Il mio cambio di prospettiva

Il mio cambio di prospettiva

Esther Klaassen condivide il modo in cui lei e i suoi colleghi hanno scelto di vedere le “possibilità di Dio” e le opportunità mentre le loro condizioni e il loro lavoro cambiavano in Albania.
Di Esther Klaassen, Amministratore delegato di Prison Fellowship Albania

Conosci M.C. Escher? È un artista che nei suoi disegni e nelle sue incisioni gioca con prospettive possibili ed impossibili. Di recente, sfogliando le pagine di un importante libro sul suo lavoro, sono stata di nuovo stupita di come possa far apparire le cose matematicamente accurate anche se non reali.
A proposito di prospettive…
Il mondo, così com’era, come si adeguava ai nostri concetti e prospettive, è stato improvvisamente cambiato da un virus. Lockdown, coprifuoco, statistiche ed informazioni sulla sanità monopolizzano le notizie e influenzano la nostra vita.
Quando è iniziato il lockdown, mi sono resa conto di non essere una persona che reagisce agendo. Tendo a rinchiudermi, alzare muri ed a strisciare nel mio angolo sicuro. Questo non dà pensieri positivi e mi sono sentita limitata nel mio contributo al lavoro e alle persone bisognose. Era come se non fossi all’altezza in diversi modi.
Escher, che era un maestro della prospettiva, e che noi pensiamo fosse soddisfatto di ciò che ha ottenuto nella vita, ha scritto: “Ogni tanto un sentimento illimitato di indegnità e inferiorità mi affligge, un disperato sentimento di fallimento generale”.
Non è facile adattarsi quando si è costretti a cambiare prospettiva. Ma non siamo noi persone che credono nell’impossibile? La nostra attenzione non è sulla vita che arriva attraverso la morte? Non serviamo un Dio che ci dice di essere come bambini? La prospettiva del Regno non è in contrasto con gran parte del nostro pensiero logico?
In Prison Fellowship Albania, abbiamo intrapreso alcune iniziative per dare un senso a questo periodo di “ministero diverso, ma stessa chiamata”. Abbiamo stilato un piano d’azione che contiene, tra le altre cose, webinar di gruppo, lettere ai prigionieri e formazione professionale autonoma. Molti colleghi hanno risposto di essere felici di mettersi in gioco, di pensare ad opportunità e solidarietà. E molti prigionieri ci hanno risposto incoraggiandoci, raccontando come si aiutano a vicenda e di come portino avanti la loro fede in prigione.
Quindi guarda le cose da un’altra prospettiva: per te, il tuo gruppo ed il tuo ministero.

Non confrontarti con gli altri. Trova le tue occasioni e prospettive uniche.
Sii gentile con te stesso. Un lockdown non riguarda solo il nostro lavoro, limitandoci in ciò che abbiamo sempre fatto, ma ha anche un impatto su tutto il nostro essere.
Prepara un piano d’azione.
Non sforzarti di compiere subito tutte le tue aspettative. Abbi fiducia in Dio per la tua crescita personale e il percorso del ministero durante questo periodo. Produrrà cose inaspettate.
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa (Isaia 43,19)

La vita, un bel posto da abitare

La vita, un bel posto da abitare

Le persone, vittime e detenuti, che partecipano ad un progetto sicomoro quasi mai si nascondono dietro a maschere fittizie anche perché i ruoli sono ben chiari dall’inizio. Questo clima di sincerità innesca un processo di fiducia reciproca. Dopo i primi incontri in quella stanza il contesto somiglia sempre più ad una famiglia e si parla, ci si confronta, ci si scontra proprio come in una famiglia. E viene spontaneo confidarsi.
Proprio in questo clima familiare, durante un progetto, una vittima chiede la parola: “Ho il sospetto che mia figlia sedicenne abbia cominciato a farsi. Ho provato a parlarle, ma lei non mi ascolta. Sono molto preoccupata. Non so più che fare e dove sbattere la testa”. Lei era vittima di un marito violento che, sotto l’effetto della droga, la picchiava regolarmente. La dipendenza lo aveva alla fine portato alla morte. Si alza un detenuto e si rivolge direttamente a lei: “Io ho una certa esperienza su quel campo, al momento del suo arresto era considerato il più grande narcotrafficante d’Italia. Se lei me lo permette vorrei scrivere una lettera per sua figlia. Naturalmente la darò a lei e lei, se lo riterrà opportuno, la darà a sua figlia”. Con un abbraccio arriva il permesso. La settimana seguente la lettera era pronta.

