da Editore Prison | Ago 6, 2024 | Blog
Sono tornata in carcere dopo tre settimane di sospensione, per un impegno di lavoro, dell’attività di catechista e ho rivisto i partecipanti al Viaggio del Prigioniero dopo più di un mese dalla conclusione del corso. Col Cappellano e con gli educatori si era convenuto che, per ragioni organizzative (si tratta di un contesto molto complesso), i primi partecipanti al “Viaggio” sarebbero stati i detenuti che frequentavano il catechismo, i quali hanno hanno accettato di buon grado un aggiustamento di rotta.
Entrare in carcere, ogni volta, mi emoziona e mi interroga. A iniziare dai simboli evangelici disseminati lungo il percorso che porta al cancello della “casa di reclusione”. Primo tratto: a destra un pozzo. Mi fa pensare alla familiarità di Gesù con chi la società del tempo non guardava con occhio caritatevole, e a cui Lui si annuncia come fonte inesauribile d’acqua viva. Aggiunge Gesù: “ chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv. 4,14). A sinistra una statua di Maria, accogliente (è anche lo spazio del presepe nel tempo di Natale), e penso a un vecchio racconto in cui Maria fa entrare le anime in Paradiso dalla finestra, se mai San Pietro tenesse chiusa la porta.
Passo il secondo punto di controllo, il metal detector, e cammino lungo un prato; penso al contrasto tra la bellezza della fioritura in diversi periodi dell’anno (mi posso permettere il lusso di guardare e apprezzare questi mutamenti – altri corrono veloci nelle loro varie mansioni) e il dolore nelle vite di chi vede questa macchia di verde dalle sbarre dai padiglione a lato o di fronte, vittime loro stessi del proprio errore. Ora c’è l’ intenso profumo di un fico; penso ai suoi vari significati (appare 44 volte nella Bibbia): dal riferimento al peccato che ci coinvolge TUTTI, al frutto della terra promessa, che pure è meta per tutti. Invoco lo Spirito Santo, chiedendogli di farmi portatrice di speranza e di pace.
Passo per una porta stretta, saluto gli agenti di polizia penitenziaria che incontro anche in questo passaggio, il personale è sempre gentilissimo e molto collaborativo, e scendo verso la Cappella, dove incontro i detenuti con i quali percorro un pezzo di strada dallo scorso autunno. Siamo contenti di rivederci: noi volontari siamo entrati nella loro vita, e ognuno di loro fa ora parte della nostra. Prima di iniziare a confrontarci sulle Letture della domenica, chiedo loro cosa è rimasto del Viaggio del Prigioniero, se in questo tempo ci hanno ripensato.
La risposta è unanime: è stata per tutti un’esperienza importante. Ce lo dicevano, che non vedevano l’ora che venisse il lunedì e che questo corso, diverso e coinvolgente, era molto apprezzato. Ne hanno parlato ad altri e sappiamo che ad altri piacerebbe, nel futuro, avere occasione di prendervi parte. I testimoni di questo esordio (speriamo in più repliche) vorrebbero, anzi, che non si perdesse la memoria di questo viaggio spirituale e che si potessero condividere quelle loro parole che sono andate a comporre i materiali oggetto e risultato delle riflessioni ad ogni tappa..
Nonostante si tratti di un gruppo eterogeneo, per capacità di lettura (un detenuto è ipovedente) e scrittura, per istruzione, tutti si sono aiutati, con grande impegno: verso se stessi, verso i “compagni di viaggio”, verso noi facilitatori.
Un partecipante mi dice che stava cercando risposta a tanti perché e ha avuto un aiuto; per tutti è stata l’occasione di conoscere meglio Gesù: “Gesù è misericordioso”, “so che perdona i peccatori”, “è morto e risorto per liberarci dai nostri peccati”, “è la nostra vera libertà”. “Ho capito”, dice un detenuto “il significato di conversione”.
Come già nel corso degli 8 incontri, viene ribadito l’impatto del video. Diverse e molto toccanti erano state le reazioni ai singoli episodi, alle tante testimonianze di vite ricostruite, anche se in stato di detenzione, dall’incontro con Gesù. Storie, ci hanno detto, in cui potersi identificare: “E’ la nostra vita, parla di noi”; storie di speranza, di passaggio dall’errore alla luce (penso al titolo del bel libro delle edizioni RnS: Oltre l’errore la Luce. Storia di una contagiosa conversione carceraria.)
Il video è di fortissimo impatto a cominciare dall’invito, nel promo, mediato da Isaia 1, 18: “Su, venite e discutiamo insieme; anche se avete ucciso qualcuno…L’invito di Dio è VIENI, FACCIAMO QUALCOSA INSIEME”. Abbiamo visto sguardi abbassati nel momento molto intenso e, come avevamo previsto, emotivamente e spiritualmente impegnativo, in cui s’immagina una parete su cui vengano affisse, esposte, le colpe; sappiamo che molti detenuti hanno effettivamente vissuto questa esperienza attraverso la stampa o i notiziari in rete; ho capito, da quando ho conosciuto questo gruppo di persone, quanto a loro pesi lo stigma sociale. Le attività di associazioni come Prison Fellowship servono anche ad abbattere il pregiudizio nei confronti di chi ha commesso errori, anche gravi, nella convinzione che nessuno deve essere identificato col suo errore.
