Nel bel mezzo della pandemia di COVID-19, Prison Fellowship della Repubblica Ceca sta lavorando ancora di più di prima
Un aggiornamento da Gabiela Kabátová e
lo staff di Prison Fellowship Repubblica Ceca
Non temerai il terrore della notte, né la freccia che vola di giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che devasta a mezzogiorno. Se dici «Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!» tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora, non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. (Salmo 91: 5-6, 9-10)
Come il resto del mondo, anche noi stiamo affrontando delle sfide. Con la pandemia di COVID-19 nella Repubblica Ceca, le cose cambiano ogni giorno e noi dobbiamo adattarci velocemente – nelle nostre vite personali e nelle nostre famiglie, così come nel nostro ministero.
Eppure, nonostante tutto, siamo stati in grado di lavorare ancora più di prima, grazie all’enorme dedizione dei nostri lavoratori e volontari.
Dal momento in cui è stato vietato di entrare nelle carceri, abbiamo cominciato a contattarle chiedendo di cosa avessero bisogno. A causa di una importante mancanza di materiale di protezione, specialmente mascherine, abbiamo immediatamente contattato tutti i nostri lavoratori e volontari. Come ONG, siamo riusciti a comprare e spedire più di 1600 metri di tessuto per cucire nuove mascherine. Abbiamo anche fatto da mediatori per la consegna di quasi ulteriori 3000 metri di tessuto, fornito le carceri di sei macchine da cucire e 1400 saponette. Abbiamo inoltre raggruppato e spedito alle carceri più di 4000 riviste per i detenuti per svago.
Dal 16 Marzo, siamo riusciti a supportare le carceri con 410’000 CZK (equivalenti a 16’200 dollari americani) in totale. Tutti i nostri corrispondenti hanno aumentato le loro conversazioni via lettera con i detenuti, mandando parole di incoraggiamento e speranza.
Anche i nostri dipendenti e i volontari si sono uniti. Abbiamo dato il via all’attivazione dell’Associazione delle ONG della Repubblica Ceca coinvolte nel lavoro nelle carceri. Siamo stati i primi a reindirizzare le prospettive delle altre ONG dal completare i loro progetti al dare aiuto per ciò di cui c’è più bisogno ora negli istituti. Insieme alle altre ONG, abbiamo scritto un comunicato stampa ai membri del governo chiedendo di prendere decisioni appropriate per aiutare a fermare la diffusione del COVID-19 all’interno delle carceri. E, sempre con le altre ONG, abbiamo creato un servizio di assistenza telefonica, specialmente per il personale che sta preparando i detenuti ad essere rilasciati. Con quello che sta succedendo ora, uscire di prigione è anche più complicato di prima.
Siamo in contatto con le famiglie dei detenuti, offrendo supporto psicologico, spirituale e pratico in caso di bisogno. La situazione attuale è molto stressante per loro e più difficile che mai. Molte delle famiglie vivono in ostelli, dove l’infezione di diffonde velocemente. Le famiglie sono preoccupate per la vita dei loro cari in carcere.
Continuiamo a offrire aiuto con i programmi di supporto. Il nostro “Two Fishes” Club è il punto di riferimento in centro a Praga per le persone che sono appena uscite di prigione, e per altre persone che hanno bisogno di aiuto – inclusi molti senzatetto. Forniamo aiuto nelle strade perché non possiamo incontrarci in luoghi chiusi. Ogni cliente riceve una scatola con cibo e una mascherina, e gli viene chiedo di cos’altro hanno bisogno. I nostri volontari portano cibo ai nostri clienti con grande entusiasmo.
Dobbiamo essere molto creativi e reagire alle nuove sfide e bisogni in modo immediato. Con l’aiuto di Dio, stiamo trasformando la paura in pace, e l’incertezza in speranza per coloro che sono spesso ignorati, soprattutto in questi giorni.
