripartiva di otto settimane. Il progetto riunisce vittime e aggressori di crimini non collegati per parlare delle loro esperienze e fare ammenda.

“Questa è stata la prima volta che qualcuno ha ascoltato la mia storia… e l’ha validata,” dice Melissa.

Un componente chiave del Progetto Sicomoro è aiutare i detenuti a capire l’impatto del loro crimine e le sue conseguenze. Il corso conduce i detenuti attraverso conversazioni sulla responsabilità personale, sulla confessione, sul pentimento, sul perdono, sul fare ammenda e sulla riconciliazione, e da alle vittime una voce. Ascoltando le condivisioni delle vittime, gli aggressori hanno l’opportunità di capire l’impatto personale che hanno avuto su coloro che sono stati feriti.

Robert, un detenuto del Queensland, Australia, disse che fu “la prima volta che ho fatto qualcosa dietro le sbarre che mi ha fatto pensare a cosa ho fatto.”

Un detenuto nell’Australia dell’Ovest disse: “Oggi ho guardato allo specchio e ho visto un criminale che vuole cambiare… Ho guardato allo specchio e ho visto me stesso, affamato di una vita migliore, affamato di pace.”

Un altro detenuto fece una promessa dicendo: “Dire grazie non è abbastanza. Mostrerò la mia gratitudine non commettendo mai più crimini.”

Melissa ha potuto essere testimone di queste potenti momenti trasformativi nei cuori e nei comportamenti dei detenuti.

“Tutti loro hanno detto che non avevano mai capito o non erano in grado di comprendere che una vittima di una rapina potessero essere così colpita… erano quasi scioccati di sentire quanto aveva cambiato la mia vita.”

Melissa disse che è stata commossa dall’impegno dei partecipanti al programma, e dalla loro umiltà, dal rispetto e dal rimorso.

Lei continua a raccontare la propria storia e ora lavora nella giustizia ripartiva per i giovani, dando a giovani vittime come lei una voce. Afferma che spera che un giorno venga garantita a tutte le vittime di un crimine l’opportunità di sedersi di fronte alla persona che le ha ferite.

“La forza di questa esperienza è davvero più pesante di qualsiasi sentenza fatta”

Una grande fratellanza per il sogno di un mondo più umano

Una grande fratellanza per il sogno di un mondo più umano

LA TERZA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO per tutti i credenti, ma anche per i tanti operatori sociali e per gli uomini e le donne di buona volontà, diviene in questo tempo particolare, intenso e instabile, un monito forte.  Fortemente legata alle altre due:

 

  • LUMEN FIDEI (29 giugno 2013)
  • LAUDATO SI’ (24 maggio 2015).

 

Tra le trame e al cuore di questo grido d’amore del Papa c’è tutto il desiderio del Padre che si esprime nell’Incarnazione del Figlio per mezzo dello Spirito Santo, di essere realmente fratelli tutti, capaci di avere a cuore il bene dell’altro, a partire dalle virtù, dalle ricchezze e le doti e nonostante le diversità di razza, di cultura, di tradizioni, nonostante le infermità e le incapacità.

«Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20)

In questo tempo esausto e sfiancato dall’individualismo, dall’egoismo e dal relativismo morale, riconoscere di essere fratelli ora è l’unica soluzione per un inversione di marcia dal regresso umano che stiamo vivendo.

Una grande fratellanza che si converta così in amicizia sociale, capace di costruire e realizzare il bene e il rispetto di ogni cosa creata.

A partire dalla piccola Assisi, da San Francesco il “Poverello”, Il Papa ci riporta tutti, credenti e non, a riflettere sul sogno di un mondo migliore realizzato da tutti in questa grande amicizia sociale. Ricchi e poveri, adulti e bambini e tutte quelle fasce deboli della società attuale che vanno difese e non osteggiate e usate.

Il suo pontificato ha questo paradigma, il più importante:

Fraternità e Amicizia Sociale, Pace e Dialogo!

“Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune”. (n.17) 

Ricca di contenuti semplici, ma troppo profondi e provocatori, composta da otto capitoli, è consigliabile leggerla e soprattutto interiorizzarla per rispondere alla sempre tanto attuale domanda:

“Dove è tuo fratello?” (Genesi 4,9)

Dal male comune al bene comune, dall’iniquità planetaria, dalle ingiustizie sociali, ad un mondo più umano.

