La nostra innovazione sta avendo impatti a livello globale

La nostra innovazione sta avendo impatti a livello globale

Il CEO e Presidente, Andy Corely, condivide un messaggio incoraggiante di come ci stiamo innovando, adattando e andando incontro a bisogni urgenti persino in questo tempo di crisi.

Da Andrew D. Corley, presidente di  Prison Fellowship International

Quando si pensa all’innovazione, la prima cosa che probabilmente viene in mente è la tecnologia. Tecnologie innovative come Zoom hanno dimostrato di essere vitali – forse anche salvavita nella pandemia da COVID-19 – permettendoci di continuare ad avere un’interazione sociale “faccia a faccia” con la famiglia, gli amici e le persone care durante questo periodo altrimenti oscuro.

Una cosa che probabilmente non verrebbe in mente quando si pensa all’innovazione sono i programmi di volontariato carcerario. Ma l’innovazione è la ragione principale per cui molte nazioni affiliate a PFI sono state in grado di continuare ad avere un impatto sulla vita dei prigionieri e delle loro famiglie durante la crisi COVID-19.

Diversi anni fa, Prison Fellowship International ha deciso di investire nello sviluppo di capacità e nel rafforzamento dei nostri ministeri nazionali. Per grazia di Dio, e con il vostro impegno e il vostro duro lavoro, questo ci ha preparato meglio per un tempo come questo.

In un certo senso, ci stiamo posizionando da molto tempo per questo momento. È il nostro lavoro insieme che ci ha permesso di farlo. È un dato di fatto che in sei anni, a livello globale, i ministeri nazionali hanno più che raddoppiato il numero di prigionieri che vengono aiutati. Gli associati al programma hanno notevolmente accelerato questo processo.

Ora, in un momento di crisi, i nostri ministeri nazionali stanno innovando e adattandosi, per essere meglio in grado di rispondere rapidamente alle esigenze urgenti di un maggior numero di prigionieri e delle loro famiglie.

Sono profondamente orgoglioso di condividere alcuni esempi:

·      Prison Fellowship Cile ha lanciato un momento di adorazione e preghiera in tempo reale tramite Facebook Live, che si svolge ogni sera. I facilitatori di Prisoner’s Journey® e di Progetto Sicomoro®, ex prigionieri, personale della Prison Fellowship Cile e volontari si riuniscono tutti per adorare e pregare per un’ora.

·      Prison Fellowship Repubblica Ceca ha fornito a 11 carceri sapone, macchine da cucire e materiale per realizzare mascherine per tutti i detenuti.

·      Prison Fellowship Guatemala ha prodotto centinaia di kit igienici per i detenuti in tutto il paese.

·      Prison Fellowship Zambia hanno distribuito sapone, forniture igieniche e cibo a centinaia di famiglie di carcerati.

·      Prison Fellowship Brasile I detenuti brasiliani stanno realizzando centinaia di mascherine per il personale ospedaliero al di fuori delle mura della prigione.

·      Prison Fellowship Uruguay ha avviato un’attività di disinfettante per le mani, producendo soluzioni igienizzanti per centinaia di detenuti e famiglie bisognose.

·      Prison Fellowship Colombia ha consegnato ceste alimentari a centinaia di famiglie di detenuti.

·      Prison Fellowship Costa Rica I detenuti hanno scritto: “Siamo insieme in questo mondo … Seguiamo tutte le norme igieniche e le raccomandazioni delle autorità. E ricordati di godere dell’arcobaleno perchè dobbiamo superare questa tempesta.”

·      Prison Fellowship Romania ha preparato pasti per 268 ex detenuti, famiglie di detenuti, anziani e bambini, che altrimenti non avrebbero avuto cibo quotidiano.

·      Prison Fellowship Irlanda del Nord ha preparato pacchetti di attività per i prigionieri, che includono cruciverba, attività artistiche, cioccolato e materiale di lettura. Stanno anche lavorando con i detenuti rilasciati per telefono per aiutare a soddisfare i loro bisogni essenziali.

·      Prison Fellowship Inghilterra e Galles ha ospitato un evento di preghiera nazionale online che ha coinvolto oltre 200 persone per pregare per detenuti, personale penitenziario, cappellani, leader, famiglie di detenuti, programmi, personale e volontari. La loro formazione dei volontari viene adattata per fornire videochiamate, e il personale ha contattato ogni carcere per offrire ai detenuti l’opportunità di iscriversi a un programma di corrispondenza creato per sostenere i detenuti.