Ma abbiamo visto anche gli sguardi illuminati, commossi, di chi sente su di sé lo sguardo amorevole di Dio.
Il Viaggio del Prigioniero è per tutti, in primo luogo per i facilitatori, un’occasione per riscoprire le radici della propria fede; per tutti l’annuncio che più forte del peccato è la Grazia.
Più di una volta ci è stato chiesto se ci sarà un seguito, un “dopo”, perché con la fine del corso, degli 8 incontri, non finisca il percorso iniziato. L’auspicio è che anche nel carcere di Parma alcuni detenuti possano intraprendere il cammino di Vita Nuova, un itinerario spirituale nel quale scoprire, in qualunque stato di vita, la potenza dello Spirito Santo, che fa “nuove tutte le cose” (Ap. 21,5).
Testimonianza di Carla Gnappi, volontaria di Prison Fellowship Italia
da Editore Prison | Lug 2, 2024 | Blog
Se volessimo riassumere la nostra esperienza con il Viaggio del Prigioniero, diremmo che potremmo darle il titolo di: “Viaggio con il Prigioniero.” Infatti, ci siamo presto resi conto che non è stato un invito a far viaggiare, ma a camminare insieme.
Con il procedere degli incontri, abbiamo perso, con dispiacere, alcuni corsisti che non erano più interessati a partecipare, ma i sette rimasti pian piano ci hanno dato fiducia e hanno condiviso con noi le loro esperienze di vita e le loro aspettative. Siamo stati colpiti da quanto le loro vite fossero distanti da Gesù; a parte due partecipanti, gli altri cinque ne avevano appena sentito parlare e persino il luogo di nascita era sconosciuto ai più. La risurrezione di Gesù e l’ascensione al cielo non erano concetti familiari, alcuni erano fortemente anticlericali, altri dubitavano dell’esistenza di Dio. Gesù era un estraneo.
Come poteva un ebreo percepito come “mitologico” avere una proposta per la loro vita oggi? Come può questa figura rendere liberi? Come può Gesù, invisibile, darmi un aiuto tangibile? Perché non si fa vedere? Queste domande e tante altre erano nei cuori dei partecipanti.
In queste condizioni, assolvere al compito assegnatoci da Prison Fellowship poteva sembrare irraggiungibile, ma ci siamo fidati di Gesù, certi che non avrebbe tardato a operare nei cuori di chi desiderava conoscerlo. Con il procedere delle sessioni, abbiamo capito che ci osservavano attentamente e che vedere la nostra certezza che le loro vite in mano al Signore potevano cambiare, è stato di forte incoraggiamento. Cresceva anche la nostra conoscenza reciproca, associando al volto il nome e la storia condivisa, e abbiamo visto che il loro stesso ritrovarsi insieme era diventato una forma di nuova collaborazione ed interazione nel rispetto delle opinioni di tutti. La curiosità piano piano cresceva, e l’attenzione al tema era percepibile. La struttura del corso ci ha permesso di sviluppare gradualmente la conoscenza di Gesù e i filmati abbinati alle sessioni sono stati di grande impatto.
Vi riportiamo alcune delle testimonianze sul corso che abbiamo ricevuto direttamente dai nostri “fantastici 7” che sono stati pionieri di questo corso qui a Lodi:
- “Lo consiglierei perché fa bene all’anima e al cuore.”
- “Perché apre la mente.”
- “Perché è sempre un imparare.”
- “Perché può aiutarti ad aprirti con altre persone.”
- “È impegnativo ma ottimo da fare.”
- “È un corso piacevole, interessante e soprattutto mi ha dato ispirazioni e forza.”
- “Mi è piaciuta l’armonia, lo scambio di pensieri e opinioni.”
- “Mi è piaciuto il gruppo dei miei compagni e l’interesse nella condivisione dei propri pensieri sull’argomento religioso.”
Siamo consapevoli che questo è solo un inizio, un seme seminato che ha bisogno della nostra preghiera e del supporto di altri volontari che non facciano perdere quanto il Signore ha seminato.
Per quanto riguarda noi guide, direi che siamo testimoni di grazia e per noi è stato un privilegio essere stati accolti dal carcere e dai prigionieri, che oggi chiamiamo compagni di viaggio. Ringraziamo Prison Fellowship e quanti hanno collaborato a questo progetto per questa preziosa opportunità, ringraziamo il Signore per essersi rivelato a noi con il volto dei fratelli prigionieri.
