da Editore Prison | Apr 16, 2020 | Blog
È sempre importante poter osservare gli avvenimenti da prospettive differenti. È meraviglioso vedere come spesso coloro che sono guidati da Dio, pur trovandosi in situazioni diverse, concordino su molte cose. Si è parlato di Davide e di come lui descriva la situazione dei detenuti in questo momento delicato, adesso è il turno di Angelo che racconta gli avvenimenti dall’altro punto di vista. Quello che colpisce è la delicatezza e la commozione con cui parla degli eventi che hanno interessato le carceri nei giorni scorsi, anche lui come Davide mette in primo piano il rispetto per il prossimo e la necessità di far fronte comune in una situazione di crisi come questa. Il suo credere fermamente nel buono dell’umanità, nella giustizia e la sua disponibilità facendo della sua vita un servizio è la dimostrazione che il bene può sempre vincere. Può vincere confidando in Dio, come conclude Angelo stesso citando Alessandro Manzoni, “[…] che non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.”
Domenica 8 Marzo festa della donna….. ma non c’è nulla da festeggiare o da ricordare, non abbiamo lo spirito giusto, la giusta serenità per poterlo fare.
Le notizie che arrivano sono apocalittiche, anche l’Italia come la Cina è “impestata” da questo fetente virus che sta portando morti e tristezza in ogni essere umano.
Attraverso la TV iniziano ad arrivare le prime notizie dal carcere di Salerno delle proteste di alcuni detenuti. Il pensiero va ai colleghi e come questa notizia farà breccia negli altri istituti penitenziari. Lunedì 9 marzo mi trovavo in ferie per accompagnare mio nipote, che arrivava dal Sud, in un paese ad 80 Km dal mio, dove avrebbe iniziato un nuovo lavoro. Mentre ero alla guida dell’auto nel mio telefono continuavano ad arrivare svariati messaggi. Pensai: “li leggerò al mio arrivo”. Appena arrivati iniziai a leggere i messaggi del mio telefono. Ricordo mia moglie che, guardandomi nel volto, mi disse: “che succede?” Gli audio e i video che mi inviarono alcuni colleghi di servizio in altri carceri erano tragici. Carceri in fiamme, detenuti evasi, poliziotti penitenziari feriti, detenuti morti. Dopo qualche minuto di silenzio, dove il cuore mi arrivò in gola, telefonai in Istituto per chiedere come era la situazione e se era il caso di rientrare: tutto tranquillo mi risposero dall’altra parte del telefono.
In quei giorni, con molta professionalità e senso umano, il Direttore, il Comandante e noi, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, abbiamo comunicato ai ristretti cosa stesse accadendo di catastrofico fuori e che, visto la chiusura dei colloqui, avremmo garantito altri mezzi per comunicare con i familiari.
Adesso sono qui a prendere atto, a poche settimane dalle caldissime giornate che hanno visto coinvolti alcuni Istituti penitenziari in un turbinio di violenze e devastazioni assurde ed ingiustificate, che il problema del Coronavirus ne è stato l’alibi.
La frangia più violenta dei detenuti di alcuni penitenziari, come detto, ha strumentalizzato le richiamate decisioni assunte dal Governo per fronteggiare l’emergenza “coronavirus”, prese a tutela degli stessi, dei loro familiari e di chiunque in carcere lavori!
Ma io non voglio ricordare questi fatti negativi, frutto di qualche balordo, perché in realtà gli Istituti interessati dai fatti violenti gravissimi sono stati una decina sulle circa 200 carceri presenti in Italia.
Quanti saranno stati i detenuti coinvolti in questi fatti incresciosi sui più di 60.000 presenti nei vari Istituti penitenziari? Quanti di loro sono stati al rispetto dei decreti e delle regole che venivano e vengono tutt’oggi impartite dal Governo?
Ebbene, la maggior parte di loro ha manifestato la propria sofferenza e le proprie paure con responsabilità e senza ricorrere alla violenza, addirittura condannandola e distaccandosi da quelle azioni che hanno portato, e lo dico con molta tristezza, alla morte dei 13 detenuti per abuso di farmaci.
Molti di loro hanno dimostrato una spiccata solidarietà nei confronti di altri detenuti che, non avendo in possesso denaro, non avrebbero potuto chiamare i propri familiari, unico strumento rimasto.