È, in ogni caso, un momento oscuro e difficile. Ma anche se metà del mondo cerca riparo, l’innovazione ci ha permesso di sporgerci nell’oscurità. Spero che tu sia incoraggiato quanto me a vedere la nostra ferma convinzione nell’azione che “non apparteniamo all’oscurità” (1 Tessalonicesi 5, 5).
La Bibbia è un libro come nessun altro nella sua capacità di parlare continuamente, in momenti diversi, a persone diverse e in contesti diversi con saggezza vitale. E così, in una pandemia da COVID-19, ecco un versetto che vale la pena meditare: “Affida al Signore le tue opere, e i tuoi progetti avranno successo” ( Proverbi 16, 3).E mentre il lockdown continua, riflettiamo sulla pazienza e sulla perseveranza, due tratti caratteriali apprezzati da Dio. In particolare, la perseveranza è una qualità che include la pazienza ma aggiunge persistenza contro i numerosi ostacoli e distrazioni. Questi tratti cruciali possono essere sviluppati, francamente, da noi costretti ad essere pazienti e perseveranti in tempi come questi.”Non stanchiamoci nel fare il bene, se infatti non desistiamo, a suo tempo raccoglieremo” (Galati 6, 9).

Con la fiducia in Cristo, ci sporgiamo nell’oscurità ogni singolo giorno in modo che la Sua gloria risplenda su di noi e copra tutto (cfr Isaia 6, 2). Il vostro sostegno e le vostre preghiere continuano a renderlo possibile e, per questo, siamo eternamente grati.

Vostro fratello Andy

Patricia Anne Colson (1930-2020)

Patricia Anne Colson (1930-2020)

Patricia Anne (Hughes) Colson, 89 anni, amata moglie di Charles W. Colson, è morta il 27 marzo 2020 nella sua casa a Naples, in Florida.

Sarà sempre ricordata dai suoi tre figli: Wendell e la moglie Joanne, Christian e la moglie Cheryll e Emily; dai suoi nipoti: Charles e sua moglie Heather, Caroline e il marito Grant, Max, Stephanie e Beckett; e i suoi sette pronipoti: Rylee, Hayes, Charles Carter, Christian, Oliver, Finley e Nathan.

Patty, conosciuta e amata da molti, nacque il 22 Luglio 1930 a Hoostick Falls, New York, figlia di Joseph e Anna (Gannan) Hughes. Il fratello maggiore, Joseph, morì prima di lei. Nel 1952, si trasferì dal Vermont a Washington D.C. per lavorare per il senatore Ralph Flanders. Nel 1964, sposò Charles W. Colson (1931-2012), detto “Chuck”.

Patty era molto appassionata di politica, ma era più conosciuta per il suo spirito resiliente, la personalità socievole e un irrefrenabile senso dell’umorismo, che la accompagnarono durante gli anni in cui Chuck servì alla Casa Bianca, così come durante le molte pressioni private e pubbliche dello scandalo del Watergate. Dopo la conversione di Chuck al cristianesimo nel 1973, i suoi sette mesi di prigione nel 1974 e durante la fondazione di Prison Fellowship e del Colson Centre for Christian Worldview, Patty diventò un’inestimabile associata nel ministero, rinforzata dalla fede in Cristo.

Nonostante gli impegni di Chuck lo tenessero distante anche per giorni o settimane, Patty supportò Chuck in ogni modo e prese parte in ogni passo del ministero. Era soprannominata in modo affettuoso “Happy” (tradotto: felice) dal marito e dalla famiglia. Patty adorava portare doni ai figli dei detenuti – attraverso il programma Angel Tree adorava essere d’aiuto come saggia consigliera e, nonostante non le piacesse volare, accompagnò Chuck per tutto il mondo, anche in alcuni dei luoghi più oscuri del mondo per portare la verità e la speranza di Cristo ai carcerati.

Patty aveva una personale relazione con il Salvatore, Gesù. Conosceva e viveva la Sua grazia che salva e aveva fede nel Suo potere di redimere e rendere nuove tutte le cose. La sua fede in Cristo l’ha aiutata a superare molte sfide nella sua vita. Oggi, la sua fede diviene reale mentre entra alla presenza del Signore.

Patty verrà ricordata dalla famiglia, i suoi molti amici e le migliaia di persone che hanno servito e supportato i ministeri. Sarà ricordata da ogni detenuto la cui vita è stata rallegrata dal suo sorriso.

La sua vita è testimonianza di fede.

