Buon Natale di Gesù

Buon Natale di Gesù

Mentre ci avviciniamo al Natale, desidero solo prendermi un momento per ringraziarvi per la vostra generosità quest’anno, che è stato difficile per molti. Anche le nostre attività ne hanno risentito.

L’economia globale ha sofferto a causa della svalutazione del denaro, della crisi energetica, dei disastri naturali, della carestia e dell’inflazione.
Ma Dio è stato fedele e ha portato a compimento la Sua buona opera!

Quest’anno avete condiviso il Vangelo con decine e decine di uomini e donne in carcere con il Progetto Sicomoro, dando loro accesso al programma Il viaggio del prigioniero e servendo pranzi gourmet.

Mentre celebriamo la nascita del nostro Salvatore, unisciti a noi nella preghiera per coloro che celebreranno il loro primo Natale con ritrovata fede in Gesù grazie al tuo sostegno.

Possa il tuo Natale essere pieno della pace di Dio.

Buon Natale di Gesù!

Un pranzo d’amore e tanto ALTrO!

Un pranzo d’amore e tanto ALTrO!

La Casa Circondariale di Palmi “F. Salsone” è stata teatro, nella data odierna, di una bellissima iniziativa, abbracciando il progetto di Prison Fellowship Italia “L’ALTrA cucina…per un pranzo d’amore”.

Il progetto ha coinvolto 21 strutture penitenziarie in tutta Italia, all’interno delle quali gli ospiti hanno avuto la possibilità di vivere l’esperienza di un pranzo di Natale speciale, preparato da 25 chef stellati, con la collaborazione di associazioni e di volontari.

La giornata di oggi è stata possibile grazie alla sensibilità dimostrata da vari sponsor, dallo Chef stella Michelin Nino Rossi e dal pasticcere Rocco Scutellà. Hanno partecipato: il direttore sportivo della Reggina Calcio Massimo Taibi, la Dott.ssa Cinzia Barillà, Magistrato di Sorveglianza di Reggio Calabria, la Dott.ssa Daniela Tortorella, Presidente del Tribunale di Sorveglianza, l’Avvovato Luca Muglia, Garante regionale dei detenuti, l’Associazione ‘Mbuttaturi della Varia di Palmi. Molto significativo e sentito l’intervento del direttore Mario Antonio Galati.

Il tutto è stato allietato dalle note musicali del duo Un quintale di Swing, costituito da Salvatore Saffioti e Rocco Cannizzaro, con la partecipazione fuori programma di un ospite dell’Istituto che ha regalato momenti di divertimento, ma anche di riflessione su tematiche importanti, quali le difficili condizioni di vita dei detenuti, le innumerevoli privazioni.

Tali innumerevoli privazioni, durante le festività, risultano certamente amplificate per chi vive senza affetti, che restano fuori da queste mura. Se è vero che “anche se ha commesso un grave errore, un uomo non è necessariamente perduto per sempre”, iniziative come questa possono offrire una nuova prospettiva, una speranza… Perché ciascuno di noi è molto di più di ciò che è stato e di ciò che ha fatto ma, soprattutto, è anche di meno rispetto a ciò che potrà essere e che potrà fare.

Che sia, per tutti, un Natale libero nel cuore.

 

Palmi, 20-12-2022

 

Flavia Tedesco

Lettera di Andrea al termine del Progetto Sicomoro

Lettera di Andrea al termine del Progetto Sicomoro

Sono Andrea, ho 24 anni e ho partecipato al progetto Sicomoro nel periodo giugno-luglio 2022.

Per chiedere perdono a coloro ai quali ho recato disagio economico e psicologico, penso che il primo passo è ristabilire un equilibrio di benessere psico-fisico con me stesso e dal 15.05.2020 sto cercando di dimostrarlo con i fatti e non con le solite parole.

Purtroppo attualmente ho una sfiducia nei miei confronti che solo fuori da questo carcere potrò cambiare adempiendo ai miei doveri.

Il progetto Sicomoro mi ha messo davanti delle vittime che raccontandosi, a nudo e senza filtri, mi hanno fatto sentire emotivamente inferiore, forse non riuscirò mai a raccontarmi per davvero quello che sono stato.