Eccola.

“Non è facile per uno nella mia posizione scrivere una lettera su questo argomento.
Non mi è neanche chiaro se sia opportuno farlo in generale.
Una persona come Lei non dovrebbe avere alcuna relazione con un mondo come il mio.
L’opzione di rivolgermi a lei in terza persona segue proprio questa logica, serve a mantenerla distante.
Eppure Lei, con la sua scelta, in qualche modo non solo ci si avvicina, ma la finanzia.
La sua scelta la obbliga, scavalcando anche se di poco il limite della legalità, ad uscire dalla società, a penetrare nel mondo nero che ci contraddistingue. Lei potrebbe non notarlo, ma l’effetto c’è.
Il grigio, per chiaro che sia, non è mai bianco.
Non voglio, sia chiaro, addossarle ulteriori responsabilità, ma il mondo degli stupefacenti, come è ora, finanzia il crimine ed è una cosa della quale deve tenere conto. Non può girare lo sguardo davanti ad un fatto così evidente.
E anche se lei utilizzasse della marijuana coltivata nel giardino di qualche suo conoscente, favorirebbe il cammino verso l’illegalità del produttore.
Io ho iniziato in un modo molto simile.
Mi prendo comunque la libertà di scriverle e lo voglio fare come lo farei con mia figlia.
Argomenterò i miei ragionamenti basandomi sulle mie esperienze personali che, dovrà accordarmi, sono indubbie. Vengo da un passato di consumatore e, salendo tutti i gradini dal basso, mi sono ritrovato a trasportare ingentissimi quantitativi dello stupefacente che lei usa. Quindi il “cosa ne sai tu” dietro il quale mi nascondevo e si nascondono normalmente i ragazzi, con me non attacca e non si può utilizzare. Il principio attivo della marijuana è il tetraidrocannabinolo (THC), che si concentra soprattutto nelle cime fiorite . L’hashish, una droga ricavata dalla resina della pianta, ha un contenuto di THC otto volte superiore a quello della marijuna. Dopo questa premessa sfatiamo il mito: l’Hashish e la marijuana non sono innocui. Spesso si tende a descrivere o misurare i danni prodotti dalla droghe con il decadimento fisico che provocano con la loro tossicità. In questo caso si compirebbe un falso approccio.
E’ vero, nessuno è mai morto per questa droga, ma la vera domanda è: “La loro vita è normale?”
Cosa succede quando fumiamo?
I processi naturali vengono disturbati da idee e ricordi frammentari e molti consumatori registrano un aumento d’inutilità e perdita dell’autocontrollo.
Tra le persone che consumano marijuana abitualmente e in grosse dosi si sviluppa una “sindrome emotivazionale”, caratterizzata da passività, demotivazione e ansia. Come avviene con l’alcool, anche l’assunzione di marijuana sembra influire negativamente sulla capacità di comprendere testi scritti, di esprimersi oralmente, di risolvere problemi teorici, sulla memoria e sui tempi di reazione.
Secondo alcuni studi esistono prove che la marijuana possa indurre o provocare danni celebrali. Io ho fumato e ricordo esattamente cosa mi spingeva a ripetere l’esperienza. Il tetraidrocannabinolo dà la stessa sensazione di soddisfazione che si prova quando si fanno le cose ben fatte. Infatti esso non è un vero stupefacente, in quanto non fa perdere il senno.
E’ più traditore perché ci fa credere che stiamo vivendo a buon diritto la vita, quando evidentemente non è così. Sbagliavo un compito a scuola? Nessun problema, mi fumavo una canna ed era come se avessi preso il massimo dei voti. Identico. Ma la vita non è questo, la vita non è una illusione, è reale. E’ la realtà che le droghe in generale, ma la marijuana in modo subdolo, non ti fanno riconoscere. La vita, se mi permette usare una metafora, è come una casa, e lei in questo momento sta costruendo la sua. Lei sta costruendo l’essere con cui abiterà per il resto dei suoi anni che verranno.
Legge un libro? Questo starà nella sua libreria per tutta la vita.
Impara a cucinare? La sua casa sarà sempre ospitale.
Impara a suonare uno strumento? Nella sua casa ci sarà una stanza per la musica.
Impara un’altra lingua straniera? La sua casa avrà un’altra finestra su un altro paese, su altre genti.
La cosa straordinaria è che nessun terremoto, inondazione, trasloco, furto, incendio, potranno mai spogliarla. Sarà sua per sempre.
Questa è la verità, questa è la vera vita.
L’hashish fa male? Non importa e non ci deve interessare. Quello che ci deve essere chiaro in mente è che le impedisce di costruire il futuro.
Vuole provare lo stesso piacere? Studi, faccia ginnastica, faccia volontariato, aiuti gli altri, affronti la vita, la prenda di petto.
L’effetto sul suo stato d’animo sarà lo stesso e, in più, la sua vita diventerà un gran bel posto in cui abitare.”