E particolarmente alla nostra attenzione e ai nostri cuori, al capitolo settimo, ai numeri 268 al 270, il Pontefice richiama alle pene ingiuste detentive fino all’ergastolo e alla pena di morte. Francesco ci richiama a “riconoscere l’inalienabile dignità di ogni essere umano e ammettere che abbia un suo posto in questo mondo”. (n.269)

Che grande il cuore di questo uomo, di questo prete, del Vescovo di Roma e Pontefice! Egli prova ad allargare i paletti del proprio cuore e prova ad allargare quelli del mondo alla visione di Dio, che “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1Timoteo 2,49)

A partire da questo pellegrinaggio terreno. Prova senza esitazioni e senza paura dei giudizi dei dotti e dei potenti, a costruire ponti tra tutte le mura altre della divisione, della incomprensione, della incapacità, dell’orgoglio.

 

“Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli o periremo insieme come stolti.”

 Martin Luther King

 

 

 

 

 

Forza per Samuel

Forza per Samuel

Una testimonianza da Prison Fellowship Colombia.

 

 

In Colombia, Samuel non è estraneo alle difficoltà. A cinque anni affronta sfide fisiche e ritardi nello sviluppo a causa di complicazioni che dalla nascita hanno colpito il suo cervello. È soggetto a frequenti convulsioni, ha difficoltà a camminare e deve necessariamente indossare un pannolino.

Ma non è tutto.

Samuel sta anche crescendo senza un papà perché il suo è in carcere. Quando il capofamiglia va in carcere, le famiglie sono spesso lasciate in situazioni drammatiche e la madre oppure i nonni devono lavorare e prendersi cura da soli dei figli.

I bambini spesso rimangono emotivamente segnati dalla separazione dai genitori, dallo stigma e dall’isolamento che sperimentano tra i loro coetanei e nelle comunità a causa della vergogna di essere associati ad un detenuto. Nonostante le innumerevoli sfide, la madre di Samuel si prende amorevolmente cura di lui e si sforza di dargli tutto ciò di cui ha bisogno.

 

Samuel si è recentemente unito al programma di supporto per figli di detenuti patrocinato da Prison Fellowship Colombia, che ha fornito ulteriore supporto per aiutare la sua famiglia. Anche prima che la pandemia COVID-19 colpisse la Colombia, la salute era una componente importante del programma per l’infanzia di PF Colombia che si è sempre adoperata fornendo cibo, formando gli operatori sanitari su questioni di salute e sicurezza e monitorando il benessere mentale ed emotivo di bambini ed operatori. Inoltre, PF Colombia fornisce formazione e supporto specifici per bambini con particolari necessità mediche, come Samuel.

La madre di Samuel afferma di sentirsi confortata dal supporto emotivo e spirituale e rafforzata dall’assistenza materiale.  È cosi in grado di fornire a Samuel la vita dignitosa che merita e lui crescerà sapendo di essere amato da molti.

Un gesto d’amore

Un gesto d’amore

Questo tempo di pandemia ha comportato delle modifiche anche nella struttura organizzativa delle carceri. Un provvedimento di quest’ultime prevede che per limitare la diffusione del virus Covid-19 i carcerati possano scontare la loro pena presso la propria abitazione. Questo però riguarda solo coloro che dispongono di un domicilio, la restante parte invece si trova impossibilitata a farlo.
Molte volte Papa Francesco ha sollevato il problema e l’Associazione Volontari in Carcere (VIC), la Caritas di Roma, i Cappellani di Rebibbia e l’Elemosineria Apostolica della Santa Sede si sono prodigati per far nascere una casa d’accoglienza.

È nato perciò il progetto “Ricominciamo” che vede coinvolti nella gestione i cappellani romani.  Il fine è permettere a chi non ne ha la possibilità di avere un casa in cui scontare la propria pena con l’obiettivo di aiutare detenuti ed ex detenuti a creare un progetto di vita da mantenere anche una volta usciti dal carcere.
«Ovviamente non diamo solo un tetto e del cibo, ma cerchiamo di portare avanti un progetto di vita per ognuno di loro, che andrà messo in pratica una volta che avranno scontato la pena. Al 40% si tratta di persone non italiane, ma noi trattiamo tutti come esseri umani al di là della provenienza geografica, etnica o religiosa.» (Don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma)

Apprendere queste notizie ci permette di sperare e credere in una società che si prepara ad accogliere una categoria di individui che spesso non viene presa in considerazione. In un tempo di difficoltà come quello che stiamo vivendo, un tempo di distacco e di distanza gesti come questi permettono a chi viene isolato di sentirsi accolto e abbracciato. Questo gesto d’amore, di apertura verso l’altro è l’essenza stessa della carità cristiana che dovrebbe spingere tutti ad accorgersi di una fetta d’umanità, i detenuti e non solo. Le loro famiglie, i loro cari, coloro che si trovano in difficoltà. Progetti come questo e molti altri pongono al centro l’accoglienza, la possibilità di riscatto e il perdono. Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di umanità.

