Prende il via a Nairobi in Kenya la formazione dei coordinatori di PFI che inizieranno il progetto “Il Viaggio del Prigioniero”.

Prende il via a Nairobi in Kenya la formazione dei coordinatori di PFI che inizieranno il progetto “Il Viaggio del Prigioniero”.

Insieme a numerose nazioni provenienti da tutti i continenti, è presente anche Prison Fellowship Italia con una numerosa delegazione: insieme alla presidente Marcella Reni e alla Vice Presidente Paola Montello, anche i due coordinatori del progetto italiano Mariapia Romeo e Francesco Paolo Di Turo e, nel ruolo di interpreti, Orlando e Mary Ann D’Coste. 

“Il Viaggio del Prigioniero – dice la presidente Reni- è un progetto innovativo che si propone di portare Gesù a un milione di detenuti entro il 2023 nel mondo. Si stima che siano oltre 12.000.000 i detenuti ristretti in 18.500 carceri e molti di questi uomini e di queste donne non hanno mai ricevuto la buona notizia, ossia che Gesù ha il potere di trasformare la loro vita. Noi vogliamo aiutare i detenuti ad intraprendere un viaggio con Gesù che per primo ha fatto esperienza di ciò che loro stessi provano: paura, solitudine, alienazione, abbandono.”

Tra i ministeri nazionali di Prison Fellowship International sono presenti a Nairobi anche Ucraina, Nigeria, Namibia, Burkina Fasu e Togo, Sud Africa, Argentina, Colombia, Uganda, Costa Rica, Romania, Zimbabwe, Paraguay, Repubblica Domenicana, Guinea.

La settimana di formazione si concluderà con la visita al carcere di Nairobi. 

TPJ – “Il Viaggio del Prigioniero”

TPJ – “Il Viaggio del Prigioniero”

Evangelizzare: perché, chi, dove, come?
Qualsiasi cristiano si è fatto queste domande molte volte riuscendo raramente a dare o a darsi risposte soddisfacenti ed esaustive. L’annuncio della buona notizia che c’è un Dio che ci ama incondizionatamente, che si è fatto carico delle nostre colpe per liberarci, che ci considera così preziosi da morire per noi, è la pietra fondante della nostra felicità.
Noi di Prison abbiamo una proposta per dare una risposta a queste domande.

Evangelizzare perché l’amore di Dio ha dato un senso alla nostra vita ed è logico e spontaneo trasmettere questa felicità, rendere tutti partecipi di quest’amore libero e coinvolgente.
Naturalmente abbiamo scelto di partire dai carcerati: abbandonati dalla società (mettiamoli in prigione e buttiamo via le chiavi, fine pena mai), preziosi agli occhi di Dio (quello che fate ad uno di loro è come l’aveste fatto a me). Partire dagli ultimi ci assicura un cammino pieno, felice e lungo.

Il dove diventa scontato. In Italia ci sono 189 istituti penitenziari con circa 55.000 detenuti. Sicuramente vicino a te c’è una prigione e per il nostro progetto sono tutte idonee.
Veniamo al come, che di solito rappresenta l’ostacolo maggiore.

TPJ – The Prisoner’s Journey – Il viaggio del prigioniero, sono i tre modi per chiamare questo nuovo progetto. Scopo del progetto è di presentare la figura di Gesù Cristo, scoprire il suo amore per noi, vedere che tutta la sua vita è stato un mezzo per starci vicini, capire che con Lui sono morte le nostre colpe e con Lui siamo risorti liberati e pronti ad una vita nuova.
Due facilitatori incontrano 8 volte per due ore 10-12 detenuti in un’aula all’interno del carcere. Guidati da un manuale dettagliato e semplice, fanno conoscere la vita e le opere di Gesù attraverso il vangelo di Marco.

Condurre queste sessioni è veramente facile e qualsiasi persona seria e di buon senso può farlo. Noi curiamo i contatti con le istituzioni e abbiamo già formato 80 volontari in tutta Italia. Naturalmente ne servono molti altri per cui, se sei interessato, rivolgiti direttamente a noi.

 

Pierpaolo Trevisan

Giustizia riparativa: è possibile un nuovo inizio?

Giustizia riparativa: è possibile un nuovo inizio?

