Il viaggio del prigioniero fa tappa anche nel Lazio

Sabato 15 aprile 2023 nei locali della Parrocchia San Benedetto di Frosinone, si è tenuto il corso di formazione per facilitatori del progetto “Il viaggio del prigioniero” curato da Prison Fellowship Italia.
Nonostante il tempo per nulla primaverile e la fitta pioggia, che ci ha accompagnati all’arrivo e alla partenza, non ci siamo lasciati distogliere dal nostro intento e dal desiderio di partecipare al corso.
Eravamo, infatti, più di venti fratelli e sorelle del Rinnovamento nello Spirito Santo, e non solo,
provenienti dalle diverse Diocesi del Lazio.
In premessa, dobbiamo dire che questa tappa del “viaggio” nel Lazio ha ricevuto una particolare benedizione da parte di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI, il quale, lo scorso 28 marzo, ha fatto visita al carcere di Paliano, in provincia di Frosinone,
donando 8000 Bibbie che saranno regalate ai detenuti di cento Istituti penitenziari italiani impegnati in percorsi spirituali e formativi, tra i quali proprio “Il viaggio del prigioniero”.

Il corso per i facilitatori è stato sapientemente guidato da Francesco Di Turo, alla presenza di Paola Montello, vice presidente di Prison Fellowship Italia e si è svolto nell’intera mattinata di sabato.
L’incontro è iniziato con la lode e l’invocazione dello Spirito Santo ed è proseguito con l’illustrazione del progetto “Il viaggio del prigioniero” a partire dagli strumenti fondamentali: il manuale per i facilitatori e una guida allo studio del Vangelo di Marco che sarà consegnata a
ciascun detenuto partecipante. Il corso è composto da otto sessioni di due ore ciascuna, al termine delle quali è prevista una cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti e potrà proseguire successivamente con un percorso di discepolato.

Sin da subito nella sala della Parrocchia San Benedetto che ci ospitava si è creato un clima di grande serenità e partecipazione attiva. Dalle parole di Francesco abbiamo compreso come sia fondamentale una buona formazione dei facilitatori (o guide) e il rispetto della metodologia prevista dal manuale, delle tematiche e degli standard del programma. Non si può improvvisare o personalizzare. Il progetto partito da qualche anno in alcuni penitenziari di vari Paesi del mondo, si sta diffondendo anche in Italia grazie a Prison Fellowship ed è già stato sperimentato in diverse carceri della penisola,
ottenendo risultati davvero incoraggianti.

Perché il viaggio del prigioniero in un carcere? Sembrerebbe un ossimoro, come si può viaggiare in un luogo chiuso? Di certo attraverso un viaggio interiore che prende le mosse dal primo verso del 1° Capitolo del Vangelo di Marco: “Qui comincia la storia meravigliosa di Gesù Cristo, Figlio di Dio”.
L’obiettivo principale del progetto, infatti, è quello di portare in carcere la “buona novella”, seguendo il viaggio di Gesù sulle orme del Vangelo di Marco per donare speranza a chi sembra averne persa e crede che la propria vita sia solo una lunga serie di fallimenti.
Il viaggio del prigioniero è, dunque, un percorso di evangelizzazione che aiuta i detenuti a guarire
le ferite dell’anima, ma è anche il cammino richiesto ad ogni cristiano per scoprire chi è Gesù,
perché è venuto, cosa vuole dire seguirlo.

Al termine della presentazione del corso, è emersa con forza l’importanza del ruolo della guida nell’annunciare il Vangelo con integrità, fedeltà ed umiltà e con la consapevolezza di saper distinguere sempre il proprio ruolo da quello di Dio.
E se intraprendere questo viaggio spaventa un po’ anche noi che abbiamo partecipato al corso, confidiamo in Dio…Lui farà la sua parte e noi la nostra.

Sandra Canicchio

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