Quando la musica rompe i silenzi…La Festa della Musica nel Carcere maschile di Rebibbia, a Roma

Dall’Europa all’America Latina, dall’Africa all’Asia, sebbene con modalità e armonie diverse, la Festa della Musica continua a essere celebrata in tantissimi Paesi del mondo. Superando confini e barriere, il linguaggio universale della musica rappresenta uno straordinario strumento di coesione tra storie di vita, etnie e sensibilità culturali anche profondamente distanti.

Anche quest’anno, in occasione della sua 32ª edizione, la musica entra tra le sbarre di numerosi istituti penali, tra cui quello della Sezione maschile della Casa Circondariale di Rebibbia.

L’evento – che normalmente si festeggia ogni anno il 21 giugno, in coincidenza del solstizio d’estate – entrerà nel carcere romano il 26 giugno per iniziativa dell’Amministrazione Penitenziaria congiuntamente alla Direzione dell’Istituto nella persona della Dott.ssa Teresa Mascolo, all’organizzazione dell’Area Trattamentale, in collaborazione con il personale di Polizia Penitenziaria.

Dalle ore 17.00 alle ore 20.00, un intero pomeriggio di musica, spettacolo e poesia coinvolgerà circa 100 detenuti del penitenziario e le loro famiglie.

Grazie anche al supporto di diverse associazioni di solidarietà, tra cui VIC (Volontari in Carcere) e Prison Fellowship Italia, che operano da anni all’interno del sistema detentivo, saranno presenti numerosi ospiti.

Tra questi, Simone Cristicchi e Amara, figure di spicco del panorama artistico italiano, da sempre impegnate nella promozione di percorsi di solidarietà e sostegno per chi vive situazioni di marginalità sociale.

Saranno inoltre presenti la cantante Beba Albanesi, i comici Marco Capretti e Geppo, insieme a molti altri artisti.

Prenderanno parte all’iniziativa anche Ilaria Spada e Raffaella Mangini, da anni impegnate in vari progetti con l’Associazione Metide e nella promozione della cultura cinematografica all’interno delle carceri.

Lo spettacolo sarà presentato dai comici Cristian Generosi e Barbara Boscolo (i “Sequestrattori”), insieme a Elisabetta Ferracini.

Molto attesa anche l’esibizione di alcuni detenuti che hanno frequentato il laboratorio musicale dell’istituto guidato da Stefano De Angelis, con la band “Onorati Coffee Maker”.

La voce dei luoghi

Quest’anno il tema ufficiale della manifestazione è “La Voce dei Luoghi” e gli istituti penitenziari si configurano come realtà a cui restituire centralità e voce.

Abitarli con suoni, armonie e spettacolo significa squarciare l’isolamento, a volte il silenzio, offrendo ai ristretti un orizzonte di condivisione con il mondo esterno e una rinnovata promessa di speranza e futuro.

La promozione di iniziative, attività culturali e artistiche nelle carceri offre infatti opportunità di confronto, stimola la partecipazione attiva e rafforza quei valori di inclusione e responsabilità che costituiscono elementi fondamentali nei percorsi di recupero e di reintegrazione sociale.

“La musica ha la capacità di raggiungere luoghi dove spesso le parole non arrivano. Anche dietro le sbarre può diventare occasione di incontro, ascolto e speranza.”

Recidiva Zero con il Digitale: formazione e inclusione per costruire nuove opportunità

Recidiva Zero con il Digitale: formazione e inclusione per costruire nuove opportunità

Milano, 10 giugno 2026 – Ha preso il via oggi il progetto Recidiva Zero con il Digitale, un progetto selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale e coordinato da IFOA in partenariato con Universo Cooperativa Sociale, Randstad Italia, Prison Fellowship Italia e MEET Digital Culture Center, insieme alla Casa Circondariale Torino – Lorusso e Cutugno, la Casa Circondariale Monza, Casa di reclusione di Milano – Bollate, la Casa Circondariale Roma Rebibbia e Roma Rebibbia Nuovo Complesso.

Il progetto ha come obiettivo l’introduzione nelle carceri di un modello formativo innovativo e scalabile, che supera i corsi tradizionalmente offerti in ambito carcerario per proporre ai detenuti una formazione digitale di alto livello; azzerare la recidiva e trasformare questa iniziativa in un modello replicabile a livello nazionale, creando un reale ponte tra formazione, occupazione e reinserimento sociale: secondo i dati citati dal CNEL nell’ambito del programma “Recidiva Zero”, la recidiva tra gli ex detenuti che accedono a un percorso lavorativo può scendere fino al 2%. Lo stesso rapporto evidenzia che la formazione professionale coinvolge solo una quota molto limitata dei detenuti (circa il 6%), suggerendo un forte potenziale di miglioramento attraverso percorsi strutturati di qualificazione professionale.