(Fonte: Vatican News)

La salute mentale conta

La salute mentale conta

Vogliamo riportare una breve riflessione offertaci da Prison Fellowship Irlanda del Nord riguardo la salute mentale.

In periodi difficili come quelli che abbiamo dovuto attraversare è facile sentirsi persi o scoraggiati. Questi problemi sono ulteriormente amplificati in un contesto complesso e chiuso come quello delle carceri. Ecco che è importante cercare di capire e abbattere lo stigma che affligge i problemi di salute mentale, così che ognuno si senta più libero di comunicare e chiedere aiuto. Tutti possiamo ricevere dei vantaggi da una mente più aperta e un contesto più attento all’ascolto senza giudizio.

 

Riportiamo a seguire le parole di James, Nord Irlanda:

 

 

La salute mentale riguarda il modo in cui si pensa, si sente e la propria abilità di affrontare gli altri e i bassi della vita. La saluta mentale di tutti oscilla. Abbiamo tutti periodi in cui ci sentiamo stressati o impauriti ma, di solito, sentimenti come questi passano.

Eppure per alcuni queste sensazioni possono svilupparsi in un problema più serio, con improvvisi cambi d’umore. Attraversano un’oscurità che sembra non passare mai. Sentono di non avere controllo sulla propria vita.

 

Nelle carceri la salute mentale è un problema importante.

 

“Nelle nostre carceri i problemi della società sono più concentrati. Ad oggi abbiamo 1533 individui in cura – il 72% ha lasciato la scuola tra i 14 e i 16 anni, il 50% non ha un titolo di formazione, il 60% erano disoccupati, l’89% hanno un passato di alcolismo o consumo di droghe, il 30% ricevevano aiuto psichiatrico o di comunità prima di entrare in carcere.” (fonte: Ronnie Armour, Direttore Generale del Servizio Carcerario dell’Irlanda del Nord – Gennaio 2020)

 

James afferma: “I detenuti usano termini come Ho la testa rotta/rovinata oppure Non posso affrontare tutto questo invece di esprimere meglio i loro problemi, di cui soffrono in silenzio invece di chiedere aiuto.

 

La salute mentale comprende depressione, ansia, stress e molto altro. E può arrivare velocemente a episodi di autolesionismo e suicidio.

 

Coloro che soffrono di problemi di salute mentale si accorgono che i programmi specializzati all’interno delle carceri aiutano a dare un senso e motivazione alle loro vite. Altri sono stati semplicemente supportati dalla gentilezza di qualcuno che si è seduto con loro e ha ascoltato attivamente le loro difficoltà senza giudicare.

 

Tuttavia c’è uno stigma legato alla salute mentale e spesso le persone non capiscono appieno gli effetti che può avere.

I membri di un gruppo di supporto per coloro che soffrono di depressione si incontrano una volta a settimana per socializzare e supportarsi a vicenda. Anche solo per dirsi Non sei da solo. “Una volta un ragazzo ha raccontato di essere andato in un negozio non perché gli servisse cibo, ma solo per chiacchierare con la persona al banco, per poi scoprire che era self-service, non c’era nessuno! Tutti hanno riso, ma io ho capito la sua solitudine”.

 

Dal lockdown, sempre più persone soffrono di problemi di salute mentale.

 

“Personalmente, mi manca vedere amici e familiari. Mi manca mischiarmi con altre persone e sono bloccato da solo nel mio appartamento. Ho superato le ultime dieci settimane giocando, dipingendo e andando in bici. Avere una routine è vitale per la salute mentale, ma è stata dura. Una chiamata settimanale dal coro PF Voices of Hope (traduzione letterale: Voci della Speranza di Prison Fellowship) mi ha fatto mantenere il contatto ed è stata una vera benedizione. Dobbiamo trovare piccole grazie che ci facciano andare avanti.”

 

Molto deve essere ancora fatto per aiutare e supportarsi a vicenda. La luce splenderà sempre nei momenti bui. Non importa quanto scuro diventa, possiamo superarlo un giorno alla volta.

 

– James – Cristiano, artista, videogiocatore, e amico della salute mentale