“Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo” (Gal. 6,2)

Sabato 14 ottobre ore 08.30 tutti pronti davanti alla casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, conosciuta comunemente con il nome del quartiere periferico Vallette. Controllo documenti, stavolta facciamo in fretta è tutto in ordine; tappa al bar obbligatoria per un ottimo caffè, preparato da un ragazzo detenuto nigeriano che oramai conosce alcuni volontari e ci accoglie con un sorriso. Ore 09.00 siamo nel padiglione indicato, oggi inizia il Progetto Sicomoro.

Ad accoglierci una giovane educatrice che ci aiuta a modificare la lista dei ragazzi che si erano segnalati, cambiando 2 nominativi. Alle 09.30 dopo aver disposto le sedie in cerchio e tolto via il tavolo in mezzo alla stanza chiudiamo la porta e si inizia.

Non ci credo, c’è sempre di solito qualche intoppo, permessi, locali, ritardatari, no questa volta è ok. Già due settimane prima alla presentazione siamo rimasti stupiti, tra i ragazzi c’era Giuseppe, che ha già fatto il Progetto con noi nel 2019, il primo alle Vallette, si è laureato e adesso studia per la magistrale. Su nostro invito è stato lui a spiegare ogni cosa ai compagni, ogni cosa: giustizia riparativa, riservatezza, puntualità, nessun sconto di pena, base volontaria, costanza, ecc.. Tutto questo non può essere solo opera umana, Gesù vuole il progetto e se lo vuole Lui dobbiamo solo gioire.

Marco, è alla prima volta come facilitatore, introduce, spiega e coordina in modo preciso, senza tralasciare nulla. Si è già creato un clima di familiarità, rispetto e del giudizio nemmeno l’ombra.

Quando parla Sara, cade il gelo, racconta la sua vita, il grave fatto di sangue che l’ha colpita nove anni fa; racconta tutto dove e come è successo, il processo e le conseguenze per lei e per i suoi giovani figli.

Dopo di lei nessuno ha il coraggio di parlare, rompe il silenzio Vincenzo e dice che lui passa le giornate con tanti momenti di svago, gioca e ride. Dice ancora noi siamo fortunati rispetto a Sara. Tutti condividono, adesso i ragazzi non si lamentano più della loro condizione, ma fanno a gara per incoraggiare Sara.

Guardo l’orologio le 11.45, non è possibile il tempo è proprio volato dobbiamo andare. Marco dà i compiti per la settimana, leggere la storia di Zaccheo e scrivere le proprie riflessioni nei 5 cerchi posti sul retro della pagina.

Ancora un minuto per una preghiera finale, invitiamo tutti, per chi vuole, a recitare con noi un’Ave Maria. Sara e Vincenzo non se la sentono, chiedono scusa ma respingono l’invito hanno ancora tanto dolore dentro.  Sara si raccoglie sulla sedia e Vincenzo chiede scusa e sta per andare via, però incontra il sorriso di Aurora che gli tende la mano. Si ferma un istante dà la mano ad Aurora e a sua volta la tende a Sara che, dopo una breve esitazione l’afferra. Il gruppo recita insieme, mano nella mano, la preghiera alla Vergine.

Arrivano i carrelli del vitto, devono proprio andare via. Nooooo … questa settimana sarà davvero lunga da passare e non solo per i nostri dieci ragazzi, già ci mancano.

Arcangelo

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