Saranno coinvolte diverse Case Circondariali tra il Nord e il Centro Italia (Lombardia, Piemonte e Lazio) per promuovere il reinserimento sociale e lavorativo di 80 detenute/i attraverso un percorso educativo che prevede un’integrazione tra competenze digitali, soft skills e sviluppo personale. Il percorso formativo prevede attività 1.818 ore di attività teoriche e pratiche, finalizzate all’acquisizione di competenze digitali certificate, allo sviluppo delle soft skills e all’orientamento professionale. La formazione sarà erogata prevalentemente in presenza presso gli istituti penitenziari coinvolti, con il supporto di piattaforme digitali e strumenti di e-learning.

A sostenere il progetto entrano in campo anche realtà come Cisco, Cisco Academy, Confprofessioni, Anitec-Assinform e Smartive, che contribuiranno mettendo a disposizione know-how, percorsi formativi qualificati e reti di relazioni, garantedp la qualità delle attività previste e rafforza l’impatto del progetto.

Le dichiarazioni dei partner

“Con Recidiva Zero, IFOA trasforma la formazione digitale in un concreto motore di riabilitazione” ha commentato Umberto Lonardoni, Direttore generale di IFOA, coordinatori del progetto “Il nostro obiettivo è duplice: offrire ai detenuti competenze spendibili per il loro reinserimento lavorativo e sociale e, al contempo, contrastare il mismatch che penalizza le imprese. Siamo convinti che il lavoro qualificato sia una delle chiavi dell’inclusione sociale: dare alle persone gli strumenti tecnici per entrare nel mondo del lavoro significa trasformare la rieducazione in una reale opportunità di futuro.”

Prison Fellowship commenta così la propria partecipazione al bando: “Partecipiamo al Progetto “Recidiva zero con il digitale” perché crediamo che nessuno sia il proprio errore. Desideriamo donare a ciascun partecipante una nuova consapevolezza di sé attraverso strumenti concreti capaci di restituire piena dignità alla persona”.

“In qualità di partner dell’iniziativa, Randstad Italia mette in campo l’eccellenza e il know-how dei propri professionisti per valorizzare il talento attraverso il progetto Back2work. Ci occupiamo in prima linea di bilancio delle competenze, orientamento mirato e inserimento efficace dei candidati nel mercato del lavoro. Parallelamente, guidiamo il nostro network di aziende verso le opportunità del progetto, promuovendo una cultura aziendale inclusiva e orientata al futuro”, dichiara Randstad Italia.

“Il progetto Recidiva Zero con il Digitale rappresenta per noi un’occasione preziosa per ampliare e rafforzare questo lavoro, mettendo a sistema esperienze, competenze e partnership che condividono la stessa visione di inclusione e innovazione sociale”, sottolinea Universo Cooperativa Sociale Onlus.

“Per MEET partecipare a Recidiva Zero con il Digitale significa portare la nostra missione di diffusione della cultura digitale in un contesto dove l’accesso alla conoscenza può avere un impatto profondo sulla vita delle persone. Crediamo che le competenze digitali non siano soltanto strumenti professionali, ma anche chiavi di accesso alla cittadinanza attiva, all’autonomia e alla partecipazione sociale”, aggiunge MEET Digital Culture Center.

«Confprofessioni – dichiara il presidente di Confprofessioni, Marco Natali – considera la dimensione sociale parte integrante della propria missione. Le professioni non generano soltanto valore economico, ma rappresentano uno strumento di inclusione e crescita per le persone e le comunità. In questo senso, i liberi professionisti possono contribuire concretamente ai percorsi di reinserimento delle persone detenute, mettendo a disposizione competenze, formazione e opportunità di orientamento al lavoro”.

Aggiunge Smartive: “Siamo felici di sostenere Recidiva Zero perché è un progetto che dà concretezza a un’idea di trasformazione in cui crediamo profondamente. Formazione, cultura dell’errore, ownership e lifelong learning non sono solo competenze utili al lavoro: sono life skill che possono cambiare il modo in cui le persone rileggono la propria esperienza e immaginano il futuro. In un contesto come quello della popolazione detenuta, questo impatto diventa ancora più evidente.”

Il Fondo per la Repubblica Digitale

Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta.

Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inattivi, lavoratori a rischio disoccupazione a causa dell’automazione, studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado, operatori dell’economia sociale, persone detenute e in condizioni di vulnerabilità.

L’obiettivo è sperimentare progetti di formazione e inclusione digitale e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali.

Per maggiori informazioni fondorepubblicadigitale.it.

VOCI OLTRE LE MURA

VOCI OLTRE LE MURA

Entrare nell’Istituto Penale per Minorenni “Cesare Beccaria” di Milano non è mai un gesto neutrale: significa attraversare un confine umano prima ancora che fisico e accettare che ciò che si incontra lì dentro lasci un segno. Per lavoro sono abituata a farlo: entro come avvocata, con un ruolo riconoscibile, con una funzione che precede la persona e che, in qualche modo, impone rispetto. Questa volta, però, è stato diverso. Non avevo un incarico, non avevo un titolo da esibire. Entravo solo come volontaria dell’Associazione Prison Fellowship Italia, con le mani vuote e il cuore esposto. E mentre il lento, pesante e arrugginito cancello si chiudeva alle mie spalle, alle ore 08:35 di giovedì 18 dicembre 2025, una domanda mi risuonava dentro: <<Può una prigione rendere libero chi vi entra?>>. Perché dietro quelle sbarre non ci sono solo errori commessi o etichette da indossare, ma vite che restano umane, con storie, fragilità e un desiderio futuro che chiede di essere riconosciuto.