Margherita e Roberto
da Editore Prison | Lug 1, 2024 | Blog
Siamo lieti di informarvi che, in adempimento alle normative vigenti per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), abbiamo pubblicato la dichiarazione sui proventi derivanti dal 5×1000.
Questo atto di trasparenza è fondamentale per noi, poiché crediamo fermamente nell’importanza di rendere conto del sostegno ricevuto da parte di tutti voi, che con fiducia donate una parte delle vostre imposte per supportare le nostre attività.
Nella dichiarazione troverete dettagli relativi alle somme raccolte e alle modalità di utilizzo dei fondi, destinati a promuovere e sviluppare i nostri progetti a favore delle persone detenute e delle loro famiglie.
Potete consultare la dichiarazione sui proventi del 5×1000 cliccando qui.
Grazie di cuore per il vostro sostegno continuo e per contribuire a portare speranza e trasformazione nelle vite di chi ne ha più bisogno.
Prison Fellowship Italia
5×1000 Prison Fellowship Italia
da Editore Prison | Giu 14, 2024 | Blog
«Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono…» (Eb 13, 3).
Nonostante questo tempo estivo di vacanze e riposo, noi non ci dimentichiamo dei nostri fratelli carcerati. È stato confermato, infatti, anche per quest’anno, l’appuntamento dei Pranzi di Natale nelle carceri italiane. Un evento di solidarietà molto atteso da migliaia di detenuti e detenute ma anche dai volontari e dagli artisti del mondo dello spettacolo che, attraverso questa iniziativa, riscoprono il vero senso del Natale e del servizio agli ultimi.
Per noi di Prison Fellowship Italia, che con vari progetti entriamo nelle carceri italiane per spiegare come Gesù sia anche lì, tra quelle sbarre, il tempo del Natale si traduce in un’attenzione particolare a chi, privato della propria libertà, passerà i giorni di festa lontano dalla propria famiglia.
L’XI Edizione de “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’amore” avrà luogo giovedì 19 dicembre 2024. Molti gli Istituti penitenziari che hanno già espresso la volontà di aderire all’iniziativa. L’anno scorso sono stati ben 29 e il numero è destinato a crescere. L’Amore costruisce ponti, apre le porte ma per realizzare un sogno che si rinnova ogni anno, le nostre limitate risorse non bastano. L’impegno economico e organizzativo da sostenere è ingente, sempre oltre i costi stimati. Ogni anno, con l’aumento delle carceri coinvolte nel progetto, crescono notevolmente le spese e il nostro coinvolgimento per realizzare i numerosi Pranzi.
È fondamentale, dunque, già da ora, sensibilizzare a livello locale i fratelli affinché si attivino per la raccolta fondi, nella misura e nella modalità a loro più consona. Tante le iniziative che possono essere realizzate per raccogliere fondi e per avvicinare i fratelli a questo progetto che da 10 anni ci permette di regalare un sorriso e un Natale diverso a tantissimi fratelli ristretti.
da Editore Prison | Giu 5, 2024 | Blog
Domenica 26 maggio, a Cuneo, si è svolta la Convocazione regionale del RnS del Piemonte e Valle d’Aosta. Il coordinatore regionale, Gioacchino, ha invitato i volontari di Prison Fellowship Italia a partecipare e a presentare le proprie attività con uno stand e una testimonianza.
Al banchetto, i facilitatori dei progetti hanno potuto raccontare le esperienze vissute durante le missioni in favore dei fratelli e delle sorelle detenuti, invitando i visitatori a lasciare un’offerta attraverso la sottoscrizione della quota soci o “acquistando” il libro scritto da Marcella Reni, “Ne vale la pena”. Tante persone sono venute a informarsi, e alcuni hanno espresso il desiderio di partecipare alla giornata di formazione del progetto Il Viaggio del Prigioniero per coinvolgersi personalmente nelle attività di missione.
Nel primo pomeriggio, Antonella, la referente regionale di Prison Fellowship Italia, è stata chiamata a presentare la nostra associazione e i progetti Sicomoro, L’ALTrA Cucina, Il Viaggio del Prigioniero, Genitori dentro e fuori, Angel Tree e Camp for Kids. Ha testimoniato su ciò che Gesù Cristo opera nei fratelli e nelle sorelle detenute incontrati nei carceri.
Antonella ha iniziato il suo intervento a nome di tutti i volontari di Prison Fellowship Italia con queste parole: “Lascia che Gesù cresca in Grazia in te! ‘Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: Grazia su Grazia’ camminando giorno dopo giorno nel RnS. Lascia che Gesù cresca in Grazia in te. Lascia che il Signore ti ricolmi della Sua presenza, perché tu possa essere la Sua presenza nel mondo del carcere mediante i progetti di Prison Fellowship Italia!”
Ha concluso il suo intervento leggendo alcune testimonianze ricevute dalle persone detenute alla conclusione della loro partecipazione ai progetti.
Tutto per la maggior gloria di Dio!
