da Editore Prison | Mag 9, 2025 | Blog
Habemus Papam: è lo statunitense Leone XIV
Ha scelto il nome “Leone XIV” il nuovo Papa, lo statunitense Robert Francis Prevost.
È il primo Pontefice agostiniano e il primo Papa proveniente dall’America del Nord. Sessantanovenne, nato a Chicago, ha alle spalle una solida formazione accademica in Matematica e Filosofia.
Nel 1985 è stato inviato nella missione agostiniana di Chulucanas, a Piura, in Perú, dove ha operato per quasi trent’anni. Una lunga esperienza pastorale, umana e spirituale, che lo ha poi portato a Roma, dove è stato nominato prefetto del Dicastero per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.
Un nome che parla di pace e giustizia
La scelta del nome Leone XIV richiama esplicitamente il Pontificato di Leone XIII, figura di riferimento per la dottrina sociale della Chiesa e autore dell’Enciclica Rerum Novarum, considerata una pietra miliare sul tema della giustizia sociale e dei diritti dei lavoratori.
Un’eredità nel solco di Papa Francesco
Tra le prime parole rivolte al mondo da Papa Leone XIV, un forte appello all’unità, alla costruzione di ponti, alla pace e alla giustizia.
“Uniti, mano nella mano… Aiutateci a costruire i ponti, con il dialogo, con l’incontro.”
Parole che risuonano profondamente con la missione di Prison Fellowship Italia, fondata proprio sui valori dell’incontro, del dialogo e della riconciliazione. Un richiamo universale alla dignità umana, anche dove è più fragile, anche dentro le mura di un carcere.
La nostra preghiera
Con gioia e speranza, Prison Fellowship Italia offre al Santo Padre Leone XIV le proprie preghiere affinché possa essere guida spirituale per tutti i credenti e punto saldo per il mondo laico. In un tempo segnato da divisioni, incertezze e guerre, la sua figura rappresenta un segno profetico di speranza.
“Il male non prevarrà… camminiamo insieme, cercando sempre la pace e la giustizia.”
da Editore Prison | Apr 22, 2025 | Blog
Un sabato (stra)ordinario con il Progetto Sicomoro
Di Pierpaolo Trevisan, volontario PF Italia
Ore 4:00 del mattino.
Sembra un sabato come tanti per il Progetto Sicomoro: sveglia presto, colazione al volo e quattro ore di automobile per raggiungere puntuale il carcere “Le Vallette” di Torino. Ad aspettarmi ci sono Arcangelo, Chiara e Marco, insieme al gruppo delle vittime coinvolte nel percorso.
Ma questa volta qualcosa è diverso.
Sirene, telecamere e… imprevisti
Poco prima di arrivare, vengo superato da due furgoni della polizia penitenziaria a sirene spiegate, scortati da motociclisti della stradale. Non è mai un buon segno. Al mio arrivo, Marco mi informa che due vittime non potranno essere presenti per motivi personali.
All’interno del carcere, il caos: camion, attrezzature, personale in continuo movimento. Scopriamo che il regista Paolo Sorrentino sta girando alcune scene del suo prossimo film. A complicare ulteriormente le cose, durante la notte si è verificato un episodio che ha portato al trasferimento urgente di una decina di detenuti.
Risultato? Impossibile entrare nel reparto. Ci chiedono di ripassare “tra un’ora”. Come se fossimo in piazza per un caffè.
Cambio di programma: le relazioni aprono le porte
Decidiamo di tentare in un reparto vicino, dove avevamo concluso da poco un ciclo. Grazie ai permessi ottenuti da Arcangelo, ci lasciano entrare. La sensazione? Che ci stessero aspettando.
Il primo a venirmi incontro è Giovanni (nome di fantasia). Mi prende sottobraccio e mi accompagna a passeggio nel reparto. Dopo i convenevoli, si apre in un racconto profondo: dalla malavita al legame profondo con la sua compagna. Nei suoi occhi lucidi, il segno di un uomo che rilegge la propria vita, desideroso di una seconda possibilità.
Poi arriva Mauro, prossimo alla libertà. È pragmatico, pensa al futuro, alla sua famiglia, a come trovare un lavoro dignitoso che gli garantisca anche una pensione. Ragioniamo insieme su alcune alternative.
Intanto, anche Arcangelo, Chiara e Marco si confrontano con altri detenuti. Dopo un’ora, tentiamo nuovamente di accedere al reparto originario. Niente da fare.