Mi rimarrà impresso un abbraccio dopo che chiesi scusa ad una vittima di furto; mi sono sentito un verme per tutte le volte che ho rubato.

Tra i trambusti della mia vita ho fatto tanto soffrire i miei genitori e soprattutto mio fratello, però mi sono guardato dentro per la prima volta e adesso mi impegno nel lavoro e studio anche per recuperare il tempo perduto.

Se sono qui non posso piangermi addosso ma la colpa è solo mia. Prima di tutto ho causato tanti problemi a casa, nel matrimonio dei miei genitori tanto da indurre mio fratello ad andarsene via di casa, perché lui in quel casino non ci voleva stare.

Vorrei avere davanti a me tutte le vittime che hanno subito i miei reati, guardarli negli occhi e spiegargli che purtroppo sotto l’effetto di stupefacenti un tossicodipendente non coglie in maniera oggettiva le conseguenze dei propri atti, le persone diventano uno strumento per arrivare alla sostanza. Ti trovi da solo e l’unica forma di gratificazione è la droga.

Qui alle Vallette mi sono diplomato e ho un buon lavoro che mi permette di mettere da parte qualcosa per quando uscirò; solo allora potrò avere la prova che il percorso sin ora fatto è stato costruttivo.

Chiedo perdono a tutte le vittime ma anche alle persone che hanno creduto in me ricevendo sempre delusioni. Infine chiedo scusa a me stesso, avrei potuto fermarmi al momento giusto e tornare nella retta via ma non ho avuto il coraggio né la forza. Ora guardo al futuro fiducioso, però posso dire con certezza che quando sembrava tutto finito l’Unico che mi è stato accanto era Dio.

Genitori Dentro e Fuori: progetto di sostegno alla genitorialità

Genitori Dentro e Fuori: progetto di sostegno alla genitorialità

L’esperienza genitoriale, già così difficile nel contesto quotidiano, viene notevolmente complicata quando la relazione genitori-figli viene attraversata dall’evento detentivo. Ad essere colpito non è soltanto il soggetto che ha commesso il reato, ma tutto il contesto familiare, soprattutto i figli. La carcerazione di un genitore è un’esperienza dolorosa e traumatica per molti bambini e adolescenti che va ad impattare sulla loro vita, sul benessere psichico, fisico e sociale.  Nella consapevolezza di dover e poter fornire un supporto psico-educativo che miri all’ascolto, ad offrire opportunità di incontro, crescita e cambiamento nella relazione genitori-figli, laddove questa soffra la distanza e le oggettive limitazioni delle mura carcerarie, nasce presso la Casa Circondariale di Palmi il PROGETTO DI SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’ “Genitori dentro e fuori” che a breve vedrà la conclusione della sua III edizione.

La metodologia scelta è l’intervento di gruppo e dalla I edizione alla III il numero dei partecipanti è stato in crescita, un fattore che ha confermato ulteriormente la validità del progetto.  Il progetto per ogni edizione si è articolato in circa 8/9 incontri con cadenza settimanale di 90 minuti.

Dal primo incontro i partecipanti, compresi i conduttori, si sono disposti in cerchio e dopo un giro di presentazione, tutti sono stati invitati a immaginare di intraprendere un “viaggio” che contenesse in sé il desiderio di cambiamento e soprattutto si articolasse in un percorso che avesse una funzione formativa.  Dopo aver scelto il mezzo con cui intraprendere questo viaggio, questo è stato disegnato su un grande foglio bianco e ognuno liberamente si è collocato al suo interno, aggiungendo qualsiasi elemento ritenesse fondamentale. In alcuni casi è stata scelta la nave, in altri il viaggio è stato una scoperta di posti da visitare a piedi o con un pulmino. Un aspetto cruciale sono state le aspettative di ogni soggetto e il bagaglio che desiderasse portare con sé, per alcuni fatto di esperienze, convinzioni, per altri un bagaglio vuoto da riempire man mano.