Fin dai primi passi al suo interno, il carcere mi è apparso diverso da come spesso lo avevo immaginato. Il personale – Polizia Penitenziaria, educatori e mediatori culturali –  ha accolto me e gli altri volontari con attenzione e rispetto, mostrando una cura autentica per i bisogni dei ragazzi. Non un controllo freddo, ma una presenza vigile, fatta di ascolto quotidiano, di professionalità e umanità intrecciate.

Camminando negli spazi esterni, quelli che si affacciano sul cortile, il mio sguardo è stato catturato da alcuni murales coloratissimi: fucsia, verde acido, azzurro cielo, giallo girasole, colori vivi e accesi, in netto contrasto con il rosso mattone dei muri dell’Istituto, come se la creatività dei ragazzi provasse a scalfire, almeno con lo sguardo, la durezza delle pareti. Opere nate durante le ore settimanali di arteterapia, un’altra forma di linguaggio, un altro modo per esistere oltre l’errore.

Prima ancora delle parole, ho percepito la loro presenza. Curiosi, indagatori, a tratti diffidenti, a tratti improvvisamente luminosi, rivolgevano a me uno sguardo diretto, senza filtri dal mio ruolo professionale. Giovani e vivi, con domande che non sempre trovano voce, portavano sui loro volti la mancanza di ciò che di più essenziale ogni adolescente desidera: una famiglia, una casa, affetti stabili, un senso di appartenenza, tutto ciò che per molti di loro è distante o assente da troppo tempo. In quegli istanti, l’esuberanza dell’età conviveva con una profondità che nasce solo da chi ha conosciuto troppo presto il vuoto di queste assenze.

Quel giorno io, Angelica, Elena, Hillary, Ilaria e Sonny non eravamo lì solo per “fare qualcosa per Natale”. Eravamo lì per portare il Natale oltre le mura, nel suo significato più semplice e vero: stare insieme. Natale come famiglia, anche quando la famiglia è lontana, spezzata, assente. Natale come tavola condivisa, come tempo donato, come possibilità di sentirsi parte di qualcosa, almeno per qualche ora.

Il profumo del cibo, preparato dallo Chef Juan Lema della Trattoria Mirta di Milano, ha inebriato subito i corridoi delle cinque Sezioni Ordinarie, annunciando che qualcosa di speciale stava accadendo. Un carrello per ogni Sezione e da lì è iniziato il nostro piccolo rituale: pulire l’area comune, apparecchiare la tavola con tovaglie rosso Natale, sistemare bicchieri e posate. Gesti semplici, ripetuti e condivisi con i ragazzi. Per una volta le loro mani non erano ferme o controllate, ma impegnate a prendersi cura di uno spazio comune, a preparare un luogo di incontro.

Poi ci siamo seduti a tavola. Noi volontari, i ragazzi e anche gli educatori delle singole Sezioni. Alcuni ragazzi mi hanno offerto il loro cibo, come si fa quando si riconosce l’altro come ospite. In quel gesto, così spontaneo, c’era molto più di una condivisione materiale: c’era fiducia. Qualcuno ha iniziato a raccontarsi, parlando della propria famiglia, della mancanza di casa, dell’udienza di pochi giorni prima. Parole dette sottovoce, senza clamore, affidate a un ascolto che non giudica. Tra sorrisi accennati, risate improvvise, preghiere islamiche e una collaborazione spontanea, le distanze si accorciavano: non c’erano ruoli da difendere, ma persone che facevano qualcosa insieme, come accade in una casa quando ci si prepara a stare a tavola. Il Natale era tutto lì: nel mangiare insieme, nel raccontarsi, nel sentirsi, per un attimo, famiglia.

A un certo punto sono arrivate le canzoni. Con l’aiuto degli artisti che hanno accettato di sostenere questa straordinaria iniziativa, i ragazzi hanno iniziato a improvvisare. Cantavano con entusiasmo, con sorrisi larghi, con un ritmo allegro e orecchiabile. A noi volontari sembravano canzoni leggere, quasi spensierate. Solo dopo abbiamo capito che non lo erano affatto.

Tutte parlavano della stessa cosa: della mancanza della mamma, della nostalgia della loro terra, del dolore di essere lontani da casa. Dentro quella musica era racchiuso tutto ciò che portano dentro ogni giorno. La musica permetteva loro di dire l’indicibile, di trasformare la sofferenza in suono, il dolore in qualcosa che può essere condiviso. Ho compreso ancora una volta quanto questo linguaggio sia essenziale e quanto la presenza degli artisti sia preziosa: perché l’arte apre spazi di libertà dove la parola si ferma.

Prima di salutarci, abbiamo lasciato ai ragazzi un dono semplice, ispirato a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Un segno essenziale, pensato per dire ciò che a volte le parole non riescono a contenere. Non sapevamo come sarebbe stato accolto. E invece lo hanno custodito con una cura che ci ha sorpresi: appeso negli spazi comuni, conservato nelle loro stanze. Come si fa con ciò che conta davvero.

