Un nuovo viaggio, il viaggio del prigioniero!

Mercoledì 15 febbraio 2023 un gruppo di cristiani si è riunito a Santa Teresa, a Rossano Calabro, per un corso di formazione per facilitatori all’interno delle carceri. Il pomeriggio è iniziato con un momento di preghiera chiedendo al Signore di liberare la mente ed il cuore dalla nostra quotidianità che tante volte ci pesa poiché viviamo una vita frenetica e, una volta liberati noi, abbiamo chiesto a Dio di essere i liberanti dei nostri fratelli. Solo se siamo liberi noi saremo capaci di amare l’altro nelle sue fragilità e nei suoi limiti, di stimarlo e di sostenerlo, ed insieme camminare per fare cose straordinarie. Francesco, la nostra guida, comincia facendoci conoscere la Prison Fellowship International, la più grande organizzazione cristiana per detenuti, ex detenuti e per le loro famiglie, con lo scopo di spezzare il crimine. Ci ha raccontato di come è nata in Italia, definendola come la “costola” del Rinnovamento nello Spirito Santo. E ancora ci ha presentato alcuni dei progetti della Prison: “Il progetto sicomoro”, “Genitori dentro e fuori”, ” Camp for kids”, “L’altRa Cucina” e infine, quello che interessa a noi “Il viaggio del prigioniero”; tutti progetti che dicono speranza, futuro, vita migliore, comunione…

Ma andiamo nello specifico della nostra formazione, un momento di vera crescita e arricchimento, tematiche che per chi prega quotidianamente sembrano essere scontate ma che in realtà non è così. Francesco attraverso questo corso ci ha fatto capire che ci siamo dimenticati della semplicità quando leggiamo la Bibbia e parliamo del Signore, ci ha ricordato che Dio non ha bisogno di grandi discorsi teologici ma di parole umili. La semplicità è la ragione per la quale Steven James, ex detenuto inventore del progetto, ha scelto il Vangelo di Marco per questo percorso che fa conoscere Gesù, il prigioniero.

Il percorso che è standard in tutti i paesi, cioè si fa così e basta perché quando una cosa funziona così com’è non va cambiata, è strutturato così: una fase promozionale per presentare ciò che siamo andati a fare: far conoscere una persona veramente esistita e che fa parte di noi, Gesù, saranno poi loro a scegliere di partecipare liberamente, così come saranno eventualmente loro a chiederci di pregare assieme infatti noi non abbiamo il compito di pregare o cantare; un corso di 8 sessioni dove noi siamo chiamati a portare la buona novella e alla fine del corso i detenuti riceveranno la laurea come segno del loro impegno; e infine il programma di discepolato che favorisce ai prigionieri la reintegrazione nella società. Sentire che grazie al viaggio del prigioniero molti detenuti hanno cambiato la prospettiva della loro vita e si sono avvicinati a Dio, è stata una delle cose più belle ed emozionanti, hanno acceso la speranza che anche noi possiamo andare da loro e lasciare un segno che possa servire per la loro vita. Sicuramente non sarà una passeggiata ma se noi rispettiamo il nostro ruolo di servitori e seguiamo tutti i passi contenuti nel “Manuale delle guide” senza quindi voler strafare, Dio farà la Sua parte, la più difficile e anche la meno probabile, far conoscere se stesso.
Le tematiche del corso sono tre:
1. portare il Vangelo in carcere? Ossia portare la buona novella;
2. Il nostro ruolo e il ruolo di Dio;
3. Chi? Perché? E quindi? Corrispondono esattamente a Identità, missione e chiamata. Tra di loro c’è una relazione reciproca e quindi l’una non esclude l’altra.

Attraverso il vangelo di Marco abbiamo risposto a queste tre domande: Chi è Gesù? Il Figlio e il Santo di Dio; Perché è venuto? Per la nostra salvezza; Cosa mi chiama a fare? Abbandonare l’uomo vecchio e aprirsi all’amore del Signore. Solo se noi in primis crediamo a tutto ciò e viviamo praticando il Vangelo allora potremmo essere autentici testimoni della fede come speranza di una vita migliore, di un futuro che si apre alla salvezza che è Gesù.

Valentina e Mariagrazia Nigro

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