“Pierpaolo, se non esco… faccio un gesto clamoroso”
Ci spostiamo in un altro reparto. Anche qui troviamo accoglienza e disponibilità. Ci danno un’aula e fanno circolare la voce: il Progetto Sicomoro è tornato.
Arriva Francesco (nome di fantasia), visibilmente scosso:
“Pierpaolo, se non riesco ad uscire a breve… faccio un gesto clamoroso.”
Parliamo a lungo, con calma. Ritrova un minimo di serenità. Poi, con grande dignità, racconta il progetto Sicomoro ai nuovi detenuti presenti. Le sue parole toccano tutti. Alcuni decidono subito di partecipare.
Il suo volto si distende. L’abbraccio finale è sincero. Ma so che avrà bisogno di preghiere e sostegno.
Alla fine, nessuna sessione. Ma tante porte aperte
Torniamo al reparto iniziale: ancora chiuso. Non sappiamo nemmeno se i nostri partecipanti siano stati tra i trasferiti. Lo scopriremo nei prossimi giorni.
È tardi. Ognuno torna a casa. Ma il pensiero della “sessione non fatta” continua a tormentarmi. Così, decido di telefonare a Marcella. Le racconto tutto.
E lei? Si mette a ridere. Di cuore.
“Pier, non pensi che tutto questo sia accaduto per permettervi di avere quei colloqui utili, lenitivi, balsamici?”
Rido anche io. Forse ha ragione.
Alle 16 spengo il motore davanti casa. E penso:
“Ma allora… il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?”
Il Sicomoro: molto più di un programma
Giornate come questa ci ricordano che le relazioni umane valgono più di qualsiasi programma. Anche quando sembra che tutto stia andando storto, è proprio lì che accadono i veri miracoli: in un gesto, una parola, uno sguardo che accende la speranza.
Scopri cos’è il Progetto Sicomoro: un percorso di consapevolezza che unisce detenuti e vittime nel segno della responsabilità e della trasformazione.
Vuoi partecipare o ricevere informazioni?
Contattaci o scrivi a info@prisonfellowshipitalia.it
da Editore Prison | Apr 18, 2025 | Blog
Pasqua in carcere: mani che benedicono e relazioni che rinascono
Casa Circondariale di Laureana di Borrello (RC), 14 aprile 2024
✍️ Articolo di Luana Di Bartolo – volontaria PFIt
«Le mie mani sono piene di benedizione…»
Con questo canto si è aperto, lunedì 14 aprile, il Pranzo di Pasqua nella Casa Circondariale di Laureana di Borrello (RC). Un momento pensato per donare ai detenuti un’occasione di pace, condivisione e rinascita, promosso da Prison Fellowship Italia, in collaborazione con il personale dell’Istituto e il cappellano.
Una tavola che accoglie, un simbolo di primavera
Tutto ha preso vita dalle mani: mani che hanno pregato, mani che si sono mosse per preparare e allestire uno spazio dedicato alla celebrazione della Pasqua. Una grande tavola, adornata con i colori della primavera, ha fatto da cornice all’intera giornata: simbolo di rinascita, speranza e nuovo inizio.
Lì, 50 ragazzi ospiti della struttura hanno vissuto un pranzo condiviso insieme a educatori, responsabili, cappellano e volontari, sedendosi fianco a fianco per celebrare qualcosa che va oltre le mura di un carcere: la dignità e il valore della persona.
Mani che si incontrano
Mani che si sono tese per servire e mani che si sono aperte per accogliere.
Mani che hanno superato ogni barriera: la lingua, la provenienza, la religione.
Mani che, attraverso la musica e il suono di una chitarra, hanno fatto vibrare sorrisi, canti, applausi, emozioni autentiche.
Mani che hanno raccontato storie vere, senza filtri. Mani che si sono strette nei saluti finali, lasciando andare sogni, gratitudine e fiducia nel futuro.
Oltre le sbarre, il valore della relazione
L’esperienza vissuta a Laureana è molto più di un evento: è un segno concreto di relazioni che curano e relazioni che educano. È ciò che Prison Fellowship Italia fa ogni giorno: costruire legami, offrire opportunità, dare voce e valore a chi è spesso dimenticato.
Perché chi mette ogni cosa nelle mani di Dio, troverà la mano di Dio in ogni cosa.
