Un viaggio sulle ali della Speranza

Qui comincia la storia meravigliosa di Gesù Cristo, Figlio di Dio. È l’inizio del Vangelo di Marco nella traduzione ad opera di Prison Fellowship Italia, ed è anche l’inizio di un nuovo capitolo per l’Emilia-Romagna. Sabato 1 aprile 2023, un gruppo di fratelli e sorelle del Rinnovamento nello Spirito Santo provenienti da diverse diocesi della regione si è radunato presso la casa del cappellano della Casa Circondariale della Dozza di Bologna per vivere un intenso e dinamico corso di formazione per facilitatori all’interno delle carceri.

Dopo la preghiera iniziale di lode e invocazione, rimanendo nel clima di comunione creatosi, i due formatori, Francesco e Teresa, ci hanno guidati nel percorso, tra curiosità, commozione, desiderio di imparare e, soprattutto, tanta gioia e speranza.

Credo che una delle consapevolezze più grandi che abbiamo maturato sia la necessità di tornare bambini, afferrare quello sguardo puro, semplice e curioso e farlo di nuovo nostro; mettere da parte i saperi che abbiamo faticosamente acquisito nel tempo per abbracciare pienamente l’umiltà, quella umiltà che ebbe Gesù quando lavò i piedi ai suoi apostoli, quando lasciò che l’emorroissa toccasse il suo mantello, quando si fermò nella casa di Zaccheo. L’umiltà che non ci fa sentire migliori dei detenuti che andremo a evangelizzare solo perché siamo “dalla parte giusta” delle mura del carcere, ma che ci rende consapevoli che saremo noi stessi i primi ad uscire rinnovati da questa esperienza. Se Gesù stesso ha detto: “Anch’io, il Messia, non sono venuto qui per essere servito, ma per servire gli altri e per dare la mia vita in riscatto di molti!” (Mc 10, 45), come possiamo noi distogliere lo sguardo dalla sofferenza intorno a noi?

Come è stato ricordato durante il corso, molto spesso preghiamo senza sapere per cosa lodare o ringraziare Dio; rischiamo di fare diventare la lode scontata e appiattita, dandole il valore che attribuiamo alle suppellettili conservate nella credenza. Non vogliamo più cadere in questo errore, vogliamo impegnarci, essere intraprendenti fin dalla preghiera. L’opera che lo Spirito sta dipingendo in chi sarà chiamato ad andare nelle carceri deve essere fin da ora motivo di ringraziamento.

Don Luigi Ciotti, sacerdote vicino ai più deboli, agli emarginati e alle vittime di crimini, una volta disse che non basta più commuoversi, bisogna muoversi. Questo è il grande salto che dobbiamo compiere: non è il tempo di starsene in disparte a guardare inermi la società mentre si chiude su se stessa aspettando di annichilirsi; non servono le lamentele silenziose, le lacrime piante nella solitudine della propria camera, le amarezze condivise con nessuno se non con uno specchio; non possiamo permetterci di starcene nell’agiatezza delle nostre case, protetti dall’illusione di una sicurezza che ci siamo comodamente costruiti attorno per non vedere quello che realmente c’è al di fuori di noi. “Se qualcuno di voi vuole seguirmi, deve smettere di pensare a se stesso, per prendere la sua croce e seguirmi da vicino” (Mc 8, 34). È l’invito che Gesù rivolge ai suoi discepoli, a ciascuno di noi: liberarci da ciò ci paralizza, assumerci le nostre responsabilità, impegnarci ad essere cristiani non solo nelle parole, ma anche nei fatti.

Il percorso che Prison Fellowship propone ai detenuti è, in realtà, il medesimo cammino che noi tutti siamo chiamati a compiere ogni giorno. Il cambiamento che desideriamo tanto per il mondo deve necessariamente partire da noi. Iniziando il viaggio da tre semplici domande, sebbene non poi così scontate (Chi è Gesù? Perché è venuto? Cosa mi chiama a fare?), saremo in grado di portare ai detenuti la buona novella, che è prima di tutto un messaggio di speranza.

Valentina Dall’Asta

 

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