da Editore Prison | Set 13, 2022 | Blog
Evangelizzare: perché, chi, dove, come?
Qualsiasi cristiano si è fatto queste domande molte volte riuscendo raramente a dare o a darsi risposte soddisfacenti ed esaustive. L’annuncio della buona notizia che c’è un Dio che ci ama incondizionatamente, che si è fatto carico delle nostre colpe per liberarci, che ci considera così preziosi da morire per noi, è la pietra fondante della nostra felicità.
Noi di Prison abbiamo una proposta per dare una risposta a queste domande.
Evangelizzare perché l’amore di Dio ha dato un senso alla nostra vita ed è logico e spontaneo trasmettere questa felicità, rendere tutti partecipi di quest’amore libero e coinvolgente.
Naturalmente abbiamo scelto di partire dai carcerati: abbandonati dalla società (mettiamoli in prigione e buttiamo via le chiavi, fine pena mai), preziosi agli occhi di Dio (quello che fate ad uno di loro è come l’aveste fatto a me). Partire dagli ultimi ci assicura un cammino pieno, felice e lungo.
Il dove diventa scontato. In Italia ci sono 189 istituti penitenziari con circa 55.000 detenuti. Sicuramente vicino a te c’è una prigione e per il nostro progetto sono tutte idonee.
Veniamo al come, che di solito rappresenta l’ostacolo maggiore.
TPJ – The Prisoner’s Journey – Il viaggio del prigioniero, sono i tre modi per chiamare questo nuovo progetto. Scopo del progetto è di presentare la figura di Gesù Cristo, scoprire il suo amore per noi, vedere che tutta la sua vita è stato un mezzo per starci vicini, capire che con Lui sono morte le nostre colpe e con Lui siamo risorti liberati e pronti ad una vita nuova.
Due facilitatori incontrano 8 volte per due ore 10-12 detenuti in un’aula all’interno del carcere. Guidati da un manuale dettagliato e semplice, fanno conoscere la vita e le opere di Gesù attraverso il vangelo di Marco.
Condurre queste sessioni è veramente facile e qualsiasi persona seria e di buon senso può farlo. Noi curiamo i contatti con le istituzioni e abbiamo già formato 80 volontari in tutta Italia. Naturalmente ne servono molti altri per cui, se sei interessato, rivolgiti direttamente a noi.
Pierpaolo Trevisan
da Editore Prison | Mar 4, 2022 | Senza categoria
Erano gli anni ‘70 quando a Kitchener, al confine tra Canada e USA, i due educatori Yantzi e Peachey proposero ai giudici una pena diversa per due ragazzi che avevano vandalizzato delle abitazioni del paese: non più i vecchi progetti di rieducazione e colloqui psicologici, ma un serio programma di incontri con le famiglie danneggiate dalle loro azioni, e un impegno risarcitorio da garantire con il lavoro. Da qui inizia la teorizzazione, di psicologi ed educatori, di una possibile “mediazione vittima-offensore”. Dagli anni ‘80 in Nord America si diffonde l’ipotesi di una restorative justice.
È possibile “quantificare”, e quindi risarcire, i danni (morali, umani, materiali…) di un’infrazione della legge? È possibile analizzare, e guarire, l’impatto di un reato sulle vittime e sull’intera comunità? Secondo la cittadina di Kitchener sì, e questa intuizione ben presto si è diffusa in tutto il mondo, in teorie, studi e progetti dalle finalità comuni: mettere al centro la persona, comprendere, dialogare.
La giustizia riparativa è evoluta, nel tempo, tanto da essere istituzionalizzata. Pensiamo all’esempio della Germania, in cui già dagli anni ‘90 la mediazione autore-vittima ha fatto parte della giustizia minorile per poi estendersi a tutto il sistema giudiziario; o alla Finlandia, che investe in progetti di dialogo tra vittime e colpevoli tanto che delle 8000 mediazioni effettuate in un anno l’82% ha esiti positivi; o ancora al Belgio, in cui la mediazione è parte integrante del sistema penitenziario al punto che si parla di “detenzione riparativa”.
Allora questi progetti testimoniano che uno scambio comunicativo tra chi il reato l’ha commesso e chi l’ha subito può esserci, e può portare molto frutto. Si può, quindi, rimediare alle conseguenze di una condotta lesiva innanzitutto alle persone. Si può avere un coinvolgimento attivo e proficuo tra vittima, colpevole e società per riparare un crimine. Con una soluzione concordata, il consenso delle parti e un percorso di ascolto e dialogo si possono guarire cuori feriti e ricostruire ponti di umana solidarietà.
Se dunque il reato viene letto con occhio non ingenuo e idealista, ma umano e comprensivo, è possibile costruire nuove relazioni e rigenerata vicinanza. Certo, ingredienti necessari (da entrambe le parti) sono l’apertura al dialogo, e la disponibilità a rimediare a un errore che però non è mai senza possibilità di correzione. Ecco allora che il “modello riparativo” diventa possibile, e non solo strumento di rieducazione di chi ha commesso un errore, ma di nuova libertà e consapevolezza nelle persone e nella comunità civile intera.
Con apertura e ascolto, mettendo al centro la persona sofferente, non c’è patto sociale infranto che non possa essere riparato.
Xavier Trevisan
da Editore Prison | Gen 9, 2022 | Senza categoria
Colui che era seduto sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose!” (Apocalisse 21, 5)
È stato un anno piuttosto lungo. Tra le prove del 2021, siamo comunque rimasti impegnati nella nostra missione di “ricordare coloro che sono in prigione”. Grazie per il tuo fedele sostegno e le preghiere continue mentre serviamo coloro che sono dietro le sbarre e le loro famiglie. Da domani riprende il normale ritmo di vita e noi attendiamo con impazienza le cose nuove che Dio ha pianificato nel nuovo anno! Preghiamo che il 2022 sia un nuovo anno benedetto, sicuro e sano per te e per i tuoi cari.
Buon anno dai tuoi amici di Prison Fellowship Italia.
Marcella Reni
da Editore Prison | Dic 24, 2021 | Blog
Quest’anno è stato un altro anno molto duro per tutti noi.
Penso che pochi avrebbero immaginato che il Covid avrebbe ancora causato grossi problemi dopo quasi due anni da quando è iniziata la pandemia. Nonostante la grande interruzione delle nostre attività con i detenuti e l’impatto più ampio all’interno delle nostre famiglie e comunità, ci sono molte luci che brillano nell’oscurità, come Camp for Kids, il Progetto Sicomoro a Fossombrone, il progetto “Genitori dentro e fuori” a Palmi e “l’altRa cucina…per un pranzo d’amore” a Ivrea, Opera, Rebibbia e Cagliari.
Dobbiamo anche riconoscere che ci sono molti che hanno sofferto profondamente in questa stagione e per questi abbiamo fede che: “Non spezzerà una canna incrinata” (Isaia 42,3).
Uniamoci nella gioia di portare l’amore di Gesù ai carcerati, alle loro famiglie e alle vittime.
Prego che abbiate tutti un meraviglioso e benedetto Natale e un Anno nuovo ricco di ogni grazia materiale e spirituale
Marcella
da Editore Prison | Dic 22, 2021 | Senza categoria
ll Presidente, i membri del CdA e i volontari tutti di Prison Fellowship Italia Onlus si uniscono al dolore dell’amica e socia Rosy Rabini Mazzamurro e dei suoi familiari per l’improvvisa scomparsa del marito.