Io non mi faccio trascinare da ciò che è negativo e penso che sia il momento di stringersi e lottare contro un nemico invisibile che non mi farà cambiare idea sulla parte buona dell’essere umano tanto che, in questo periodo storico così triste, che ha sorpreso una generazione incapace di gestire un’emergenza così grande, il mio pensiero va a tutti coloro che ci stanno rimettendo la vita, ai governanti, agli operatori sanitari, ai volontari, a tutti coloro che curano la nostra spiritualità, ma anche a noi forze dell’ordine che con professionalità, spirito di servizio, coraggio, abnegazione, senso del dovere e soprattutto senso dello Stato, facciamo, con i pochi mezzi a disposizione, tutto quanto è nelle nostre umane possibilità, per gestire gli eventi critici che si verificano ogni giorno, mettendo a rischio la nostra incolumità, in situazioni molto difficili e tese, dove ciò che fa la differenza è spesso la capacità di mantenere i nervi saldi, la lucidità e l’equilibrio. Un ultimo pensiero va al nostro buon Dio, anche Lui in questo periodo accusato ingiustamente, citando un pensiero di Manzoni, questo per dare speranza di un mondo migliore, compreso quello carcerario, “Dio… non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”.
Angelo
da Editore Prison | Apr 11, 2020 | Blog
“A noi tutti viene donato un grido di speranza: Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto”. Così ci esorta Don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani in una sua lettera indirizzata a tutti coloro che operano nel mondo del penale. Menzionando più volte Papa Francesco vuole arrivare a tutti, il suo messaggio è caloroso e pieno di speranza. Non si esime dal sottolineare come la recente epidemia abbia stravolto la nostra società e reso una situazione, quella delle carceri ancora più difficile. In questo tempo ogni individuo si sente sopraffatto da questa emergenza ed è così che ci si espone. L’uomo è fragile. Nonostante tutto però Dio verrà sempre in aiuto all’uomo: “Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati, perseguitati, ma non abbandonati; colpiti ma non uccisi…” (2 Cor. 8-9). Adesso più che mai c’è necessità di credere e guardare a Dio, a Gesù che non è lontano ma è più vicino di quanto si possa pensare. Egli è presente, come dice Don Grimaldi in tutti gli operatori sanitari, in tutte le persone ammalate, in tutti coloro che stanno vivendo una situazione di disagio. Arriva in modo risonante che adesso il compito di tutti è quello di farsi spalla per il prossimo, quello che conta è fare fronte comune, “remare insieme” per poter superare la tempesta che sta scuotendo e scompaginando il mondo. Questa Quaresima e questa Pasqua particolari non impediranno a Gesù di risorgere. “In questi giorni di Pasqua, nonostante tutto, le campane suoneranno ancora per annunciare il Cristo risorto il Signore si risveglia per risvegliare la nostra fede pasquale.”
Don Grimaldi congedandosi e facendo gli auguri pasquali invita tutti a lasciarsi abbracciare dal Signore, in questo modo si potrà annunciare che Gesù è la speranza e l’unica certezza della vita. Anche noi vi auguriamo una serena Pasqua, che il Signore possa rinascere in tutte le situazioni di disagio ed emergenza.
da Editore Prison | Apr 8, 2020 | Blog
L’emergenza Coronavirus spinge gli individui ad una profonda riflessione. Davide lo sa bene ed è proprio lui che offre uno spaccato della vita nelle carceri, apre uno spiraglio che permette di intravedere uomini e donne che vivono sempre isolati dagli altri. Il suo è un richiamo all’umanità. È un invito a guardare aldilà della percezione personale. Giunge spontaneo il parallelismo, chi è all’esterno non riesce a recepire le informazioni che riguardano coloro che stanno all’interno. Chiusi in quella cella quegli individui non hanno altre informazioni se non quelle snocciolate dalla tv, anche la loro routine viene stravolta improvvisamente; da un giorno all’altro scoprono di non poter più vedere i loro familiari. E come ben si sa, non è sempre facile comprendere quello che non si conosce. Colpisce come tutti siano pronti a giudicare. In una situazione come questa non ci si deve mai dimenticare che la persona che si ha davanti è un essere umano, in questi momenti bisogna riconoscersi tali e darsi una mano a vicenda. Non pensare che solo perché qualcuno si trova in una situazione diversa sia inferiore a qualcun altro. Conta stare insieme, fare fronte comune e pregare per tutti coloro che non ce l’hanno fatta e che stanno lottando. Senza giudizi, senza polemica, uniti per uscirne tutti insieme.