La volpe disse al Piccolo Principe:
<<Per favore, addomesticami>>.
<<Che vuol dire?>> chiese lui.
<<Vuol dire creare un legame>> rispose la volpe.
<<Vuol dire che tu sarai importante per me,
e io lo sarò per te
>>.
Il Piccolo Principe tornò ogni giorno alla stessa ora.
Si sedeva un po’ più vicino.
La volpe imparò ad aspettarlo.
<<Ora i tuoi passi sono diversi da tutti gli altri>> disse la volpe.
<<E il grano mi ricorderà il colore dei tuoi capelli>>.
Quando venne il momento di salutarsi,
il Piccolo Principe era triste.
<<È normale>> disse la volpe.
<<Se mi hai addomesticata, ci saranno anche le lacrime.
Ma ne è valsa la pena
>>.
Il Piccolo Principe capì che addomesticare
non vuol dire possedere,
ma volersi bene.

In quel gesto silenzioso c’era il desiderio di trattenere un incontro. Il Piccolo Principe e la sua volpe ci hanno accompagnati anche lì, ricordandoci che addomesticare, come dice la volpe, non significa possedere, ma creare legami. Significa prendersi il tempo di conoscersi, scegliersi ogni giorno, rendere l’altro unico attraverso la presenza e l’attesa. Significa accettare che l’incontro comporti una responsabilità, perché quando si crea un legame non si è più indifferenti. Ogni cuore, soprattutto quello ferito, ha bisogno di essere addomesticato così: con pazienza, con attenzione, con uno sguardo che non passi oltre ma resti.

A fine pranzo, un ragazzo mi ha fatto vedere la sua “camera”. La condivideva con altri tre compagni: letti uno accanto all’altro, pochi spazi personali. Eppure sulle pareti c’era il mondo esterno: squadre di calcio, cantanti, fotografie di famiglia. Tutto ciò che viene da fuori è conservato e appeso con cura, come se quelle pareti diventassero una finestra aperta sul mondo, un mondo per non perdere il legame con ciò che manca.

Poi è arrivato il momento di uscire. Gli stessi ragazzi che ci avevamo salutato con timidezza all’inizio della mattina, ci hanno accompagnati all’uscita con affetto. Ci hanno stretto la mano, ci hanno ringraziato, uno ad uno. In quei gesti semplici c’era il senso profondo di quel Natale condiviso.

Ma insieme ai saluti è tornata anche la domanda più difficile: dove andranno? Sono ancora così piccoli, così fragili e spesso torneranno da dove sono venuti. E quel “da dove sono venuti” è, troppe volte, il motivo per cui oggi sono qui.

Eppure, proprio dentro questa inquietudine, continua a vivere una speranza ostinata. La speranza che un giorno, quando questi ragazzi avranno scontato la loro pena, li attendano nuove pagine da riempire. Pagine bianche, bianche come il bucato steso sulle terrazze, mosso dal vento, esposto alla luce, visibile a tutti.

Il 18 dicembre 2025 sono entrata in carcere per condividere un pranzo con i giovani dell’Istituto Penale per Minorenni “Cesare Beccaria” di Milano perché nessuno è solo il suo errore e perché il Natale, prima ancora che una festa, è un incontro che può accadere ovunque. Anche dietro le sbarre.

Sono uscita dal Beccaria con il cuore pieno e in ascolto: pieno per ciò che ho ricevuto, in ascolto per ciò che resta da fare. Perché se è vero che quei ragazzi sono “dentro”, è altrettanto vero che una parte di loro – fatta di musica, arte, affetto e desiderio futuro – è già pronta a uscire. E chiede solo di non essere lasciata sola.

Concludo con un grande grazie all’Associazione Prison Fellowship Italia che insieme a Rinnovamento nello Spirito Santo e a Fondazione Alleanza del RNS, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e con il patrocinio del CONI Comitato Regionale Lazio, ha realizzato l’iniziativa “L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore”, il più grande evento di Natale nel sistema carcerario italiano, che per un giorno trasforma gli spazi del carcere, riempiendoli di festa, vita e umanità.

 

Sara Dealessandri

Nessuno viene abbandonato: il Natale di Prison Fellowship Italia nelle carceri italiane

Nessuno viene abbandonato: il Natale di Prison Fellowship Italia nelle carceri italiane

Quando il Natale entra in carcere: 56 istituti, migliaia di persone, un solo gesto di umanità

Per un giorno, le sbarre hanno smesso di essere confine.
Le mense si sono trasformate in tavole imbandite, i corridoi in luoghi di incontro, i silenzi in dialogo. È accaduto giovedì 18 dicembre, quando 56 istituti penitenziari italiani, dal Nord al Sud del Paese, hanno vissuto un Natale diverso grazie a “L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore”, il più grande evento natalizio mai realizzato nel sistema carcerario italiano.