La dimensione del cuore

La dimensione del cuore

Scriveva un anonimo:” “Non è la dimensione del dono che conta, ma la dimensione del cuore che lo da”. E così vogliamo addentrarci in una  sana riflessione sul tema delle donazioni . In un tempo di forte individualismo , spezzato dall’emergenza del Coronavirus, abbiamo visto susseguirsi azioni di solidarietà , capacità di donarsi , di donare tempo, di lasciare spazi di gratuità e soprattutto di avere il tempo di scorgere l’altro nelle sue necessità e nei suoi affanni . Per cui non solo la dimensione del dono, che conta, ma molto più, quanto la capacità di allargare i paletti del cuore per quelle  possibilità di vivere non solo per se stessi , ma anche per gli altri . Spazi necessari di bene comune , tempi e modi disponibili per fruire di azioni solidali e sussidiarie.  Per essere migliori in definitiva , per volere bene e per scegliere di fare il bene. Il bene si fa in tanti modi  e oggi vogliamo in particolare porre all’attenzione il 5 per mille , che è uno strumento importante di sussidiarietà orizzontale . Viene introdotto nella Legge Finanziaria del 2006 , Il 5 per mille diviene ed e’ un interessante modo per sostenere enti no profit , associazioni, Onlus, enti di vario genere, nelle loro attività socialmente utili , che reggono il mondo del terzo settore. Questa misura fiscale consente a ciascun contribuente di destinare una quota IRPEF , pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche . Non è una donazione , che può  essere detratta dalle tasse, ma non comporta oneri fiscali aggiuntivi , perché il contribuente è comunque tenuto a pagare l’Irpef. Il cittadino , attraverso questa scelta , è chiamato in un certo qual modo a contribuire , collaborare e ad orientare azioni di interventi socialmente di rilievo.  Anche  Prison Fellowship Italia è iscritta nell’elenco dei soggetti beneficiari che si trovano sul Portale dell’Agenzia delle Entrate. Il 5 per mille contribuisce per l’associazione a poter aiutare a ripristinare la giustizia attraverso percorsi riparativi , ad aiutare prigionieri, ex detenuti , le loro famiglie e le vittime di reati.  Nel nostro modo di contribuire ad una società più giusta, che non allontani e lasci solo chi vive situazioni di disagio, di abbandono , di solitudini e di difficoltà . E così possiamo aiutarci a vicenda a colpi di piccoli si, possiamo ricordare ai nostri cuori che più ci si allena nel bene, più si diventa  buoni. Laddove non arriviamo fisicamente noi , possiamo arrivare con una piccola adesione personale ad aiutare chi invece può. In questo, particolarmente, ricordiamo le parole di Paolo, nella lettera agli Ebrei: “Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!”.  Eb 13, 3

Ci danno un sussulto all’anima ! Ricordarsi vuol dire vedere , vedere ci dona l’opportunità e la possibilità di scegliere di aiutare  . Un piccolo gesto che non toglie nulla , anzi! Dona il sogno  di una umanità migliore che passa dalla capacità di scorgerlo alla volontà di iniziare a costruirlo , a piccoli passi.

Scegli di donare il tuo 5 per mille.

La nostra innovazione sta avendo impatti a livello globale

La nostra innovazione sta avendo impatti a livello globale

Il CEO e Presidente, Andy Corely, condivide un messaggio incoraggiante di come ci stiamo innovando, adattando e andando incontro a bisogni urgenti persino in questo tempo di crisi.