Il servizio funebre sarà privato.
Al posto dei fiori, Patty ha chiesto supporto e donazioni per Prison Fellowship, il Colson Center e Action Institute.

Trasformare la paura in pace, l’incertezza in speranza

Trasformare la paura in pace, l’incertezza in speranza

Nel bel mezzo della pandemia di COVID-19, Prison Fellowship della Repubblica Ceca sta lavorando ancora di più di prima

 Un aggiornamento
da Gabiela Kabátová e
lo staff di Prison Fellowship
Repubblica Ceca

Non temerai il terrore della notte, né la freccia che vola di giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che devasta a mezzogiorno. Se dici «Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!» tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora, non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. (Salmo 91: 5-6, 9-10)

Come il resto del mondo, anche noi stiamo affrontando delle sfide. Con la pandemia di COVID-19 nella Repubblica Ceca, le cose cambiano ogni giorno e noi dobbiamo adattarci velocemente – nelle nostre vite personali e nelle nostre famiglie, così come nel nostro ministero.

Eppure, nonostante tutto, siamo stati in grado di lavorare ancora più di prima, grazie all’enorme dedizione dei nostri lavoratori e volontari.

Dal momento in cui è stato vietato di entrare nelle carceri, abbiamo cominciato a contattarle chiedendo di cosa avessero bisogno. A causa di una importante mancanza di materiale di protezione, specialmente mascherine, abbiamo immediatamente contattato tutti i nostri lavoratori e volontari. Come ONG, siamo riusciti a comprare e spedire più di 1600 metri di tessuto per cucire nuove mascherine. Abbiamo anche fatto da mediatori per la consegna di quasi ulteriori 3000 metri di tessuto, fornito le carceri di sei macchine da cucire e 1400 saponette. Abbiamo inoltre raggruppato e spedito alle carceri più di 4000 riviste per i detenuti per svago.

Dal 16 Marzo, siamo riusciti a supportare le carceri con 410’000 CZK (equivalenti a 16’200 dollari americani) in totale. Tutti i nostri corrispondenti hanno aumentato le loro conversazioni via lettera con i detenuti, mandando parole di incoraggiamento e speranza.

Anche i nostri dipendenti e i volontari si sono uniti. Abbiamo dato il via all’attivazione dell’Associazione delle ONG della Repubblica Ceca coinvolte nel lavoro nelle carceri. Siamo stati i primi a reindirizzare le prospettive delle altre ONG dal completare i loro progetti al dare aiuto per ciò di cui c’è più bisogno ora negli istituti. Insieme alle altre ONG, abbiamo scritto un comunicato stampa ai membri del governo chiedendo di prendere decisioni appropriate per aiutare a fermare la diffusione del COVID-19 all’interno delle carceri. E, sempre con le altre ONG, abbiamo creato un servizio di assistenza telefonica, specialmente per il personale che sta preparando i detenuti ad essere rilasciati. Con quello che sta succedendo ora, uscire di prigione è anche più complicato di prima.

Siamo in contatto con le famiglie dei detenuti, offrendo supporto psicologico, spirituale e pratico in caso di bisogno. La situazione attuale è molto stressante per loro e più difficile che mai. Molte delle famiglie vivono in ostelli, dove l’infezione di diffonde velocemente. Le famiglie sono preoccupate per la vita dei loro cari in carcere.

Continuiamo a offrire aiuto con i programmi di supporto. Il nostro “Two Fishes” Club è il punto di riferimento in centro a Praga per le persone che sono appena uscite di prigione, e per altre persone che hanno bisogno di aiuto – inclusi molti senzatetto. Forniamo aiuto nelle strade perché non possiamo incontrarci in luoghi chiusi. Ogni cliente riceve una scatola con cibo e una mascherina, e gli viene chiedo di cos’altro hanno bisogno. I nostri volontari portano cibo ai nostri clienti con grande entusiasmo.

Dobbiamo essere molto creativi e reagire alle nuove sfide e bisogni in modo immediato. Con l’aiuto di Dio, stiamo trasformando la paura in pace, e l’incertezza in speranza per coloro che sono spesso ignorati, soprattutto in questi giorni.

Mentre preghiamo per coloro che aiutiamo, preghiamo anche per ciascuno di noi in questo lavoro – per avere forza, creatività, saggezza, chiarezza nel prendere decisioni, salute, e per una continua crescita e unità. Come affermato in Corinzi 15:58, “Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore”.