Mentre preghiamo per coloro che aiutiamo, preghiamo anche per ciascuno di noi in questo lavoro – per avere forza, creatività, saggezza, chiarezza nel prendere decisioni, salute, e per una continua crescita e unità. Come affermato in Corinzi 15:58, “Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore”.
Siamo rattristati dalla recente morte del Dr. Mario Ottoboni, che ha contribuito in modo significativo nell’ambito della giustizia riparativa attraverso la creazione della Metodologia APAC. Il dottor Ottoboni è stato fonte di ispirazione per molti. Lascia un’eredità piena di speranza in Cristo, di guarigione e redenzione per i nostri fratelli e sorelle imprigionati. La sua perdita sarà molto sentita in tutta la famiglia di Prison Fellowship International. Celebriamo la sua vita e ringraziamo Dio per la sua testimonianza di amore e per la sua leadership visionaria.
Quasi 30 anni fa ho visitato la prigione di Humaita a São José dos Campos, una delle principali città industriali nello stato di San Paolo, in Brasile, nell’ambito di un gruppo di ricerca guidato da Dave Van Patten, attuale guida dell’ufficio operativo di “Prison Fellowship International”.
Di recente, ho sfogliato le pagine del rapporto che il nostro team ha redatto dopo quel viaggio ed ho ricordato il forte impatto che ha avuto sulla squadra.
Abbiamo assistito alla rivoluzionaria metodologia carceraria che sta emergendo lì tramite l’Associazione per l’aiuto e la protezione dei prigionieri (APAC), creata da un uomo straordinario, il dott. Mário Ottoboni, che era la presenza pacifica al centro di tutto. L’APAC deve il nome all’organizzazione che il Dr. Ottoboni e altre guide cristiane crearono per condurre questo lavoro.
Il team di ricerca ed io fummo inviati in Brasile da un magnate americano che aveva visitato la prigione alcuni mesi prima.
“Questa è una prigione gestita da e per Dio”, disse. “Cosa la fa funzionare? Potrebbe essere replicato negli Stati Uniti? ” si chiese.
Sulla base di ciò che abbiamo visto, abbiamo confermato che ha prodotto notevoli trasformazioni nei prigionieri, ma non è stato creato in laboratorio con dichiarazioni di scopo attentamente costruite, analisi strategiche e modelli logici. Il dottor Ottoboni e il suo gruppo dirigente avevano chiesto ai detenuti di cosa avevano bisogno ed hanno ascoltato le loro risposte.
La metodologia APAC è emersa sistematicamente, nel tempo, in quella piccola prigione. Alcune caratteristiche sono state considerate essenziali, come l’assenza di guardie carcerarie e qualsiasi altro tipo di personale retribuito. Ma quelle erano manifestazioni – non elementi costitutivi – della metodologia. Quando abbiamo chiesto quale principio fondamentale lo ha fatto funzionare, la risposta coerente che il Dr. Ottoboni ha dato è stata: “l’amore”.
Quando abbiamo chiesto: “Quanto personale retribuito c’è?”, la risposta è stata: “Non c’è personale retribuito. La prigione è gestita interamente da volontari della comunità e dai prigionieri stessi. Non accettiamo pagamenti, quindi quando i prigionieri chiederanno perché siamo qui, ci crederanno quando diremo loro che li amiamo.”
Per il dottor Ottoboni, l’amore non era sentimentale o facile. Lui intendeva l’amore costoso, generoso, intraprendente, l’agape che Gesù dimostrava e chiedeva ai suoi seguaci. Questo veniva mostrato ogni volta che un volontario della comunità trascorreva la notte in prigione anziché a casa. Questo tipo di amore è persistito nonostante la forte opposizione alla metodologia APAC mostrata dalla polizia e dal personale correttivo che si sono visti negare le tangenti pagate abitualmente dai prigionieri e dalle loro famiglie per ricevere i servizi di base. Questo amore ha persino sofferto il martirio del Dr. Franz de Castro Holzwarth, un caro amico del Dr. Ottoboni. Il dottor Holzwarth è stato uno dei primi leader dell’APAC, che negoziò con successo la fine di una rivolta di prigionieri e la cattura di ostaggi in una città vicina. Quando uscì dalla prigione con le mani alzate insieme ai prigionieri, la polizia sparò una raffica di proiettili su di lui ed i leader della rivolta.