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da Editore Prison | Apr 3, 2025 | Blog
Suor Paola D’Auria, diventata famosa per la sua passione calcistica e per la partecipazione, per oltre 10 anni, alla trasmissione televisiva “Quelli che il calcio”, martedì 1 aprile è salita alla Casa del Padre. Una vita spesa per gli ultimi, con un braccio teso e un sorriso accogliente rivolto sempre verso i giovani in difficoltà, i detenuti e le giovani madri rimaste sole. Negli ultimi anni, l’amore per gli ultimi e per i detenuti (è stata volontaria per oltre 50 anni), l’aveva portata ad accettare la collaborazione con PFIt e RnS nell’evento “Scendiamo in campo per la pace”, la partita di calcio all’interno del carcere di Rebibbia tra detenute, alcune calciatrici della Lazio SS, la Nazionale di calcio delle Suore e le ragazze dell’associazione da lei fondata So.Spe (Sostegno e speranza).
Non potendo indossare gli scarpini, per raggiunti limiti di età, ha portato in campo le ragazze del suo istituto (donne in difficoltà) per unire la sua voce alla nostra e ricordare che insieme si è più forti, e anche chi crede di aver perso tutto, può offrire il suo contributo per realizzare la pace.
Ai suoi familiari, alla sua comunità religiosa e a tutte le persone che l’hanno accompagnata nell’ultima partita della vita, giunga, a nome di PFIt e del RnS, la nostra preghiera e vicinanza. «Per anni suor Paola ha incarnato – ha detto Marcella Reni, presidente di PFIt -, con carità e infinita dedizione, le diverse sfumature dell’Amore evangelico. Il suo servizio all’interno del mondo carcerario è stato una preziosa fonte di conforto e speranza per migliaia di detenuti. A lei sussurriamo il nostro Grazie per averci sostenuto in questo faticoso ma importante cammino tra i dimenticati. A lei assicuriamo la nostra preghiera e la promessa di ereditare con gioia l’impegno e l’amore verso gli ultimi, certi che il solco tracciato dalla sua testimonianza di fede cristiana sarà motivo di attrazione per molti».
da Editore Prison | Mar 25, 2025 | Blog
Quando la formazione diventa incontro. A Perugia, una giornata per costruire relazioni che generano cambiamento
Sabato 22 marzo, a Olmo (Perugia), quasi 40 volontari si sono riuniti per partecipare alla formazione de Il Viaggio del Prigioniero, uno dei progetti chiave promossi da Prison Fellowship Italia. Una giornata intensa e coinvolgente, all’insegna dell’ascolto, dell’incontro e della speranza.
Il Viaggio del Prigioniero è un programma spirituale e valoriale che, ispirandosi alla figura di Gesù e al Vangelo di Marco, guida i detenuti attraverso un percorso di riflessione personale sul proprio vissuto, sulle conseguenze del crimine e sulle opportunità di cambiamento. Il progetto, articolato in otto tappe, è uno strumento concreto di consapevolezza e trasformazione, finalizzato alla riduzione della recidiva e al reinserimento sociale.
Prison Fellowship Italia promuove da anni questo percorso in decine di istituti penitenziari italiani grazie all’impegno costante di volontari formati e motivati. Ed è proprio per formarne di nuovi che si tengono questi incontri: non semplici sessioni teoriche, ma autentiche esperienze di relazione.
Durante la giornata, i partecipanti hanno potuto esplorare i contenuti del programma, comprendere il ruolo del facilitatore e, soprattutto, condividere motivazioni e aspettative. Ciò che ha reso speciale questa giornata è stato il clima di fiducia e familiarità che si è creato sin da subito. Ciascuno ha potuto portare se stesso, la propria storia, il proprio desiderio di essere strumento di cambiamento.
Le parole più ricorrenti? Relazione, ascolto, umanità. Tre dimensioni che costituiscono il cuore del servizio in carcere e che rappresentano anche lo stile di Prison Fellowship Italia. Perché, come ci ricordano spesso i volontari più esperti, è dalle relazioni che nasce ogni autentica trasformazione.
Un grazie speciale a tutti coloro che hanno partecipato e reso possibile questa giornata, in particolare ai volontari del Rinnovamento nello Spirito Santo che hanno scelto di mettersi al servizio con entusiasmo e responsabilità.
Perché lo facciamo? Perché crediamo che ogni persona, anche chi ha sbagliato, meriti una seconda possibilità. E perché crediamo nel potere della relazione come spazio di rinascita.
✨ Se anche tu vuoi saperne di più su Il Viaggio del Prigioniero o diventare volontario: info@prisonfellowshipitalia.it
di Matilde Faraghini