Un tributo al padre della metodologia carceraria “APAC”

Un tributo al padre della metodologia carceraria “APAC”

Siamo rattristati dalla recente morte del Dr. Mario Ottoboni, che ha contribuito in modo significativo nell’ambito della giustizia riparativa attraverso la creazione della Metodologia APAC. Il dottor Ottoboni è stato fonte di ispirazione per molti. Lascia un’eredità piena di speranza in Cristo, di guarigione e redenzione per i nostri fratelli e sorelle imprigionati. La sua perdita sarà molto sentita in tutta la famiglia di Prison Fellowship International. Celebriamo la sua vita e ringraziamo Dio per la sua testimonianza di amore e per la sua leadership visionaria.

Quasi 30 anni fa ho visitato la prigione di Humaita a São José dos Campos, una delle principali città industriali nello stato di San Paolo, in Brasile, nell’ambito di un gruppo di ricerca guidato da Dave Van Patten, attuale guida dell’ufficio operativo di “Prison Fellowship International”.

Di recente, ho sfogliato le pagine del rapporto che il nostro team ha redatto dopo quel viaggio ed ho ricordato il forte impatto che ha avuto sulla squadra.

Abbiamo assistito alla rivoluzionaria metodologia carceraria che sta emergendo lì tramite l’Associazione per l’aiuto e la protezione dei prigionieri (APAC), creata da un uomo straordinario, il dott. Mário Ottoboni, che era la presenza pacifica al centro di tutto.  L’APAC deve il nome all’organizzazione che il Dr. Ottoboni e altre guide cristiane crearono per condurre questo lavoro.

Il team di ricerca ed io fummo inviati in Brasile da un magnate americano che aveva visitato la prigione alcuni mesi prima.

“Questa è una prigione gestita da e per Dio”, disse. “Cosa la fa funzionare?  Potrebbe essere replicato negli Stati Uniti? ” si chiese.

Sulla base di ciò che abbiamo visto, abbiamo confermato che ha prodotto notevoli trasformazioni nei prigionieri, ma non è stato creato in laboratorio con dichiarazioni di scopo attentamente costruite, analisi strategiche e modelli logici. Il dottor Ottoboni e il suo gruppo dirigente avevano chiesto ai detenuti di cosa avevano bisogno ed hanno ascoltato le loro risposte.

La metodologia APAC è emersa sistematicamente, nel tempo, in quella piccola prigione. Alcune caratteristiche sono state considerate essenziali, come l’assenza di guardie carcerarie e qualsiasi altro tipo di personale retribuito. Ma quelle erano manifestazioni – non elementi costitutivi – della metodologia. Quando abbiamo chiesto quale principio fondamentale lo ha fatto funzionare, la risposta coerente che il Dr. Ottoboni ha dato è stata: “l’amore”.

Quando abbiamo chiesto: “Quanto personale retribuito c’è?”, la risposta è stata: “Non c’è personale retribuito. La prigione è gestita interamente da volontari della comunità e dai prigionieri stessi. Non accettiamo pagamenti, quindi quando i prigionieri chiederanno perché siamo qui, ci crederanno quando diremo loro che li amiamo.”

Per il dottor Ottoboni, l’amore non era sentimentale o facile. Lui intendeva l’amore costoso, generoso, intraprendente, l’agape che Gesù dimostrava e chiedeva ai suoi seguaci. Questo veniva mostrato ogni volta che un volontario della comunità trascorreva la notte in prigione anziché a casa. Questo tipo di amore è persistito nonostante la forte opposizione alla metodologia APAC mostrata dalla polizia e dal personale correttivo che si sono visti negare le tangenti pagate abitualmente dai prigionieri e dalle loro famiglie per ricevere i servizi di base. Questo amore ha persino sofferto il martirio del Dr. Franz de Castro Holzwarth, un caro amico del Dr. Ottoboni. Il dottor Holzwarth è stato uno dei primi leader dell’APAC, che negoziò con successo la fine di una rivolta di prigionieri e la cattura di ostaggi in una città vicina. Quando uscì dalla prigione con le mani alzate insieme ai prigionieri, la polizia sparò una raffica di proiettili su di lui ed i leader della rivolta.

Abbiamo poi chiesto: “Perché i prigionieri vi aiutano a gestire la prigione?” Il dottor Ottoboni ha spiegato: “Devono sapere che ci fidiamo di loro perché un giorno saranno rilasciati nella comunità e quindi dovranno essere degni di fiducia. Li amiamo. Se commettono un errore, diciamo loro che possono riprovare. “

 “Quando arrivano i prigionieri, li accogliamo nella loro nuova casa. Togliamo loro le manette d’acciaio e gli mettiamo le manette dell’amore. Molti prigionieri si offrono volontari per il programma pensando di fuggire, ma pochi tentano. Coloro che fuggono di solito tornano in pochi giorni.