Lettera di Davide
Febbraio 2020 nessuno avrebbe mai immaginato risvolti simili Oggi ci ritroviamo rinchiusi, ristretti, limitati nel perimetro delle nostre abitazioni, a dividerci centimetri con i nostri familiari… e per fortuna li conosciamo!!!
Nessuno avrebbe mai immaginato risvolti simili…guardavamo i notiziari che riportavano notizie di un paese asiatico in preda ad una nuova emergenza sanitaria e chissà se i nostri pensieri hanno fatto lo stesso percorso…è possibile che ogni anno c’è una nuova influenza…e arrivano sempre da lì…è vero anche che lì si mangiano di tutto: cavallette, scorpioni, cani e forse persino le farfalle …a volte se le cercano!
Sapere che un problema risiede a migliaia di chilometri di distanza…sapere che il male, il dolore, i cattivi e gli infetti abitano da un’altra parte, circoscritti, relegati in un determinato luogo ci ricorda di quanto è pulita casa nostra, ma soprattutto che ci possiamo permettere il lusso di esprimere giudizi e di prendere le distanze da tutto quello che non ci riguarda.
Rinchiusi nelle nostre celle guardavamo l’evolversi di questa situazione esclusivamente da quello che passava la tv, e dico esclusivamente perché la nostra condizione ci permette notizie solo da tre canali, tv appunto, lettere e colloqui.
Ad un tratto l’emergenza è arrivata qui da noi, prima in un paesino, poi una città, poi una provincia, e ancora una regione…ecco, messe così in fila, sembra che ci abbia lasciato un tempo minimo per prepararci. Per come si allargava, si poteva percepire che la contaminazione sarebbe arrivato prima o poi nel mio paese, nella mia città e così via…da dentro la percezione è stata ben diversa, non avendo confronti su quello che accadeva realmente non si poteva minimamente immaginare un emergenza di tale portata. La percezione di chi guarda solo le notizie al tg, è quella che penso di tutti noi quando guardavamo le notizie al tg riferite alla Cina: non ne potevamo percepire la complessità, al massimo avremmo detto “povera gente”.
Poi all’improvviso la comunicazione di servizio: per problemi legati alla emergenza covid 19 è possibile effettuare i colloqui visivi con i propri familiari con un solo componente per famiglia e con mascherina.
Intanto i telegiornali continuavano ininterrottamente la loro processione sulla situazione in Italia e nel mondo…ma guardando il viso dei miei compagni di cella leggevo la stesa domanda che probabilmente loro leggevano nel mio…e probabilmente era la stessa domanda che si stavano ponendo i 62,000 detenuti delle carceri italiane: “ma come mai parlano di questa emergenza in tutti gli ambiti, ma dei carceri non dicono niente!”.
Nuova comunicazione di servizio: per problemi legati all’emergenza covid 19 si sospendono i colloqui familiari.
Non si fa in tempo a somatizzare una notizia che ne arriva un’altra.
Da qui, con tutto quello che lo precede, …il panico.
Mantova: i detenuti sequestrano il carcere.
Pavia: carcere in rivolta, Fossombrone, Palermo …Napoli
Foggia: 50 detenuti fuggono dal carcere, S.Vittore detenuti sui tetti, 2,4, 6,..10, 12 morti Tremila commenti a riguardo: pugno duro per i rivoltosi, se lo meritano, erano 12 drogati, sono andati subito in infermeria…erano in astinenza, per questo li tengono rinchiusi, … … … … … … A prescindere del motivo …ci siamo dimenticati che parliamo di … … … … 12 MORTI, 12 MORTI, 12 MORTI CI SONO DODICI MAMME CHE STANNO PIANGENDO I LORO FIGLI DODICI MOGLI, FIDANZATE…FIGLI Riteniamo davvero che relegando delle persone in quei posti ci eleggiamo a baluardo della civiltà?
Riflettere su queste morti ci renderebbe troppo umani?
Milano giovedì 26 marzo 2020 Davide M.
P.S. Con rammarico ho appena appreso della notizia di morte di un agente di polizia penitenziaria del carcere di Opera per corona virus …lascia moglie e figlia … Da detenuto penso che in questa situazione difficile tutti debbano fare la loro parte, provando anche a fare fronte comune, ma soprattutto stasera la mia preghiera va alle persone che non ci sono più, sperando che siano in un posto migliore.