Storie da accogliere: la sfida della giustizia riparativa

«Siccome il reato ferisce, fa male, la giustizia dovrebbe provare a guarire»

Un reato non è soltanto un’infrazione.
È una ferita. Una lacerazione che attraversa persone, relazioni, comunità.

La giustizia riparativa è la sfida – umana, prima ancora che giuridica – di ricucire quel dolore, di tessere ascolto là dove c’è stata rottura, di offrire un’occasione di verità, confronto e responsabilità. È, in fondo, una rivoluzione culturale e relazionale.

Un evento trasformativo a Milano-Opera

Il 14 giugno 2025, nel teatro della Casa di Reclusione Milano-Opera, abbiamo vissuto una giornata intensa e profonda:
“Storie da accogliere, la sfida della giustizia riparativa”, un incontro promosso nell’ambito dell’Anno Santo indetto da Papa Francesco e reso possibile dalla collaborazione tra:

  • AGESCI

  • Cappellania dell’Istituto

  • Incontro e Presenza

  • In Opera

  • Rinnovamento nello Spirito Santo

  • Sesta Opera

Al centro, il coraggio di guardare la ferita, di non voltarsi dall’altra parte, di credere nella possibilità della trasformazione.

Marta Cartabia: “Tutti noi siamo feriti e/o feritori”

Ad aprire l’incontro è stata Marta Cartabia, ex Ministra della Giustizia e docente presso l’Università Bocconi.
Con parole sincere, ha ricordato:

«Tutti noi siamo feriti e/o feritori, spesso senza nemmeno saperlo.»

Ha evocato l’immagine di una ferita fisica da massaggiare con cura, affinché non si indurisca. Anche le ferite dell’anima, ha detto, hanno bisogno di essere toccate, riconosciute, accompagnate. Solo così possono guarire davvero.

Accanto a lei, il criminologo e mediatore Adolfo Ceretti, con cui ha raccontato il suo primo incontro con la giustizia riparativa grazie a Il libro dell’incontro, scritto da Ceretti con Guido Bertagna e Claudia Mazzucato.

Un testo che ha aperto una nuova prospettiva proprio mentre Cartabia era Presidente della Corte Costituzionale: otto anni di dialoghi tra familiari delle vittime e autori della lotta armata.

Un paradigma che non sostituisce: affianca

La giustizia riparativa non è una “pena alternativa” né un meccanismo indulgente.
È un cammino esigente che affianca la giustizia penale e apre uno spazio di cura, consapevolezza e riconciliazione.

«Ci sono conti che non tornano mai» – ha detto Cartabia – «ma la giustizia riparativa può custodire quell’incolmabile vuoto, senza ignorarlo».

Ogni incontro è volontario, mai imposto. Ogni passo è affidato al coraggio di chi sceglie di esporsi e di porre domande rimaste sospese.

“Ci sono le nostre vite da riparare”

Cartabia ha raccontato un momento profondamente toccante: un dialogo con Agnese Moro, figlia di Aldo Moro.

«Dopo tutto quello che avete vissuto, cosa c’è da riparare?»
«Le nostre vite. Ci sono le nostre vite da riparare.»

Ed è proprio questo il cuore della giustizia riparativa: rendere possibile l’impossibile, tornare a vedere, liberarsi dai fantasmi attraverso un incontro autentico.

Uno scambio che attraversa le sbarre

Dopo gli interventi, i detenuti e i partecipanti hanno rivolto domande sincere ai due relatori.
Non c’erano distanze, ma uno spazio comune dove il dolore poteva finalmente diventare voce condivisa.

Le parole hanno attraversato le sbarre come frecce e come carezze.

È in questo spazio fragile e reale che la giustizia riparativa rivela la sua forza: non accomodante, ma trasformativa. Chiede presenza, pazienza, verità. Ma può germogliare anche lì, tra le mura del carcere, dove tutto sembrava perduto.

Una speranza concreta

Abbiamo visto ferite che non si chiudono male, ma che trovano ascolto.
Parole che ricuciono. Incontri che aprono varchi verso la libertà: non solo del corpo, ma dell’anima.

In un luogo di reclusione, è sbocciata una speranza concreta: perché dove c’è ascolto, verità e coraggio, può rinascere tutto.


Casa di Reclusione Milano-Opera
14 giugno 2025
✍️ Articolo a cura di Ilaria Pace

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