Con “L’Altra Cucina… per un pranzo d’amore”, Prison Fellowship Italia ha portato il Natale insieme a Rinnovamento nello Spirito Santo – movimento ecclesiale che conta in Italia oltre 1.600 gruppi e comunità – e a Fondazione Alleanza del RnS, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e con il patrocinio del CONI – Comitato Regionale Lazio. Una sinergia che da oltre dieci anni rende possibile ciò che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile: entrare in carcere non solo con un servizio, ma con una presenza vera.

In quelle stesse ore, mentre fuori si correva verso le festività, oltre 9.000 persone detenute si sono sedute a tavola insieme a volontari, artisti, agenti penitenziari, educatori e, in alcuni casi, anche ai propri familiari. Sono stati serviti più di 30.000 piatti, preparati con cura da oltre 70 chef dell’alta cucina italiana, affiancati da brigate e volontari provenienti da tutta Italia.

Ma, come ha sottolineato Giuseppe Contaldo, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, «non è stato solo servito un pranzo: sono state fatte carezze. Le persone detenute si sono sentite accolte, guardate, riconosciute». Una frase che restituisce il senso profondo di una giornata che ha avuto poco a che fare con l’assistenzialismo e molto con la dignità.

Volti noti, gesti semplici, presenze che restano

Nelle carceri di Roma e Milano, così come in molti altri istituti coinvolti, il pranzo è stato accompagnato da presenze che hanno scelto di mettersi al servizio, senza palcoscenico. A Rebibbia, Filippo La Mantia – presenza storica dell’iniziativa – ha cucinato ancora una volta per il carcere maschile, affiancato dallo chef Massimiliano Orsini, trasformando la cucina in un luogo di riscatto possibile. Accanto a loro, artisti, giornalisti, sportivi e volti della cultura hanno servito ai tavoli, condividendo tempo e ascolto.

Nel carcere minorile di Nisida, a Napoli, il pranzo è diventato anche racconto e arte: Massimiliano Gallo, insieme al cast del film La Salita, ha portato ai ragazzi detenuti una testimonianza forte, legata proprio a quel luogo, dove l’arte può diventare strumento di rinascita. A Vicenza, la presenza di Francesca Michielin ha trasformato la giornata in un incontro fatto di musica, parole e sguardi capaci di superare le distanze.

In altri istituti, come Gorizia, Sassari, Cagliari-Uta, Torino, Milano Opera, Velletri, Fermo, Ivrea, Spoleto e Palermo, il pranzo ha assunto forme diverse, ma sempre con lo stesso cuore: tavole curate, centrotavola realizzati dai detenuti stessi, volontari che servivano con un sorriso e ascoltavano storie spesso taciute per anni.

Una macchina di solidarietà che funziona

Dietro questa giornata, c’è stato un lavoro imponente e silenzioso. Oltre 1.300 volontari, coordinati in gran parte grazie al Rinnovamento nello Spirito Santo e alle realtà territoriali, hanno reso possibile ogni dettaglio. Accanto a loro, circa 700 agenti penitenziari hanno garantito sicurezza e supporto, dimostrando che la collaborazione istituzionale può generare bellezza anche nei contesti più complessi.

Fondamentale il sostegno dei partner che hanno creduto nel progetto non solo economicamente, ma condividendone la visione: Tempi di Recupero, che ha messo in rete chef e professionisti della ristorazione; Cassa di Risparmio di Pesaro, Manalive e P.R. Editoria di Lisa Di Giovanni, che hanno accompagnato questa edizione con un supporto concreto e continuativo. A loro si aggiungono sponsor e donatori che, spesso lontani dai riflettori, hanno reso possibile ogni singolo piatto servito.

Le parole che restano

«Facciamo parte di un movimento che sta illuminando gli angoli più bui del nostro Paese», ha dichiarato Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia. «Non portiamo solo un pranzo, ma una possibilità di incontro che parla di futuro. In carcere nascono punti di svolta veri, quando qualcuno decide di non voltarsi dall’altra parte».

Un pensiero che trova eco anche nelle parole di Papa Leone XIV, più volte richiamate durante l’iniziativa: «Il Signore ci ripete che nessuno vada perduto». Ed è proprio questo il filo rosso che ha attraversato le 56 carceri italiane coinvolte: la convinzione che nessuna storia sia definitiva, che ogni persona possa essere guardata oltre l’errore commesso.

Un Natale che lascia traccia

Quando le tavole sono state sparecchiate e le cucine hanno ripreso il loro ritmo quotidiano, qualcosa è rimasto. Non solo nelle fotografie o nei racconti, ma negli sguardi di chi, per qualche ora, si è sentito parte di una comunità.

L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore si è conclusa, ma il suo messaggio continua a camminare: dentro le carceri, nelle città, nelle storie di chi ha scelto di esserci. Perché, come dimostra questa giornata, la speranza non è un’idea astratta, ma un gesto concreto condiviso attorno a una tavola.

A conclusione di questa edizione, la presidente di Prison Fellowship Italia, Marcella Reni, ha voluto già guardare avanti, con la consapevolezza che la speranza non è mai improvvisazione ma cammino condiviso.

«Quello che abbiamo vissuto oggi – ha dichiarato – è stato come servire pranzi su un’unica grande tavola imbandita, apparecchiata contemporaneamente in 56 luoghi diversi del Paese. Un segno potente di comunione, di responsabilità e di futuro».