Abbiamo poi chiesto: “Perché i prigionieri vi aiutano a gestire la prigione?” Il dottor Ottoboni ha spiegato: “Devono sapere che ci fidiamo di loro perché un giorno saranno rilasciati nella comunità e quindi dovranno essere degni di fiducia. Li amiamo. Se commettono un errore, diciamo loro che possono riprovare. “
“Quando arrivano i prigionieri, li accogliamo nella loro nuova casa. Togliamo loro le manette d’acciaio e gli mettiamo le manette dell’amore. Molti prigionieri si offrono volontari per il programma pensando di fuggire, ma pochi tentano. Coloro che fuggono di solito tornano in pochi giorni.
Perché la prigione è così serena? Perché questa è la casa dei prigionieri e vogliono vivere in un ambiente meraviglioso. È così che amano se stessi, gli altri ed i visitatori come te. “
Nel discutere le cause dei crimini, il Dott. Ottoboni ha affermato: “lo psichiatra della prigione dice:” Il crimine è il rifiuto violento e tragico dell’amore “. Siamo nati per amore con lo scopo di amare. Ma l’amore deve essere appreso, proprio come si impara a parlare ed a scrivere. Il posto dove si impara ad amare è la casa. Ma le nostre famiglie possono fallire in questo e quando accade, il risultato può essere un crimine. La soluzione al crimine è insegnare ai detenuti come amare. Questo è lo scopo di APAC. Creiamo un ambiente in cui imparano ad amare se stessi, gli altri e le comunità in cui vivono. Quando li vediamo migliorare, diamo loro delle responsabilità per dimostrargli che ci fidiamo e permettergli di dimostrare a noi che abbiamo ragione a farlo. Una volta che gli uomini sono stati amati e hanno imparato ad amare, non torneranno più al crimine.”
L’amore del Dr. Ottoboni per i prigionieri di tutto il mondo lo ha spinto a donare generosamente la metodologia APAC a chiunque sia disposto ad usarla, compresa la prossima generazione di leader del ministero carcerario, guidata da Valdeci Ferreira, direttore esecutivo di Prison Fellowship Brasile. Per questo motivo l’eredità del Dr. Ottoboni continua.
Poco prima che il nostro gruppo di ricerca tornasse negli Stati Uniti, uno dei nostri membri chiese al dottor Ottoboni: “Dopo la tua morte, qual è la prima cosa che Dio ti dirà?” Il dottor Ottoboni rise e disse: “Dio dirà:” Non avresti mai pensato di arrivare qui, ma non è un errore. Eccoti ed Io ti amo. “
Il primo maggio si celebra la festa dei lavoratori, in particolare in questo giorno viene ricordato San Giuseppe lavoratore, protettore dei carpentieri e dei falegnami. Non è un caso che Papa Pio XII nel 1955 abbia deciso di consacrare questa festa in onore di Giuseppe, egli si è sempre rivelato un lavoratore umile, con pazienza ha insegnato il suo stesso lavoro a Gesù che nei Vangeli è chiamato proprio “il figlio del falegname”. Giuseppe è il modello del lavoratore onesto che lavora sodo per mantenere la sua famiglia. Questa giornata è molto importante perché fondamentale è per l’uomo lavorare, lo stesso Papa Francesco nell’udienza del primo maggio 2013 ha affermato: «Il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità di una persona. Il lavoro, per usare un’immagine, ci ‘unge’ di dignità, ci riempie di dignità». Il Santo Padre ha chiesto e chiede di pregare affinché tutti riescano a trovare un lavoro che permetta all’uomo di compiere il progetto d’amore che Dio ha per la sua vita. Quest’anno sarà un primo maggio differente, la situazione che tutto il mondo sta affrontando è molto critica. Sono molti gli individui che a causa della pandemia hanno smesso di lavorare, il lavoro che dava loro dignità non esiste più, tanti si trovano in una situazione di disagio perché non sanno come