Nei successivi incontri è stata data l’opportunità di accogliere ed elaborare la funzione paterna, raccontando come hanno vissuto l’essere diventato padre e come lo vivono nell’oggi. Di seguito alcune testimonianze: <<Essere padri è un dono, ma non è facile, non sai se ciò che fai è giusto. Nel poco tempo a disposizione mi viene più facile dare calore che rimproveri>>. <<Adesso ho capito molte cose. Le paure che aveva mio padre nei miei confronti, adesso le ho anche io per i miei figli, adesso ho capito>>. 

Sono state proiettate delle scene tratte da film per far riflettere non solo sulla difficoltà di esercitare il ruolo genitoriale, ma sulle aspettative e sulle esigenze dei figli. Si è lavorato su come accrescere e rafforzare le competenze educative e sono stati illustrati i 4 stili educativi genitoriali affinché si potesse avere una guida operativa per riflettere, modificare e affinare la propria linea educativa.  Sono state condivise delle lettere, si è lavorato con l’uso di immagini in grado di evocare ricordi, suscitare emozioni e aiutare a comprendere che ogni emozione merita di essere espressa.  In alcuni casi è stato necessario lavorare sui Giusti Si e i Sani No da dire ai propri figli; sull’importanza di perdonare se stessi per gli errori commessi e per la sofferenza causata ai propri cari, aprendosi a nuove opportunità e a ricominciare. Si è fatto uso di interviste doppie, scenette per verificare gli apprendimenti e dare la possibilità ai padri di immedesimarsi nei ruoli dei figli.

Ogni gruppo ha manifestato i propri punti di forza e quelli di maggiore debolezza su cui si è dovuto soprattutto lavorare: alcuni si sono mostrati più aperti di altri, altri sono sbocciati durante i vari incontri donando al gruppo le proprie ferite, insicurezze, lacrime e desideri. Altri ancora hanno colto l’occasione per rafforzare quel cambiamento personale e genitoriale che aveva avuto inizio già da tempo e che aveva bisogno solo di essere rinforzato. Molti hanno imparato a guardare con occhi nuovi ciò che sembrava scontato.

Nuovi sentimenti, nuove consapevolezze, maggiori attenzioni ai figli e soprattutto ascolto attento e non giudicante. Nei vari incontri non sono mancati riferimenti a parabole del vangelo che potevano essere contestualizzate, preghiere conclusive, canti. Gli stessi conduttori hanno scelto di migliorare il progetto chiedendo ai partecipanti dell’ultima edizione di suggerire quegli aspetti che avrebbero voluto trattare o approfondire e in uno scambio di ruoli, per alcuni minuti, i conduttori sono stati travolti dalle emozioni dell’immedesimazione e dalla crescita che il gruppo ha manifestato.

Per ogni edizione del progetto si è sempre cercato di concludere con un ultimo incontro in cui partecipassero anche le famiglie dei detenuti. Il covid, purtroppo come in ogni ambito, è stato un grande ostacolo che per molti ha determinato l’impossibilità di concretizzare questo sogno. Tuttavia, al termine di questa terza edizione, alcuni di loro avranno la possibilità di trascorrere del tempo da dedicare ai propri cari, giocando, parlando e soprattutto donando tutto di se stessi così come desiderano.

Genitori dentro e fuori è un progetto che aiuta i padri ad esercitare il proprio ruolo nella difficile situazione in cui si trovano e soprattutto li aiuta a guardare al domani con speranza, immaginando un futuro diverso per sé e per la propria famiglia. E’ un progetto che ha scosso tutta la realtà carceraria della Casa Circondariale di Palmi perché non si parla solo più di pene, avvocati, cause, ma nelle ore d’aria i detenuti continuano a raccontarsi e condividere fra loro le difficoltà di padri, incoraggiandosi e sostenendosi a vicenda, consapevoli del peso comune che portano sulle spalle.

Sabrina Orlando

E poi…l’imprevisto!

E poi…l’imprevisto!

Si può riassumere tutto un progetto sicomoro in un abbraccio: sicuramente no, ma comunque intanto cominciamo da lì.
Siamo all’ultimo incontro del progetto svolto a Torino, Le Vallette, tra giugno e settembre. La direzione ha concesso la partecipazione di alcuni familiari dei detenuti. Quindi un giorno speciale per molti di loro.