Da Andrew D. Corley, presidente di  Prison Fellowship International

Quando si pensa all’innovazione, la prima cosa che probabilmente viene in mente è la tecnologia. Tecnologie innovative come Zoom hanno dimostrato di essere vitali – forse anche salvavita nella pandemia da COVID-19 – permettendoci di continuare ad avere un’interazione sociale “faccia a faccia” con la famiglia, gli amici e le persone care durante questo periodo altrimenti oscuro.

Una cosa che probabilmente non verrebbe in mente quando si pensa all’innovazione sono i programmi di volontariato carcerario. Ma l’innovazione è la ragione principale per cui molte nazioni affiliate a PFI sono state in grado di continuare ad avere un impatto sulla vita dei prigionieri e delle loro famiglie durante la crisi COVID-19.

Diversi anni fa, Prison Fellowship International ha deciso di investire nello sviluppo di capacità e nel rafforzamento dei nostri ministeri nazionali. Per grazia di Dio, e con il vostro impegno e il vostro duro lavoro, questo ci ha preparato meglio per un tempo come questo.

In un certo senso, ci stiamo posizionando da molto tempo per questo momento. È il nostro lavoro insieme che ci ha permesso di farlo. È un dato di fatto che in sei anni, a livello globale, i ministeri nazionali hanno più che raddoppiato il numero di prigionieri che vengono aiutati. Gli associati al programma hanno notevolmente accelerato questo processo.

Ora, in un momento di crisi, i nostri ministeri nazionali stanno innovando e adattandosi, per essere meglio in grado di rispondere rapidamente alle esigenze urgenti di un maggior numero di prigionieri e delle loro famiglie.

Sono profondamente orgoglioso di condividere alcuni esempi:

·      Prison Fellowship Cile ha lanciato un momento di adorazione e preghiera in tempo reale tramite Facebook Live, che si svolge ogni sera. I facilitatori di Prisoner’s Journey® e di Progetto Sicomoro®, ex prigionieri, personale della Prison Fellowship Cile e volontari si riuniscono tutti per adorare e pregare per un’ora.

·      Prison Fellowship Repubblica Ceca ha fornito a 11 carceri sapone, macchine da cucire e materiale per realizzare mascherine per tutti i detenuti.

·      Prison Fellowship Guatemala ha prodotto centinaia di kit igienici per i detenuti in tutto il paese.

·      Prison Fellowship Zambia hanno distribuito sapone, forniture igieniche e cibo a centinaia di famiglie di carcerati.

·      Prison Fellowship Brasile I detenuti brasiliani stanno realizzando centinaia di mascherine per il personale ospedaliero al di fuori delle mura della prigione.

·      Prison Fellowship Uruguay ha avviato un’attività di disinfettante per le mani, producendo soluzioni igienizzanti per centinaia di detenuti e famiglie bisognose.

·      Prison Fellowship Colombia ha consegnato ceste alimentari a centinaia di famiglie di detenuti.

·      Prison Fellowship Costa Rica I detenuti hanno scritto: “Siamo insieme in questo mondo … Seguiamo tutte le norme igieniche e le raccomandazioni delle autorità. E ricordati di godere dell’arcobaleno perchè dobbiamo superare questa tempesta.”

·      Prison Fellowship Romania ha preparato pasti per 268 ex detenuti, famiglie di detenuti, anziani e bambini, che altrimenti non avrebbero avuto cibo quotidiano.

·      Prison Fellowship Irlanda del Nord ha preparato pacchetti di attività per i prigionieri, che includono cruciverba, attività artistiche, cioccolato e materiale di lettura. Stanno anche lavorando con i detenuti rilasciati per telefono per aiutare a soddisfare i loro bisogni essenziali.

·      Prison Fellowship Inghilterra e Galles ha ospitato un evento di preghiera nazionale online che ha coinvolto oltre 200 persone per pregare per detenuti, personale penitenziario, cappellani, leader, famiglie di detenuti, programmi, personale e volontari. La loro formazione dei volontari viene adattata per fornire videochiamate, e il personale ha contattato ogni carcere per offrire ai detenuti l’opportunità di iscriversi a un programma di corrispondenza creato per sostenere i detenuti.

