Testimonianza di Marcella Reni a Charis

Testimonianza di Marcella Reni a Charis

Nel 2009 il Rinnovamento nello Spirito santo in Italia ha costituito l’Associazione Prison Fellowship Italia, aderente a Prison Fellowship International, che in tutti i continenti si propone di riparare le vite spezzate sia dei detenuti che delle vittime e delle loro famiglie.

Gli inizi sono stati molto duri e faticosi per le tante difficoltà incontrate sia dentro le carceri perché c’erano molti ostacoli da parte delle Direzioni, sia fuori perché c’è molto pregiudizio nella società rispetto ai detenuti. Un’altra difficoltà era che i volontari devono essere formati e noi non li avevamo, però oggi possiamo dire che il Signore ha aperto le strade.

Uno dei progetti più belli che portiamo in carcere si chiamo Progetto Sicomoro.

Si base sul vangelo di Luca, cap. 19, il brano su Zaccheo che è un usuraio, non una persona per bene, un uomo che invece Gesù chiama per nome, davanti alla folla tra cui c’erano sicuramente anche le sue vittime. Noi con questo progetto portiamo dentro il carcere vittime di reato; quando i detenuti ascoltano le storie delle vittime tutto cambia. E quanto più i criminali hanno compiuto reati terribili, tanto più cambiano. Quando incontriamo i detenuti ci accorgiamo che pensano di essere loro le vittime, vittime della società, della povertà, e che sono vittime anche le loro famiglie, poi incontrano le vere vittime e capiscono invece che ci sono altre vittime. Abbiamo fatto questo progetto anche con ergastolani che sono ancora in carcere dopo 10 anni dal Progetto, ma che stanno cambiando il carcere dall’interno. E lo abbiamo fatto anche con i musulmani e con i testimoni di Jehova. Abbiamo avuto un testimone di Jehova che ci ha chiamato dopo 3 anni dall’aver partecipato al Progetto con noi e ci ha chiesto di diventare cattolico. Io ho chiesto, “perché vuoi diventare cattolico? Tu sei nato in una famiglia di testimoni di jehova, i tuoi ti abbandoneranno.” E lui ha risposto, “i miei mi hanno presentato un Dio che giudica, voi mi avete portato un Dio che perdona, e io voglio questo Dio”.

Quando le vittime si raccontano, i detenuti abbassano la testa, si vergognano. All’inizio è uno scontro, poi diventa un incontro, e l’Incontro è dato dallo stesso dolore, perché il dolore non è buono o cattivo, è dolore. E questo crea l’incontro.

Abbiamo incontrato un uomo, un ergastolano, killer, che è ancora in carcere, che aveva avuto 3 sentenze di ergastoli. Non si perdonava i suoi omicidi, non perdonava se stesso. Continuava a confessare al Cappellano sempre lo stesso peccato di omicidio, ed era a rischio di suicidio. Poi ha incontrato la vittima che noi abbiamo portato dentro, una giovane donna calabrese a cui era stato ucciso il fratello, perché i genitori non avevano voluto pagare il pizzo, la tangente. E questa ragazza ha detto a questo uomo, “se gli assassini di mio fratello fosse come te, li perdonerei.” Questo uomo solo in quel momento si è perdonato. E la mamma di questo uomo lo andava a trovare ogni mese, e non sapeva nulla della partecipazione a questo progetto Sicomoro da parte del figlio. Lui ci ha raccontato che quando è stato condannato, la madre gli ha detto, “io pregherò sempre per te, e saprò che Dio ha ascoltato le mie preghiere quando vedrò i tuoi occhi brillare come quando eri piccolo”.

Questo uomo durante tutto il progetto ha pianto molto, e quando la madre dopo il progetto è andata a trovarlo in carcere, ha riconosciuto subito i suoi occhi e gli ha detto “ora i tuoi occhi brillano come quando eri piccolo.” Quelle lacrime gli avevano lavato gli occhi ma anche il cuore.