Gianni è un giovane che si è rovinato per la droga. Per procurarsela furti e rapine con conseguente arresto e alcuni anni di condanna. Durante il progetto si dichiara sconfortato perchè il suo comportamento aveva portato discordia in famiglia tanto che suo fratello se ne era andato, stanco delle liti dei genitori. Alla sessione finale di oggi erano presenti la mamma ed il fratello di Gianni. Lui ha l’infelice idea di presentarmeli. Prendo in disparte il fratello e gli chiedo di Gianni. Mi conferma che non ne vuol più sapere nulla perché troppe volte ha promesso cambiamenti per lasciare cadere tutto nel nulla. E infatti si vedeva da lontano il gelo fra di loro. Ma io so che Gianni è cambiato. Come tutti oggi legge la sua lettera, chiedendo scusa e perdono a tutti e specialmente al fratello. Inutile, uno girato a destra e l’altro a sinistra. Senza dirgli nulla, verso la fine dico che sarebbe bello sentire anche i familiari e naturalmente chiedo al fratello di Gianni di venire al microfono. Preso in contropiede, si sente obbligato ad alzarsi. Comincia a dire qualcosa sull’incontro e ne approfitto per fagli la domanda diretta: “e di Gianni che ci dici”! Malvolentieri conferma la sua delusione per le troppe promesse mancate, ma poi con un mezzo sorriso aggiunge: “sinceramente lo vedo un po’ cambiato. Forse vale la pena di dargli una nuova possibilità “. Gianni lo aspetta a braccia aperte e l’abbraccio dura a lungo come lungo è il tempo che passano dopo a parlare insieme. Speriamo bene e preghiamo per loro.

Troppo poco, allora continuo.

La direzione ha permesso la partecipazione dei detenuti partecipanti al progetto di 3 anni prima. Si presentano in 4. Gli altri nel frattempo sono ritornati liberi e sono in continuo contatto con noi, specialmente con Arcangelo. Fanno tutti la loro testimonianza, confermando tutte le conquiste che avevano raggiunto durante il progetto e anzi come quelle fossero la base dalla quale continuavano a crescere. Tra di loro c’è Mattia. Il suo progetto era stato molto duro perché duro era il suo reato. Se vi ricordate vi avevo detto come la madre, nel parlatorio, avesse visto la luce che si era riaccesa nei suoi occhi, la luce che aveva da ragazzo. Ho rivisto quegli occhi brillare e sono rimasto a bocca aperta sentendolo ricordare il suo cammino durante il progetto, sentendolo ricordare tutte le vittime e quanto gli avevano dato, sentendolo ricordare tutte le parole, tutte le impressioni che ci siamo scambiati. Adesso lui è un punto di riferimento per tutti i detenuti perché cura i loro rapporti on-line e lo fa con amore e per amore. Alla fine del progetto aveva promesso che la sua vita sarebbe stata orientata a fare il bene e lo sta confermando.

Troppo poco, allora continuo.

All’inizio di un incontro eravamo un po’ arrabbiati. Io, Arcangelo, Caterina, Anna, Aurora, Michela, Marco e Chiara eravamo da soli nell’aula. La guardia ci dice che quel giorno erano stati sbloccati i colloqui e che quindi tutti i detenuti erano in attesa del familiare o del collegamento on-line. Quando qualcuno terminava sarebbe venuto. Dal nulla spunta Francesco e decidiamo di cominciare con lui. Il motivo c’era. Francesco si era macchiato di omicidio. E’ un gran chiacchierone, ma ogni volta che arrivava sul fatto si bloccava e cambiava discorso. Anche stavolta parte dall’inizio. Dopo mezz’ora arriva al punto e…. prosegue. Stavolta non si blocca, ma si sblocca e riesce ad affrontare la realtà di quanto avvenuto. La paura di raccontarsi davanti ad altri penso sia insita in ciascuno di noi, figurarsi tra di loro. Dopo un po’, tra un andirivieni pazzesco, rientrano anche molti altri e possiamo completare regolarmente l’incontro. Per la precisione Francesco si è sbloccato con le parole, ma rimane ancora molta strada perché lui riesca ad accettare con la mente quanto avvenuto. Intanto è partito.