È, in ogni caso, un momento oscuro e difficile. Ma anche se metà del mondo cerca riparo, l’innovazione ci ha permesso di sporgerci nell’oscurità. Spero che tu sia incoraggiato quanto me a vedere la nostra ferma convinzione nell’azione che “non apparteniamo all’oscurità” (1 Tessalonicesi 5, 5).
La Bibbia è un libro come nessun altro nella sua capacità di parlare continuamente, in momenti diversi, a persone diverse e in contesti diversi con saggezza vitale. E così, in una pandemia da COVID-19, ecco un versetto che vale la pena meditare: “Affida al Signore le tue opere, e i tuoi progetti avranno successo” ( Proverbi 16, 3).E mentre il lockdown continua, riflettiamo sulla pazienza e sulla perseveranza, due tratti caratteriali apprezzati da Dio. In particolare, la perseveranza è una qualità che include la pazienza ma aggiunge persistenza contro i numerosi ostacoli e distrazioni. Questi tratti cruciali possono essere sviluppati, francamente, da noi costretti ad essere pazienti e perseveranti in tempi come questi.”Non stanchiamoci nel fare il bene, se infatti non desistiamo, a suo tempo raccoglieremo” (Galati 6, 9).

Con la fiducia in Cristo, ci sporgiamo nell’oscurità ogni singolo giorno in modo che la Sua gloria risplenda su di noi e copra tutto (cfr Isaia 6, 2). Il vostro sostegno e le vostre preghiere continuano a renderlo possibile e, per questo, siamo eternamente grati.

Vostro fratello Andy

Patricia Anne Colson (1930-2020)

Patricia Anne Colson (1930-2020)

Patricia Anne (Hughes) Colson, 89 anni, amata moglie di Charles W. Colson, è morta il 27 marzo 2020 nella sua casa a Naples, in Florida.

Sarà sempre ricordata dai suoi tre figli: Wendell e la moglie Joanne, Christian e la moglie Cheryll e Emily; dai suoi nipoti: Charles e sua moglie Heather, Caroline e il marito Grant, Max, Stephanie e Beckett; e i suoi sette pronipoti: Rylee, Hayes, Charles Carter, Christian, Oliver, Finley e Nathan.

Patty, conosciuta e amata da molti, nacque il 22 Luglio 1930 a Hoostick Falls, New York, figlia di Joseph e Anna (Gannan) Hughes. Il fratello maggiore, Joseph, morì prima di lei. Nel 1952, si trasferì dal Vermont a Washington D.C. per lavorare per il senatore Ralph Flanders. Nel 1964, sposò Charles W. Colson (1931-2012), detto “Chuck”.

Patty era molto appassionata di politica, ma era più conosciuta per il suo spirito resiliente, la personalità socievole e un irrefrenabile senso dell’umorismo, che la accompagnarono durante gli anni in cui Chuck servì alla Casa Bianca, così come durante le molte pressioni private e pubbliche dello scandalo del Watergate. Dopo la conversione di Chuck al cristianesimo nel 1973, i suoi sette mesi di prigione nel 1974 e durante la fondazione di Prison Fellowship e del Colson Centre for Christian Worldview, Patty diventò un’inestimabile associata nel ministero, rinforzata dalla fede in Cristo.

Nonostante gli impegni di Chuck lo tenessero distante anche per giorni o settimane, Patty supportò Chuck in ogni modo e prese parte in ogni passo del ministero. Era soprannominata in modo affettuoso “Happy” (tradotto: felice) dal marito e dalla famiglia. Patty adorava portare doni ai figli dei detenuti – attraverso il programma Angel Tree adorava essere d’aiuto come saggia consigliera e, nonostante non le piacesse volare, accompagnò Chuck per tutto il mondo, anche in alcuni dei luoghi più oscuri del mondo per portare la verità e la speranza di Cristo ai carcerati.

Patty aveva una personale relazione con il Salvatore, Gesù. Conosceva e viveva la Sua grazia che salva e aveva fede nel Suo potere di redimere e rendere nuove tutte le cose. La sua fede in Cristo l’ha aiutata a superare molte sfide nella sua vita. Oggi, la sua fede diviene reale mentre entra alla presenza del Signore.

Patty verrà ricordata dalla famiglia, i suoi molti amici e le migliaia di persone che hanno servito e supportato i ministeri. Sarà ricordata da ogni detenuto la cui vita è stata rallegrata dal suo sorriso.

La sua vita è testimonianza di fede.

Il servizio funebre sarà privato.
Al posto dei fiori, Patty ha chiesto supporto e donazioni per Prison Fellowship, il Colson Center e Action Institute.