È in questa visione che Marcella Reni ha annunciato che i prossimi Pranzi di Natale de “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore” si terranno il 16 dicembre 2026. Un impegno già preso, un lavoro che è già iniziato, perché la speranza – come la giustizia e la dignità – si costruisce insieme, giorno dopo giorno.

Roma, il 18 dicembre 2025
di Francesco Di Turo

Il Natale che non lascia indietro nessuno: un pranzo condiviso nelle carceri italiane

Il Natale che non lascia indietro nessuno: un pranzo condiviso nelle carceri italiane

“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”

Giovedì 18 dicembre 2025

Pranzi “stellati” per i detenuti e le detenute in oltre 56 Istituti penitenziari italiani
in occasione del Santo Natale

a cura di Daniela Di Domenico

«Il Natale è di tutti!». Anche, e soprattutto, di chi ha dimenticato il sapore di un abbraccio, di un sorriso e di un piatto speciale.

Da oltre dieci anni, le associazioni Prison Fellowship Italia, Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione Alleanza del RnS, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e con il patrocinio del CONI Comitato Regionale Lazio, restituiscono quei sapori, quel senso di famiglia attraverso l’iniziativa “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”, l’evento di Natale più grande nell’ambito del nostro sistema carcerario, che per un giorno contamina di festa e di vita gli spazi asettici del carcere.

A raccontare questo Pranzo di Natale e le problematiche legate al mondo carcerario (previsto giovedì 18 dicembre in contemporanea in oltre 56 istituti penitenziari), molti ospiti illustri del mondo istituzionale in occasione della Conferenza stampa, ospitati in Senato dalla Sen. Giusy Versace:
il Sen. Andrea Ostellari, Sottosegretario alla Giustizia,
Massimo Parisi, vice capo del DAP,
Maria Alessandra Ruberto, direttore generale per la Giustizia minorile e dí comunità;
Irma Conti, componente del collegio del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale;
Massimiliano Gallo, attore e regista;
Gianni Testa, produttore discografico e manager;
Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia (PFIt);
Giuseppe Contaldo, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS);
la chef Anna Maria Palma,
Carlo Vasani, vice presidente di Tempi di Recupero.

Ha moderato la Conferenza l’autore e conduttore televisivo Domenico Gareri.

Questi i numeri della solidarietà: oltre 1300 volontari, oltre 100 artisti che serviranno le gustose portate preparate con cura da oltre 70 chef stellati o dell’alta cucina italiana.

Tanti i piatti creati ad hoc nelle cucine dei penitenziari, per unire ma anche per rievocare i profumi di casa, del piacere di stare in famiglia, che a Natale bussano prepotentemente alla porta del cuore.

Il numero degli istituti che aderiscono a questa iniziativa continua a moltiplicarsi ogni anno:

Teramo, Vasto, IPM Catanzaro, Crotone, Palmi, Paola, Laureana di Borrello, Corigliano Rossano, Vibo Valentia, Vallo della Lucania, Ariano Irpino, Avellino, Aversa, IPM Nisida, Napoli Secondigliano, Napoli Poggioreale, Salerno, Eboli, Bologna, Castelfranco Emilia, Parma, IPM Casal del Marmo (Roma), Sez. Maschile di Rebibbia (Roma), Sez. Femminile di Rebibbia (Roma), Velletri (RM), Lecco, Lodi, Milano Opera, Monza, IPM Milano, Ancona Barcaglione, Ancona Montacuto, Fermo, Pesaro, Ivrea, Torino, Verbania, IPM Bari, IPM Quartucciu (CA), Onanì-Mamone (NU), Lanusei (NU), Cagliari-Uta sezione maschile, Cagliari-Uta sezione femminile, Sassari, IPM Caltanisetta, IPM Catania, Palermo Pagliarelli, Siracusa, Massa, IPM Firenze, Siena, IPM Pontremoli, Vicenza e, per la prima volta, anche Gorizia, Spoleto e Livorno.

«Come Fiamme Azzurre ho spesso partecipato a iniziative in carcere – ha affermato Giusy Versace –. Credo che, a pochi giorni dal Giubileo dei detenuti celebrato da papa Leone, fosse giusto promuovere questa iniziativa, per cui faccio i miei complimenti, perché aprire le porte del carcere a un pranzo natalizio solidale è un gesto di misericordia, che ricorda a tutti che la dignità umana non conosce sbarre e che la speranza può rinascere anche dietro le mura, grazie ad iniziative di volontariato di questa natura».

«Grazie all’amica Giusy Versace – ha risposto Marcella Reni, presidente di PFIt – per averci aperto le porte di questo prestigioso Palazzo, a tutti coloro che sono intervenuti e a quanti ci hanno dato fiducia e ci aiutiamo a portare avanti questa iniziativa. Gli Istituti quest’anno sono tantissimi con pranzi stellati preparati appositamente per loro. In particolar modo, all’IPM di Casal del Marmo, la chef Anna Maria Palma preparerà “lo stufato”… perché “me so’ stufato di stare qui dentro”!».