andare avanti; sono stati licenziati, altri sono in cassa integrazione molti ancora invece devono continuare a lavorare per poter assicurare alla nostra nazione i servizi essenziali rischiando la loro vita e quella delle persone a loro care. A tutti loro va la nostra vicinanza e preghiera. Quindi sì, è bene dire che sarà un primo maggio diverso perché accentuata è l’importanza del lavoro per gli individui. In questo giorno così importante la Cei ha deciso di affidare l’Italia alla protezione di Maria, come si sa maggio è il mese della Madonna perciò quale miglior segno di speranza e salvezza di questo. Il cardinale Bassetti ha spiegato che sono giunte molte lettere per chiedere un atto di affidamento a Maria che avverrà il primo maggio alle ore 21:00 nella chiesa di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio in provincia di Bergamo. Stringiamoci a Maria, a Giuseppe e chiediamo al Signore di sostenere tutti i lavoratori che stanno attraversando questo delicato momento.
Il nuovo progetto di Prison Fellowship International, TPJ – The Prisoner’s Journey, sta per arrivare nelle carceri italiane.
Dal 17 al 22 Febbraio, Prison Fellowship International e Italia si sono incontrate per presentare e introdurre The Prisoners Journey (TPJ), il progetto che sta già avendo grande successo in molti Paesi del mondo e che dal gennaio 2021 arriverà in Italia.
Abbiamo avuto l’onore di incontrare David Van Patten, il direttore operativo internazionale, e Hugh Greathead, il direttore regionale senior europeo di Prison Fellowship International. Con loro, abbiamo potuto conoscere a fondo The Prisoner’s Journey e analizzare insieme la sua attuabilità nel contesto italiano.
The Prisoner’s Journey (letteralmente: “Il viaggio del carcerato”) è un programma già attivo in 660 carceri nel mondo. Il corso si propone di risanare le vite dei detenuti attraverso la giustizia ripartiva, ed è presentato in tre passi principali: l’invito, il corso e il discepolato. In poche parole, l’obiettivo principale di TPJ è quello di presentare la figura di Gesù come prigioniero attraverso le otto sessioni studiate presiedute da un volontario formato. Si da l’opportunità ai detenuti stessi, con la loro persona e la loro sensibilità, di conoscere Gesù e capire cosa Egli chiede loro e cosa vuole dalle loro vite. Finora, 809’855 carcerati nel mondo hanno partecipato a uno degli eventi di promozione per decidere se prendere parte al progetto; di questi, 328’772 hanno completato il corso, ricevendo il loro diploma; e ancora, 218’565 hanno scelto volontariamente di continuare la loro relazione con Cristo attraverso il discepolato.
L’incontro con Prison Fellowship International è cominciato il 17 febbraio 2020 con la visita ai carceri San Vittore e Opera, a Milano, dove i rappresentati esteri hanno avuto l’occasione di confrontarsi con i dirigenti degli istituti per comprendere meglio l’organizzazione e le attività già in moto. I restanti giorni sono stati di approfondimento, di analisi e di discussione per giungere alla firma del contratto tra Prison Fellowship International e Italia per portare The Prisoner’s Journey in Italia dal gennaio 2021.
Siamo entusiasti di questo grande passo. Siamo già in moto per preparare il terreno per accogliere questa nuova realtà, e siamo pronti a lavorare per renderla un percorso di vero cambiamento per le persone coinvolte.
Ringraziamo i nostri ospiti per il loro prezioso aiuto e per la loro disponibilità. Oltre che grandi amministratori, David e Hugh si sono rivelati un’ottima compagnia ed è stato un vero piacere poter lavorare con loro e essere arricchiti dalle loro esperienze.