Erano gli anni ‘70 quando a Kitchener, al confine tra Canada e USA, i due educatori Yantzi e Peachey proposero ai giudici una pena diversa per due ragazzi che avevano vandalizzato delle abitazioni del paese: non più i vecchi progetti di rieducazione e colloqui psicologici, ma un serio programma di incontri con le famiglie danneggiate dalle loro azioni, e un impegno risarcitorio da garantire con il lavoro.  Da qui inizia la teorizzazione, di psicologi ed educatori, di una possibile “mediazione vittima-offensore”. Dagli anni ‘80 in Nord America si diffonde l’ipotesi di una restorative justice.

È possibile “quantificare”, e quindi risarcire, i danni (morali, umani, materiali…) di un’infrazione della legge? È possibile analizzare, e guarire, l’impatto di un reato sulle vittime e sull’intera comunità? Secondo la cittadina di Kitchener sì, e questa intuizione ben presto si è diffusa in tutto il mondo, in teorie, studi e progetti dalle finalità comuni: mettere al centro la persona, comprendere, dialogare.

La giustizia riparativa è evoluta, nel tempo, tanto da essere istituzionalizzata. Pensiamo all’esempio della Germania, in cui già dagli anni ‘90 la mediazione autore-vittima ha fatto parte della giustizia minorile per poi estendersi a tutto il sistema giudiziario; o alla Finlandia, che investe in progetti di dialogo tra vittime e colpevoli tanto che delle 8000 mediazioni effettuate in un anno l’82% ha esiti positivi; o ancora al Belgio, in cui la mediazione è parte integrante del sistema penitenziario al punto che si parla di “detenzione riparativa”.

Allora questi progetti testimoniano che uno scambio comunicativo tra chi il reato l’ha commesso e chi l’ha subito può esserci, e può portare molto frutto. Si può, quindi, rimediare alle conseguenze di una condotta lesiva innanzitutto alle persone. Si può avere un coinvolgimento attivo e proficuo tra vittima, colpevole e società per riparare un crimine. Con una soluzione concordata, il consenso delle parti e un percorso di ascolto e dialogo si possono guarire cuori feriti e ricostruire ponti di umana solidarietà.

Se dunque il reato viene letto con occhio non ingenuo e idealista, ma umano e comprensivo, è possibile costruire nuove relazioni e rigenerata vicinanza. Certo, ingredienti necessari (da entrambe le parti) sono l’apertura al dialogo, e la disponibilità a rimediare a un errore che però non è mai senza possibilità di correzione. Ecco allora che il “modello riparativo” diventa possibile, e non solo strumento di rieducazione di chi ha commesso un errore, ma di nuova libertà e consapevolezza nelle persone e nella comunità civile intera.

Con apertura e ascolto, mettendo al centro la persona sofferente, non c’è patto sociale infranto che non possa essere riparato.

 

Xavier Trevisan

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose!” (Ap 21,5)

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose!” (Ap 21,5)

Colui che era seduto sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose!” (Apocalisse 21, 5)

È stato un anno piuttosto lungo. Tra le prove del 2021, siamo comunque rimasti impegnati nella nostra missione di “ricordare coloro che sono in prigione”. Grazie per il tuo fedele sostegno e le preghiere continue mentre serviamo coloro che sono dietro le sbarre e le loro famiglie. Da domani riprende il normale ritmo di vita e noi attendiamo con impazienza le cose nuove che Dio ha pianificato nel nuovo anno! Preghiamo che il 2022 sia un nuovo anno benedetto, sicuro e sano per te e per i tuoi cari.
Buon anno dai tuoi amici di Prison Fellowship Italia.

Marcella Reni

Buon Natale!

Buon Natale!

Quest’anno è stato un altro anno molto duro per tutti noi.

Penso che pochi avrebbero immaginato che il Covid avrebbe ancora causato grossi problemi dopo quasi due anni da quando è iniziata la pandemia. Nonostante la grande interruzione delle nostre attività con i detenuti e l’impatto più ampio all’interno delle nostre famiglie e comunità, ci sono molte luci che brillano nell’oscurità, come Camp for Kids, il Progetto Sicomoro a Fossombrone, il progetto “Genitori dentro e fuori” a Palmi e “l’altRa cucina…per un pranzo d’amore” a Ivrea, Opera, Rebibbia e Cagliari.

Dobbiamo anche riconoscere che ci sono molti che hanno sofferto profondamente in questa stagione e per questi abbiamo fede che: “Non spezzerà una canna incrinata” (Isaia 42,3).

 

Uniamoci nella gioia di portare l’amore di Gesù ai carcerati, alle loro famiglie e alle vittime.

 

Prego che abbiate tutti un meraviglioso e benedetto Natale e un Anno nuovo ricco di ogni grazia materiale e spirituale

 

Marcella