Tante le particolarità di questa edizione, ha proseguito Marcella Reni:
«Tra i tantissimi chef, alcuni hanno vissuto il carcere in prima persona, come nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso dove ci saranno lo chef Filippo La Mantia e Massimiliano Orsini che, dopo l’esperienza carceraria, con la cucina sono rinati. Al recupero non solo delle materie prime ma anche delle vite, in prima linea, con noi da moltissimo tempo c’è l’associazione Tempi di Recupero a cui va tutta la gratitudine. Abbiamo comunque tantissimi ospiti… Tra questi un influencer particolare: un sacerdote, don Vitale Luongo».

Per sensibilizzare i ragazzi e i docenti a questa iniziativa, sono stati fatti anche degli incontri negli istituti alberghieri.

Nel carcere di Ancona Montacuto ci sarà il teatro dei burattini per allietare i bambini e le famiglie dei detenuti presenti al Pranzo.

Numeri da record: ad Avellino il pranzo sarà servito a tutti i detenuti, circa 900 persone, e a Spoleto a 450 persone raggiunte nelle varie sezioni.

In totale a tavola siederanno circa 9000 detenuti, sotto il controllo e l’instancabile lavoro di circa 700 agenti penitenziari.

La mise en place, curata nei minimi particolari e spesso corredata da centritavola realizzati dagli stessi detenuti con il sostegno delle associazioni, spetterà a 1500 volontari che quest’anno serviranno, insieme agli artisti, oltre 30.000 piatti distribuiti su tutte le carceri coinvolte.

A Nisida a servire i minori saranno Massimiliano Gallo e il suo cast del film “La Salita” (girato nel carcere minorile dello stesso istituto), sua opera prima in uscita nei primi mesi del 2026.

A Velletri, si esibirà, tra i tanti comici, Federico Melis, figlio di un’agente e di un educatore penitenziari.

Per la prima volta entrerà nel carcere anche un food blogger, Vincenzo Sarno, per condividere la sua esperienza sul pranzo preparato a Rebibbia maschile.

Dal cinema allo sport, con Amaurys Perez e Rachele Sangiuliano, rispettivamente ex campioni mondiali della pallanuoto e della pallavolo, e gli ex calciatori Alberto Faccini e Antonio Tempestilli.

Dallo sport alla moda, con la presenza di M. F. Missoni, presidente della nota Casa di moda.

Quest’anno con loro, a patrocinare questa enorme sfida di solidarietà, per la prima volta ci sarà anche il CONI Comitato Regionale Lazio, che, nella persona del presidente Alessandro Cochi, ha donato palloni e altro materiale sportivo per i detenuti e le detenute di Rebibbia.

Marcella Reni ci ha tenuto a ringraziare in modo particolare il Ministero di Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, precisando che, contrariamente alla narrazione attuale, l’autorizzazione all’evento è stata data in sole 48 ore.

«Da ogni caduta ci si deve poter rialzare – ha affermato il presidente del Rinnovamento nello Spirito, Giuseppe Contaldo –. Il Signore continua a ripeterci che una sola è la cosa importante: che nessuno vada perduto. Lo ha detto papa Leone XIV nella messa del Giubileo dei detenuti, celebrata a San Pietro. Questa consapevolezza, tanto più concreta perché fondata sull’esperienza diretta di volontari che durante tutto l’anno sono accanto ai detenuti, ha spinto il RnS e PFI a impegnarsi affinché la gioia del Natale, con il calore dell’amicizia, potesse raggiungere un numero più ampio possibile di persone detenute, lenire il dolore di tanti, lontani dai propri affetti, e dare speranza. Questo pranzo per noi è come una carezza… tutti abbiamo bisogno di sentirci amati e di sentire che la nostra vita è degna di essere vissuta anche nei momenti più difficili».

Roma, 16 dicembre 2025

 

“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”

“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”

Giovedì 18 dicembre 2025

Pranzi “stellati” per i detenuti e le detenute in oltre 56 Istituti penitenziari italiani in occasione del Santo Natale

Anche quest’anno, l’associazione Prison Fellowship Italia (che opera da anni con diverse iniziative all’interno delle carceri), insieme a Rinnovamento nello Spirito Santo (movimento ecclesiale che conta in Italia oltre 1600 gruppi e comunità) e Fondazione Alleanza del RNS, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e con il patrocinio del CONI Comitato Regionale Lazio, realizza l’iniziativa “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”, l’evento di Natale più grande nell’ambito del sistema carcerario italiano, che per un giorno contamina di festa e di vita gli spazi asettici del carcere.

Il Pranzo di Natale si svolgerà giovedì 18 dicembre in contemporanea in oltre 56 istituti penitenziari, molti dei quali apriranno le porte a questa iniziativa per la prima volta.

Nutrito il popolo generoso della solidarietà: oltre 1300 volontari, oltre 100 artisti che serviranno le gustose portate preparate con cura da oltre 70 chef stellati o dell’alta cucina italiana. I sapori e i profumi esalati dalle cucine dei penitenziari saranno quelli delle nostre regioni, della cucina mediterranea, ma anche sapori nuovi, frutto di contaminazioni derivanti da esperienze in Paesi lontani.