E adesso questo uomo viene mandato nelle scuole a fare la sua testimonianza e poi torna in carcere. È un ergastolano. Però è libero, perché Gesù promette la liberazione, non la libertà e lui si sente un uomo libero, e questo perché qualcuno di noi è andato a trovarlo nel carcere. Questi progetti che portiamo in carcere liberano anche le vittime. Abbiamo incontrato una mamma a cui avevano ucciso il figlio e voleva solo vendetta, non giustizia, vendetta. E lei diceva “oltre ad avere perso un figlio, io sono diventata cattiva”. Poi è entrata in carcere con noi, ha incontrato degli assassini e ha riconosciuto in loro lo stesso suo dolore, l’altra faccia della medaglia, ma lo stesso dolore. E lei ora dice “non pensavo di essere liberata da chi è in carcere.” Lei non chiede più vendetta, annuncia il perdono. E quindi con questa Associazione lavoriamo sia per i detenuti che per le vittime. Formiamo i nostri volontari perché vadano in carcere, e all’inizio ci dicono “perché dovremo andare in carcere, è meglio buttare la chiave.” Invece dopo essere entrati, cambia la mentalità fuori, nella società, nel loro ambiente familiare, tra i loro amici. E quindi è un lavoro su più piani, dentro e fuori. Perché anche noi cattolici dobbiamo cambiare la mentalità, anche le nostre famiglie, devono essere più accoglienti.

I nostri imprenditori devono aprire le porte per il lavoro, perché si può cambiare. Perché l’uomo e la donna che incontrano Gesù possono cambiare. Perché Gesù cambia i cuori e le menti. Stiamo portando in Italia, iniziamo tra poco un nuovo progetto, si chiama il viaggio del prigioniero. Si basa sul vangelo di Marco. È stato ideato da un ex detenuto. Un uomo drogato, spacciatore, che ha incontrato dentro il carcere i carismatici, che gli hanno annunciato l’amore di Gesù, Lui è un Inglese e dopo essere uscito dal carcere ha pensato “come posso fare per aiutare altri come me?” E ha ideato questo progetto, che si limita a presentare Gesù, attraverso il vangelo di Marco, si presenta Gesù. Lui dice che il Vangelo racconta se stesso. E racconta che gli apostoli pur essendo stato 3 anni con Gesù erano cechi. Non avevano capito la missione di Gesù, il valore della redenzione della morte di Gesù. Però poi quando arriva lo Spirito Santo si aprono i loro occhi. E la prova è che mettono tutto in comune. Noi porteremo questo progetto in Italia cominciando dalla Calabria e poi in tutta Italia.

Abbiamo già formato i primi 100 volontari, ma ne servono altri mille. Perché vogliamo arrivare al maggior numero di detenuti. Questo progetto prevede per 8 settimane il viaggio del carcerato e, dopo, proponiamo il battesimo nello Spirito, quindi il seminario di vita nuova. È un grande lavoro che ci attende, ma Gesù sta già lavorando per questo. Dice la scrittura, che Gesù mandava avanti a due a due, i suoi discepoli nei villaggi in cui lui doveva entrare, e siamo sicuri che ci sono già tante carceri dove lui vuole entrare. Cerca solo donne e uomini generosi che entrino. La nostra visione è di spezzare il ciclo del crimine, e solo lo Spirito Santo può farlo. Noi da soli non possiamo farlo. Grazie.

Roma, 25 settembre 2022

Orlando Rose D’Costa

Prende il via a Nairobi in Kenya la formazione dei coordinatori di PFI che inizieranno il progetto “Il Viaggio del Prigioniero”.

Prende il via a Nairobi in Kenya la formazione dei coordinatori di PFI che inizieranno il progetto “Il Viaggio del Prigioniero”.

Insieme a numerose nazioni provenienti da tutti i continenti, è presente anche Prison Fellowship Italia con una numerosa delegazione: insieme alla presidente Marcella Reni e alla Vice Presidente Paola Montello, anche i due coordinatori del progetto italiano Mariapia Romeo e Francesco Paolo Di Turo e, nel ruolo di interpreti, Orlando e Mary Ann D’Coste. 

“Il Viaggio del Prigioniero – dice la presidente Reni- è un progetto innovativo che si propone di portare Gesù a un milione di detenuti entro il 2023 nel mondo. Si stima che siano oltre 12.000.000 i detenuti ristretti in 18.500 carceri e molti di questi uomini e di queste donne non hanno mai ricevuto la buona notizia, ossia che Gesù ha il potere di trasformare la loro vita. Noi vogliamo aiutare i detenuti ad intraprendere un viaggio con Gesù che per primo ha fatto esperienza di ciò che loro stessi provano: paura, solitudine, alienazione, abbandono.”