Per saperne di più su The Prisoner’s Journey, ecco il video di presentazione del progetto:
Come ogni anno dal 1996, oggi 23 aprile è la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, patrocinata dall’ Unesco e nata per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la tutela del copyright. È stata scelta la data del 23 aprile perché è il giorno in cui, nel 1616, sono morti tre scrittori considerati dei pilastri della cultura di ogni tempo: Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garciloso de la Vega. La capitale 2020 è Kuala Lumpur , per gli sforzi compiuti affinché la lettura e l’istruzione fossero accessibili a tutta la popolazione.
Sostenere e favorire la lettura è una sollecitazione allo sviluppo della democrazia ed un ritorno alla cultura, alla libertà di pensiero e di opinione. Tante le iniziative in tutto il mondo . Questa giornata, in concomitanza alle riaperture delle librerie, diviene provvidenziale in questo tempo storico. Rimettere al centro la lettura è uno dei consigli formulati spesso come elemento terapeutico per gestire i cambiamenti di umore e aumentare la temperanza e la pazienza in tempi di Covid19. Quanto mai più vera oggi di Francis de Croisset è la seguente : “La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno”.
Nel segnare lo scorrere del tempo presente, attraverso i libri , riusciamo ad immedesimarci nei personaggi, riusciamo ad esplorare luoghi, quando anche non ci si è mai stati , paradossalmente stando seduti in poltrona. Ci si addentra in un libro, come quando si viaggia, e si impara a conoscere più profondamente anche tutto quello che è più lontano dalla nostra comprensione. Leggere ci aiuta a camminare, leggere ci apre in fondo ad una lettura più attenta della vita , potremmo anche ardire affermare la lettura ravviva lo spirito! Da circa 50 giorni , gran parte della popolazione vive in casa, con spazi ridotti e limitazioni di attività e di vissuto ordinario. Molti, la gran parte degli uomini e delle donne , come negli istituti penitenziari, vivono una profonda solitudine nell’emergenza attuale . Si presume che , attraverso questa riflessione , Papa Francesco abbia scelto di affidare i testi per la via crucis della Settimana Santa trascorsa da poco, a chi ruota intorno ad un istituto di pena detentiva, da alcuni carcerati , alcuni familiari e da chi è in relazione con loro . In questo caso del Carcere Due Palazzi di Padova . il Pontificato di Papa Francesco ci invita dai suoi primordi alla lettura e alla capacità di considerare con tanta tolleranza le periferie esistenziali , soprattutto quella delle carceri e della vita dei detenuti. Da periferia a centro , in una piazza vuota che ha sussurrato comprensione al mondo intero , per scoprirsi più attenti e sensibili alla vita e al dolore degli altri.
In un sottile e profondo legame con quanto scritto sopra , nella giornata di oggi segnaliamo il testo “#Nevalelapena” di Marcella Reni edito da Prison Fellowship Italia, cui sono raccolte le testimonianze di detenuti e vittime del primo “Progetto Sicomoro” realizzato in Italia nel Carcere di massima sicurezza di Opera .
“Dalla quella prima esperienza tanti Sicomoro si sono succeduti, ad Opera come in altre realtà penitenziarie dell’intero territorio nazionale. Cambiavano le persone, le storie , i reati, ma il risultato era sempre lo stesso: un incredibile “miracolo” che stravolgeva la vita delle persone, da una parte e dell’altra”. ( dalla prefazione di Giacinto Siciliano, Direttore della casa circondariale Milano San Vittore ).
Lo poniamo alla vostra attenzione , come alto indice di speranza , perché nel segno della giustizia riparativa , possiamo contemplare quanto è emozionante , ma anche tanto ragionevole, ammirare la possibilità che l’umanità possa essere più indulgente e camminare insieme più spedita. Anche attraverso la lettura!
“Leggi e non sarai mai solo”, recita lo slogan sul sito dell’Unesco , noi aggiungiamo “Se leggi comprendi!”