La solidarietà, anche quest’anno, ha il volto e le braccia tese di tantissime città: Teramo, Vasto, IPM Catanzaro, Crotone, Palmi, Paola, Laureana di Borrello, Corigliano Rossano, Vibo Valentia, Vallo della Lucania, Ariano Irpino, Avellino, Aversa, Eboli, IPM Nisida, Napoli Secondigliano, Napoli Poggio Reale, Salerno, Bologna, Castelfranco Emilia, Parma, Gorizia, IPM Casal di Marmo (Roma), Rebibbia maschile e femminile (Roma), Velletri, Lecco, Lodi, Milano Opera, Monza, IPM Milano, Ancona Barcaglione, Ancona Montacuto, Fermo, Pesaro, Ivrea, Torino, Verbania, IPM Bari, IPM Quartucciu, Onanì-Mamone, Lanusei, Nuoro, Cagliari-Uta maschile e femminile, Sassari, IPM Caltanisetta, IPM Catania, Palermo Pagliarelli, Siracusa, Massa, IPM Firenze, Siena, IPM Pontremoli, Livorno, Vicenza.

Un Pranzo di Natale speciale perché a realizzarlo, con le loro brigate, saranno chef stellati e cuochi dell’alta cucina provenienti da tutta Italia, e a servirlo volti noti del mondo dello spettacolo, della cultura, del giornalismo e campioni che hanno scritto pagine importanti della storia dello sport.

Molti gli artisti e sportivi che hanno già accettato di sostenere questa straordinaria iniziativa. Tra questi, solo per citarne alcuni: Alessandro Preziosi, Elisa Isoardi, Massimiliano Gallo e il cast del film “La Salita”, Rosanna Lambertucci, Raimondo Todaro, Giusy Buscemi, Jan Michelini, Cristina Donadio, Gigi e Ross, Valeria Fabrizi, Pierdavide Carone, Francesca Michielin, Benjamin Mascolo, Morena Gentile e ancora molti altri.

I commensali del Pranzo saranno circa 9000 detenuti, sotto il controllo e l’instancabile lavoro di 700 agenti penitenziari. La mise en place, curata nei minimi particolari e spesso corredata da centritavola realizzati dagli stessi detenuti, sarà gestita da 1500 volontari che, insieme agli artisti, serviranno oltre 30.000 piatti distribuiti su tutte le carceri coinvolte.

Nel carcere maschile di Rebibbia, a Roma, cucinerà per il dodicesimo anno consecutivo l’oste e cuoco Filippo La Mantia, presenza immancabile ai Pranzi di Natale fin dalla prima edizione. Con lui, dietro ai fornelli, lo chef Massimiliano Orsini. Entrambi hanno conosciuto la detenzione (nonostante La Mantia sia stato poi dichiarato non colpevole) e hanno trasformato quell’esperienza dolorosa in un nuovo inizio, diventando oggi stimati cuochi dell’alta cucina italiana.

A sedersi a tavola, come ogni anno, saranno la solidarietà e la generosità di tante persone, a partire dai tantissimi artisti coinvolti e dalle numerose associazioni, fondazioni e brand che hanno aderito all’iniziativa. Quest’anno, con loro, per la prima volta anche il CONI Comitato Regionale Lazio.

Le dichiarazioni

«Il conto alla rovescia per i pranzi di Natale stellati in oltre 56 carceri italiane è iniziato – ha dichiarato Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia –. Facciamo parte di un movimento che sta illuminando gli angoli più bui del nostro Paese… Questi sono i punti di svolta e, grazie alla generosità di tanti, li stiamo vedendo in tutte le carceri.»

«Entreremo nelle carceri per portare un abbraccio, un sorriso, ascoltare il loro dolore, interrompere l’isolamento e vestirlo di nuova speranza – ha affermato Giuseppe Contaldo, presidente del Rinnovamento. – Senza amore e speranza si muore! E i cristiani conoscono una speranza che non delude.»

Conferenza Stampa

Tutti i dettagli saranno resi noti durante la Conferenza Stampa di presentazione, che si terrà martedì 16 dicembre alle ore 16.00 presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, Piazza Madama 11. Sarà possibile seguire l’evento anche in diretta streaming.


Note di accreditamento

Per accreditarsi alla Conferenza Stampa è necessario scrivere a segreteria.versace@senato.it (in copia a daniela.didomenico@prisonfellowshipitalia.it) con i propri dati anagrafici e documentali.

Per partecipare ai Pranzi di Natale in carcere occorre inviare richiesta a daniela.didomenico@prisonfellowshipitalia.it o daniela@rns-italia.it con documento e indicazione dell’istituto prescelto.

Roma, 4 dicembre 2025

Daniela Di Domenico
Ufficio Stampa Prison Fellowship Italia
Cell. 3394590180
daniela.didomenico@prisonfellowshipitalia.it
daniela@rns-italia.itLocandina Conferenza Stampa Senato 2025 Versace 16 dic Pranzi di Natale PFIt prov “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore” - Prison Fellowship Italia