 Perché la prigione è così serena? Perché questa è la casa dei prigionieri e vogliono vivere in un ambiente meraviglioso. È così che amano se stessi, gli altri ed i visitatori come te. “

Nel discutere le cause dei crimini, il Dott. Ottoboni ha affermato: “lo psichiatra della prigione dice:” Il crimine è il rifiuto violento e tragico dell’amore “. Siamo nati per amore con lo scopo di amare. Ma l’amore deve essere appreso, proprio come si impara a parlare ed a scrivere. Il posto dove si impara ad amare è la casa. Ma le nostre famiglie possono fallire in questo e quando accade, il risultato può essere un crimine. La soluzione al crimine è insegnare ai detenuti come amare. Questo è lo scopo di APAC. Creiamo un ambiente in cui imparano ad amare se stessi, gli altri e le comunità in cui vivono. Quando li vediamo migliorare, diamo loro delle responsabilità per dimostrargli che ci fidiamo e permettergli di dimostrare a noi che abbiamo ragione a farlo. Una volta che gli uomini sono stati amati e hanno imparato ad amare, non torneranno più al crimine.”

L’amore del Dr. Ottoboni per i prigionieri di tutto il mondo lo ha spinto a donare generosamente la metodologia APAC a chiunque sia disposto ad usarla, compresa la prossima generazione di leader del ministero carcerario, guidata da Valdeci Ferreira, direttore esecutivo di Prison Fellowship Brasile. Per questo motivo l’eredità del Dr. Ottoboni continua.

 Poco prima che il nostro gruppo di ricerca tornasse negli Stati Uniti, uno dei nostri membri chiese al dottor Ottoboni: “Dopo la tua morte, qual è la prima cosa che Dio ti dirà?” Il dottor Ottoboni rise e disse: “Dio dirà:” Non avresti mai pensato di arrivare qui, ma non è un errore. Eccoti ed Io ti amo. “

Un atto di speranza

Un atto di speranza

Il primo maggio si celebra la festa dei lavoratori, in particolare in questo giorno viene ricordato San Giuseppe lavoratore, protettore dei carpentieri e dei falegnami. Non è un caso che Papa Pio XII nel 1955 abbia deciso di consacrare questa festa in onore di Giuseppe, egli si è sempre rivelato un lavoratore umile, con pazienza ha insegnato il suo stesso lavoro a Gesù che nei Vangeli è chiamato proprio “il figlio del falegname”. Giuseppe è il modello del lavoratore onesto che lavora sodo per mantenere la sua famiglia. Questa giornata è molto importante perché fondamentale è per l’uomo lavorare, lo stesso Papa Francesco nell’udienza del primo maggio 2013 ha affermato: «Il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità di una persona. Il lavoro, per usare un’immagine, ci ‘unge’ di dignità, ci riempie di dignità». Il Santo Padre ha chiesto e chiede di pregare affinché tutti riescano a trovare un lavoro che permetta all’uomo di compiere il progetto d’amore che Dio ha per la sua vita. Quest’anno sarà un primo maggio differente, la situazione che tutto il mondo sta affrontando è molto critica. Sono molti gli individui che a causa della pandemia hanno smesso di lavorare, il lavoro che dava loro dignità non esiste più, tanti si trovano in una situazione di disagio perché non sanno come andare avanti; sono stati licenziati, altri sono in cassa integrazione molti ancora invece devono continuare a lavorare per poter assicurare alla nostra nazione i servizi essenziali rischiando la loro vita e quella delle persone a loro care. A tutti loro va la nostra vicinanza e preghiera. Quindi sì, è bene dire che sarà un primo maggio diverso perché accentuata è l’importanza del lavoro per gli individui. In questo giorno così importante la Cei ha deciso di affidare l’Italia alla protezione di Maria, come si sa maggio è il mese della Madonna perciò quale miglior segno di speranza e salvezza di questo. Il cardinale Bassetti ha spiegato che sono giunte molte lettere per chiedere un atto di affidamento a Maria che avverrà il primo maggio alle ore 21:00 nella chiesa di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio in provincia di Bergamo. Stringiamoci a Maria, a Giuseppe e chiediamo al Signore di sostenere tutti i lavoratori che stanno attraversando questo delicato momento.