Tra i ministeri nazionali di Prison Fellowship International sono presenti a Nairobi anche Ucraina, Nigeria, Namibia, Burkina Fasu e Togo, Sud Africa, Argentina, Colombia, Uganda, Costa Rica, Romania, Zimbabwe, Paraguay, Repubblica Domenicana, Guinea.

La settimana di formazione si concluderà con la visita al carcere di Nairobi. 

TPJ – “Il Viaggio del Prigioniero”

TPJ – “Il Viaggio del Prigioniero”

Evangelizzare: perché, chi, dove, come?
Qualsiasi cristiano si è fatto queste domande molte volte riuscendo raramente a dare o a darsi risposte soddisfacenti ed esaustive. L’annuncio della buona notizia che c’è un Dio che ci ama incondizionatamente, che si è fatto carico delle nostre colpe per liberarci, che ci considera così preziosi da morire per noi, è la pietra fondante della nostra felicità.
Noi di Prison abbiamo una proposta per dare una risposta a queste domande.

Evangelizzare perché l’amore di Dio ha dato un senso alla nostra vita ed è logico e spontaneo trasmettere questa felicità, rendere tutti partecipi di quest’amore libero e coinvolgente.
Naturalmente abbiamo scelto di partire dai carcerati: abbandonati dalla società (mettiamoli in prigione e buttiamo via le chiavi, fine pena mai), preziosi agli occhi di Dio (quello che fate ad uno di loro è come l’aveste fatto a me). Partire dagli ultimi ci assicura un cammino pieno, felice e lungo.

Il dove diventa scontato. In Italia ci sono 189 istituti penitenziari con circa 55.000 detenuti. Sicuramente vicino a te c’è una prigione e per il nostro progetto sono tutte idonee.
Veniamo al come, che di solito rappresenta l’ostacolo maggiore.

TPJ – The Prisoner’s Journey – Il viaggio del prigioniero, sono i tre modi per chiamare questo nuovo progetto. Scopo del progetto è di presentare la figura di Gesù Cristo, scoprire il suo amore per noi, vedere che tutta la sua vita è stato un mezzo per starci vicini, capire che con Lui sono morte le nostre colpe e con Lui siamo risorti liberati e pronti ad una vita nuova.
Due facilitatori incontrano 8 volte per due ore 10-12 detenuti in un’aula all’interno del carcere. Guidati da un manuale dettagliato e semplice, fanno conoscere la vita e le opere di Gesù attraverso il vangelo di Marco.

Condurre queste sessioni è veramente facile e qualsiasi persona seria e di buon senso può farlo. Noi curiamo i contatti con le istituzioni e abbiamo già formato 80 volontari in tutta Italia. Naturalmente ne servono molti altri per cui, se sei interessato, rivolgiti direttamente a noi.

 

Pierpaolo Trevisan

Buon Natale!

Buon Natale!

Quest’anno è stato un altro anno molto duro per tutti noi.

Penso che pochi avrebbero immaginato che il Covid avrebbe ancora causato grossi problemi dopo quasi due anni da quando è iniziata la pandemia. Nonostante la grande interruzione delle nostre attività con i detenuti e l’impatto più ampio all’interno delle nostre famiglie e comunità, ci sono molte luci che brillano nell’oscurità, come Camp for Kids, il Progetto Sicomoro a Fossombrone, il progetto “Genitori dentro e fuori” a Palmi e “l’altRa cucina…per un pranzo d’amore” a Ivrea, Opera, Rebibbia e Cagliari.

Dobbiamo anche riconoscere che ci sono molti che hanno sofferto profondamente in questa stagione e per questi abbiamo fede che: “Non spezzerà una canna incrinata” (Isaia 42,3).

 

Uniamoci nella gioia di portare l’amore di Gesù ai carcerati, alle loro famiglie e alle vittime.

 

Prego che abbiate tutti un meraviglioso e benedetto Natale e un Anno nuovo ricco di ogni grazia materiale e spirituale

 

Marcella

L’ALTrA Cucina…per un pranzo d’amore

L’ALTrA Cucina…per un pranzo d’amore

Il consueto pranzo stellato di Natale per i detenuti di quattro carceri italiane si terrà nel rispetto delle norme anti Covid-19.