Troppo poco, allora continuo.

Per Angelo è la classica storia: giovane, droga, rapine, carcere. All’uscita con molta buona volontà prende la strada giusta: un buon lavoro e una ragazza con la quale metter su famiglia. Ma! Inevitabilmente sorgono i ma! Lui è un ex detenuto. Non è marchiato in fronte, ma è come se lo fosse. Per molti, troppi, vale il teorema: non può cambiare, prima o poi ci ricasca. Questo vale soprattutto per la famiglia di lei, che conseguentemente mette continui ostacoli al loro rapporto. D’altra parte lui, per seguire lei, entra a far parte dei testimoni di geova e allora è la sua famiglia che si ribella e non lo vuole più. Proprio quando il matrimonio sembrava vicino, i due muri eretti dalle famiglie riescono ad avere la meglio e va tutto a catafascio e conseguentemente va a catafascio anche la vita di Angelo: si ributta nella droga e pesantemente.

L’inevitabile conclusione: di nuovo in carcere.

Dopo il primo incontro ci dice che non tornerà più perché ci sono troppi riferimenti biblici e lui di religioni non ne vuol più sapere.
Ma Dio, quel Dio che lui rifiuta, vede e provvede. Le confidenze, durante la pausa sigaretta, e la testimonianza di una vittima permettono di individuare la cruna d’ago per entrare nel suo cuore e allora si apre un’autostrada.
Butta fuori tutti i suoi errori, tutte le sue sconfitte, tutti i suoi rancori verso un mondo che continua a giudicarlo. Guarda caso proprio dalle sue parole capisce che può ricominciare, proprio dalle cure e attenzioni delle vittime capisce che non tutti lo giudicano e condannano per partito preso, proprio dall’ambiente del sicomoro capisce che anche per lui può esserci una famiglia.
Ed il primo passo lo farà con Caterina, che lo accoglierà nella sua comunità.

Troppo poco, allora continuo.

Il papà di Marco portava spesso con sé il ragazzo nei suoi viaggi come autista e Marco si innamora di quel lavoro al punto di abbandonare le superiori per affiancare il padre nell’attività di conducente. Tutto bene con lavoro, moglie e figlio. Ma! Ancora una volta sorgono i ma!

Il padre è colpito da un infarto invalidante ed un grosso cliente non paga il suo debito. La ditta crolla, ma lui, con l’aiuto dei fratelli la riapre. Guarda caso poco dopo il più grosso cliente fallisce e quindi falliscono anche loro. La sua passione è così grande che prova a ripartire con l’aiuto di un fratello. Purtroppo i fornitori e gli autisti vogliono essere pagati in anticipo, mentre i clienti pagano a 120 giorni. I soldi mancano tanto che non riesce a pagare le bollette di casa con la moglie ancora incinta.

Disperato commette l’errore fatale: accetta di trasportare droga.

Con i soldi paga le bollette e raddrizza la ditta, ma i nodi vengono al pettine e lui viene arrestato. Il padre malato muore, nasce il secondo figlio, la sua famiglia è senza un sostegno e lui è in carcere, abbastanza per abbandonarsi alla disperazione. Da gesti estremi lo salva il cappellano. Il sicomoro è per lui un toccasana e, guarda caso, proprio alla fine, con l’art.21, gli viene concesso il lavoro esterno, guarda caso proprio come autista. E’ una persona rinata. Alla sessione finale non può essere presente proprio per il lavoro e allora ci manda una mail: “..mi farebbe piacere che la mia lettera sia letta per fare capire quello che mi ha dato il progetto ed essere in qualche modo lì con voi”.

Troppo poco, allora continuo. – No! Basta, non ne possiamo più. – Ok, allora mi fermo, anche perché ho una bellissima notizia da dare. Naturalmente non adesso, avete detto che siete stanchi. Sarà per la prossima volta.

Pierpaolo Trevisan