Trasformare la paura in pace, l’incertezza in speranza

Trasformare la paura in pace, l’incertezza in speranza

Nel bel mezzo della pandemia di COVID-19, Prison Fellowship della Repubblica Ceca sta lavorando ancora di più di prima

 Un aggiornamento
da Gabiela Kabátová e
lo staff di Prison Fellowship
Repubblica Ceca

Non temerai il terrore della notte, né la freccia che vola di giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che devasta a mezzogiorno. Se dici «Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!» tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora, non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. (Salmo 91: 5-6, 9-10)

Come il resto del mondo, anche noi stiamo affrontando delle sfide. Con la pandemia di COVID-19 nella Repubblica Ceca, le cose cambiano ogni giorno e noi dobbiamo adattarci velocemente – nelle nostre vite personali e nelle nostre famiglie, così come nel nostro ministero.

Eppure, nonostante tutto, siamo stati in grado di lavorare ancora più di prima, grazie all’enorme dedizione dei nostri lavoratori e volontari.

Dal momento in cui è stato vietato di entrare nelle carceri, abbiamo cominciato a contattarle chiedendo di cosa avessero bisogno. A causa di una importante mancanza di materiale di protezione, specialmente mascherine, abbiamo immediatamente contattato tutti i nostri lavoratori e volontari. Come ONG, siamo riusciti a comprare e spedire più di 1600 metri di tessuto per cucire nuove mascherine. Abbiamo anche fatto da mediatori per la consegna di quasi ulteriori 3000 metri di tessuto, fornito le carceri di sei macchine da cucire e 1400 saponette. Abbiamo inoltre raggruppato e spedito alle carceri più di 4000 riviste per i detenuti per svago.

Dal 16 Marzo, siamo riusciti a supportare le carceri con 410’000 CZK (equivalenti a 16’200 dollari americani) in totale. Tutti i nostri corrispondenti hanno aumentato le loro conversazioni via lettera con i detenuti, mandando parole di incoraggiamento e speranza.

Anche i nostri dipendenti e i volontari si sono uniti. Abbiamo dato il via all’attivazione dell’Associazione delle ONG della Repubblica Ceca coinvolte nel lavoro nelle carceri. Siamo stati i primi a reindirizzare le prospettive delle altre ONG dal completare i loro progetti al dare aiuto per ciò di cui c’è più bisogno ora negli istituti. Insieme alle altre ONG, abbiamo scritto un comunicato stampa ai membri del governo chiedendo di prendere decisioni appropriate per aiutare a fermare la diffusione del COVID-19 all’interno delle carceri. E, sempre con le altre ONG, abbiamo creato un servizio di assistenza telefonica, specialmente per il personale che sta preparando i detenuti ad essere rilasciati. Con quello che sta succedendo ora, uscire di prigione è anche più complicato di prima.

Siamo in contatto con le famiglie dei detenuti, offrendo supporto psicologico, spirituale e pratico in caso di bisogno. La situazione attuale è molto stressante per loro e più difficile che mai. Molte delle famiglie vivono in ostelli, dove l’infezione di diffonde velocemente. Le famiglie sono preoccupate per la vita dei loro cari in carcere.

Continuiamo a offrire aiuto con i programmi di supporto. Il nostro “Two Fishes” Club è il punto di riferimento in centro a Praga per le persone che sono appena uscite di prigione, e per altre persone che hanno bisogno di aiuto – inclusi molti senzatetto. Forniamo aiuto nelle strade perché non possiamo incontrarci in luoghi chiusi. Ogni cliente riceve una scatola con cibo e una mascherina, e gli viene chiedo di cos’altro hanno bisogno. I nostri volontari portano cibo ai nostri clienti con grande entusiasmo.

Dobbiamo essere molto creativi e reagire alle nuove sfide e bisogni in modo immediato. Con l’aiuto di Dio, stiamo trasformando la paura in pace, e l’incertezza in speranza per coloro che sono spesso ignorati, soprattutto in questi giorni.

Mentre preghiamo per coloro che aiutiamo, preghiamo anche per ciascuno di noi in questo lavoro – per avere forza, creatività, saggezza, chiarezza nel prendere decisioni, salute, e per una continua crescita e unità. Come affermato in Corinzi 15:58, “Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore”.