Il Premio Artusi 2024 sarà consegnato all’oste e cuoco – come ama definirsi – Filippo la Mantia, iniziatore e presente ai Pranzi di Natale nelle carceri italiane promossi da Prison Fellowship Italia, fin dalla prima edizione.
Con immensa gioia accogliamo la notizia che sarà conferito a Filippo La Mantia il Premio Artusi 2024 «per il suo grande impegno volto a mettere al centro la cucina come veicolo di pace, solidarietà e tolleranza, con particolare riferimento al mondo delle carceri italiane».
Un Premio che, dal 1997, la Città di Forlimpopoli (FC) assegna, nell’ambito delle manifestazioni artusiane, a un personaggio che, a qualsiasi titolo, si sia distinto per l’originale contributo dato alla riflessione sui rapporti fra uomo e cibo. La cerimonia di consegna, che avverrà sabato 19 ottobre alle 17 in Casa Artusi, vuole essere anche un‘occasione per approfondire il tema e per questo, oltre a Filippo La Mantia, saranno presenti diversi ospiti, tra cui Milena Garavini (sindaca di Forlimpopoli), Laila Tentoni (presidente di Casa Artusi) e Sandro Gallo, referente dell’Emilia-Romagna per l’Associazione Prison Fellowship Italia. L’incontro sarà introdotto e coordinato da Andrea Segrè (Comitato Scientifico Casa Artusi, Università di Bologna).
Il Premio Artusi 2024 a La Mantia sarà consegnato dall’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini. A seguire un viaggio musicale, tra il blues e il rock, con la chitarra acustica e la voce di Giuseppe Scarpato, chitarrista e produttore tra i più apprezzati in Italia. Per concludere aperitivo con caponata e cous cous (ricetta artusiana n. 47) a cura di Casa Artusi e dello stesso La Mantia.
«Il Premio, proposto dal Comitato Scientifico di Casa Artusi, pone ogni anno una straordinaria riflessione sui valori correlati al cibo che condividiamo con grande interesse – ha dichiarato la sindaca di Forlimpopoli Milena Garavini –. Siamo ben felici di accogliere quest’anno Filippo La Mantia e ascoltare la sua singolare storia». «Grande cucina e grande cuore, come spesso accade, vanno di pari passo perché cucinare è un atto d’amore e di cura verso gli altri», ha detto il vicesindaco e assessore alla Cultura Enrico Monti. Le motivazioni di questo premio trovano dunque massima espressione con l’opera di La Mantia: combinare il concetto di solidarietà al cibo, lasciando passare un messaggio positivo e forte per la nostra società.
Una sensibilità e un vicinanza agli ultimi che probabilmente prendono vita dalla storia personale di Filippo La Mantia. Fotoreporter di mafia nella Palermo negli anni delle stragi, viene incarcerato ingiustamente (verrà poi scagionato da Giovanni Falcone) e in carcere inizia a cucinare per i compagni di cella. Una volta uscito, questa diventerà la sua professione ma la “cucina nelle case circondariali” rimarrà un progetto vivo nel tempo, preparando pranzi (come quello di Natale con PFIt) almeno una volta all’anno. Ed è proprio il progetto “L’ALTrA Cucina, per un Pranzo d’amore“, organizzato assieme a Prison Fellowship Italia, e l’impegno a portare nelle carceri la valorizzazione della cucina, della sua biodiversità e della convivialità nel rispetto dell’essere umano privato della libertà, che sono al centro del riconoscimento della Città Artusiana. «Filippo La Mantia ha dimostrato grande sensibilità sociale cucinando negli ospedali, per i più poveri durante il Covid, per iniziative contro lo spreco alimentare considerando la cucina come veicolo di pace e tolleranza», è riportato nel comunicato della Fondazione Casa Artusi.
Così Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia, si complimenta per il meritato riconoscimento e ringrazia Filippo La Mantia per il prezioso sostegno dato a molte iniziative di PFIt: «Il prestigioso premio Artusi conferito all’eccellente Filippo La Mantia è un meritatissimo riconoscimento non solo alla competenza e alle capacità culinarie, ma anche alle grandi doti umane e morali che, nonostante la riservatezza e il riserbo di Filippo, si manifestano attraverso le sue scelte e la generosa partecipazione ad attività in favore di quelli che sono considerati ultimi».
Daniela di Domenico
Foto di Gimmi Corvaro