Sono tornata in carcere dopo tre settimane di sospensione, per un impegno di lavoro, dell’attività di catechista e ho rivisto i partecipanti al Viaggio del Prigioniero dopo più di un mese dalla conclusione del corso. Col Cappellano e con gli educatori si era convenuto che, per ragioni organizzative (si tratta di un contesto molto complesso), i primi partecipanti al “Viaggio” sarebbero stati i detenuti che frequentavano il catechismo, i quali hanno hanno accettato di buon grado un aggiustamento di rotta.
Entrare in carcere, ogni volta, mi emoziona e mi interroga. A iniziare dai simboli evangelici disseminati lungo il percorso che porta al cancello della “casa di reclusione”. Primo tratto: a destra un pozzo. Mi fa pensare alla familiarità di Gesù con chi la società del tempo non guardava con occhio caritatevole, e a cui Lui si annuncia come fonte inesauribile d’acqua viva. Aggiunge Gesù: “ chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv. 4,14). A sinistra una statua di Maria, accogliente (è anche lo spazio del presepe nel tempo di Natale), e penso a un vecchio racconto in cui Maria fa entrare le anime in Paradiso dalla finestra, se mai San Pietro tenesse chiusa la porta.
Passo il secondo punto di controllo, il metal detector, e cammino lungo un prato; penso al contrasto tra la bellezza della fioritura in diversi periodi dell’anno (mi posso permettere il lusso di guardare e apprezzare questi mutamenti – altri corrono veloci nelle loro varie mansioni) e il dolore nelle vite di chi vede questa macchia di verde dalle sbarre dai padiglione a lato o di fronte, vittime loro stessi del proprio errore. Ora c’è l’ intenso profumo di un fico; penso ai suoi vari significati (appare 44 volte nella Bibbia): dal riferimento al peccato che ci coinvolge TUTTI, al frutto della terra promessa, che pure è meta per tutti. Invoco lo Spirito Santo, chiedendogli di farmi portatrice di speranza e di pace.
Passo per una porta stretta, saluto gli agenti di polizia penitenziaria che incontro anche in questo passaggio, il personale è sempre gentilissimo e molto collaborativo, e scendo verso la Cappella, dove incontro i detenuti con i quali percorro un pezzo di strada dallo scorso autunno. Siamo contenti di rivederci: noi volontari siamo entrati nella loro vita, e ognuno di loro fa ora parte della nostra. Prima di iniziare a confrontarci sulle Letture della domenica, chiedo loro cosa è rimasto del Viaggio del Prigioniero, se in questo tempo ci hanno ripensato.
La risposta è unanime: è stata per tutti un’esperienza importante. Ce lo dicevano, che non vedevano l’ora che venisse il lunedì e che questo corso, diverso e coinvolgente, era molto apprezzato. Ne hanno parlato ad altri e sappiamo che ad altri piacerebbe, nel futuro, avere occasione di prendervi parte. I testimoni di questo esordio (speriamo in più repliche) vorrebbero, anzi, che non si perdesse la memoria di questo viaggio spirituale e che si potessero condividere quelle loro parole che sono andate a comporre i materiali oggetto e risultato delle riflessioni ad ogni tappa..
Nonostante si tratti di un gruppo eterogeneo, per capacità di lettura (un detenuto è ipovedente) e scrittura, per istruzione, tutti si sono aiutati, con grande impegno: verso se stessi, verso i “compagni di viaggio”, verso noi facilitatori.
Un partecipante mi dice che stava cercando risposta a tanti perché e ha avuto un aiuto; per tutti è stata l’occasione di conoscere meglio Gesù: “Gesù è misericordioso”, “so che perdona i peccatori”, “è morto e risorto per liberarci dai nostri peccati”, “è la nostra vera libertà”. “Ho capito”, dice un detenuto “il significato di conversione”.
Come già nel corso degli 8 incontri, viene ribadito l’impatto del video. Diverse e molto toccanti erano state le reazioni ai singoli episodi, alle tante testimonianze di vite ricostruite, anche se in stato di detenzione, dall’incontro con Gesù. Storie, ci hanno detto, in cui potersi identificare: “E’ la nostra vita, parla di noi”; storie di speranza, di passaggio dall’errore alla luce (penso al titolo del bel libro delle edizioni RnS: Oltre l’errore la Luce. Storia di una contagiosa conversione carceraria.)
Il video è di fortissimo impatto a cominciare dall’invito, nel promo, mediato da Isaia 1, 18: “Su, venite e discutiamo insieme; anche se avete ucciso qualcuno…L’invito di Dio è VIENI, FACCIAMO QUALCOSA INSIEME”. Abbiamo visto sguardi abbassati nel momento molto intenso e, come avevamo previsto, emotivamente e spiritualmente impegnativo, in cui s’immagina una parete su cui vengano affisse, esposte, le colpe; sappiamo che molti detenuti hanno effettivamente vissuto questa esperienza attraverso la stampa o i notiziari in rete; ho capito, da quando ho conosciuto questo gruppo di persone, quanto a loro pesi lo stigma sociale. Le attività di associazioni come Prison Fellowship servono anche ad abbattere il pregiudizio nei confronti di chi ha commesso errori, anche gravi, nella convinzione che nessuno deve essere identificato col suo errore.
Ma abbiamo visto anche gli sguardi illuminati, commossi, di chi sente su di sé lo sguardo amorevole di Dio.
Il Viaggio del Prigioniero è per tutti, in primo luogo per i facilitatori, un’occasione per riscoprire le radici della propria fede; per tutti l’annuncio che più forte del peccato è la Grazia.
Più di una volta ci è stato chiesto se ci sarà un seguito, un “dopo”, perché con la fine del corso, degli 8 incontri, non finisca il percorso iniziato. L’auspicio è che anche nel carcere di Parma alcuni detenuti possano intraprendere il cammino di Vita Nuova, un itinerario spirituale nel quale scoprire, in qualunque stato di vita, la potenza dello Spirito Santo, che fa “nuove tutte le cose” (Ap. 21,5).
Testimonianza di Carla Gnappi, volontaria di Prison Fellowship Italia