L’evento si svolgerà il 21 dicembre 2020 in quattro carceri italiane contemporaneamente. Questo è l’appuntamento che ogni anno Prison Fellowship Italia, in collaborazione con il Rinnovamento nello Spirito Santo e la Fondazione Alleanza, ha con i detenuti di alcune carceri italiane.

In occasione delle festività natalizie, all’interno di alcuni Istituti penitenziari italiani, da alcuni anni vengono organizzati pranzi per i detenuti con una peculiarità: ai fornelli chef stellati e a servire ai tavoli stelle del mondo dello spettacolo: cantanti, attori, comici e personaggi dello sport che, durante il pranzo, si esibiscono per rallegrare i commensali.

Lo scopo non è soltanto quello di donare un giorno di festa a chi soffre l’esperienza dolorosa del carcere, ma anche quello di richiamare l’attenzione di tutti e coinvolgere il maggior numero di persone per far sì che il carcere – come dice Papa Francesco – possa “diventare un luogo di inclusione e di stimolo per tutta la società, perché sia più giusta, più attenta alle persone”.

Negli ultimi anni hanno offerto volontariamente il loro tempo e la loro arte: Heinz Beck, Cristina Bowerman, Anthony Genovese, Giancarlo Perbellini, Matteo Baronetto, Agostino Iacobucci, Lorenzo Cuomo, Giuseppe Iannotti, Marco Moroni, Giampiero Colli, Tommaso Arrigoni, Marianna Vitali, Gianmarco Carli, Pietro D’Agostino, Ivan Milani, Antonio Pisaniello, Filippo La Mantia, Carmine Giovinazzo.

Numerosissimi gli artisti famosi che hanno animato e condotto lo spettacolo fra i quali: Ficarra e Picone, Nek, Edoardo Bennato, Pippo Franco, Martufello, Lorella Cuccarini, Pamela Villoresi, Luca Barbarossa, Annalisa Minetti, Franco Nero, Max Diotallevi, The Sun, Beatrice Bocci, Alessandro Greco, Amara, Marco Capretti, Franco Fasano, Beatrice Fazi, Pino Campagna, Nancy Brilli, Teresa De Sio, Pupi Avati, Gianni Testa, Livia Azzariti, Paola Perego e il manager Lucio Presta, Attilio Fontana, Stefano Jurgens e molti altri.

Quest’anno a Rebibbia femminile torna Cristina Bowerman che guida il ristorante “Glass Hostaria”, che per l’occasione cucinerà insieme a Luciano Monosilio, famoso per la sua carbonara e Roy Caceres, anche lui chef stellato del ristorante “Metamorfosi”.

Lo chef stellato Emilio Barbieri del ristorante “Strada facendo” di Modena, cucinerà per i detenuti della Casa di reclusione di Castelfranco Emilia.

Marianna Vitale chef del ristorante “Sud” di Quarto (NA) cucinerà per i detenuti del carcere di Salerno.

Invece all’Istituto minorile di Cagliari – Quartucciu i pasti gourmet preparati dal famoso chef Luigi Pomata de “La prova del cuoco” arriveranno già confezionati e sigillati.

In questo tempo così difficile e sfidante, anche il più piccolo gesto fa la differenza.

Nei prossimi giorni sarà possibile avere degli approfondimenti sull’iniziativa “L’ALTrA Cucina…per un pranzo d’amore” sul nostro sito web https://www.prisonfellowshipitalia.it/ e sui nostri social @PrisonFellowshipItalia

Alessia Penna

Vuoi sostenere Prison Fellowship Italia nel progetto “L’ALTrA Cucina…per un pranzo d’amore”?

A Dio Daniela

A Dio Daniela

Ciao Daniela.
Come la vergine saggia, a mezzanotte, all’arrivo dello Sposo eri pronta.
Adesso riposa nell’eternità ❤️
Ringraziamo Dio per il dono che sei stata per noi, per Prison Fellowship Italia, per i tanti detenuti che hai incontrato e incoraggiato, per le vittime che hai consolato.
Non dimenticheremo mai il tuo meraviglioso sorriso.
Grazie per il bene immenso che ci lasci, grazie per la tua testimonianza di fede e gioiosa carità.
Ci ritroveremo e sarà festa