La gioia di servire

La gioia di servire

Non sono solita scrivere ma questa volta penso sia giusto farlo.

Oggi abbiamo iniziato il “Viaggio del Prigioniero”, un’esperienza di cui spesso abbiamo sentito parlare ma che pochi conoscono!
L’esperienza nasce da Prison Fellowship Italia onlus (PFIt), di cui tutti conosciamo l’impegno mirato al recupero dei detenuti.
È stato un incontro entusiasmante in un luogo, la prigione di Fossombrone (PU), pieno di luce; con il personale penitenziario e gli educatori che ti accolgono con il sorriso sulle labbra e sembrano felici di lavorare in un ambiente in cui nessuno vorrebbe stare. È stato veramente un incontro sorprendente, il primo di otto già fissati.
Il mio desiderio è quello di comunicare a tutti questa meravigliosa esperienza e la consapevolezza che è possibile scontare un errore commesso. Anche in un ambiente accogliente, reso tale da persone che sanno amare anche attraverso il lavoro, duro e a volte non capito.

Noi continueremo: PFIt ci offre idee efficaci ed esperienza.
Noi ci metteremo l’impegno. Per noi sarà solo una gioia!
Grazie quindi a coloro che hanno creduto nel progetto, grazie a tutti quelli che con la preghiera ci hanno seguito e continueranno a farlo; grazie a Marcella Reni, Presidente di PFI Italia, a Teresa responsabile Prison per le Marche. Grazie ai nostri cappellani che hanno immediatamente capito l’importanza del progetto e della sua riuscita.
Affidiamo allo Spirito Santo tutti i nostri fratelli carcerati, il personale, i volontari e tutte le persone che guardano al domani
con una speranza più vera, magari aiutati da Prison.

Anna Maria Lazzari

Una guarigione straordinaria, già prima di dire “sì”

Una guarigione straordinaria, già prima di dire “sì”

Volevo ringraziarvi uno a uno perché, mossi dallo Spirito, dalla curiosità e forse anche dal mio entusiasmo ☺️, avete accettato il mio invito e, insieme, abbiamo potuto vivere la splendida giornata di ieri.

Fin da subito, appena venuta a conoscenza del progetto “Viaggio del prigioniero”, The Prisoner’s Journey (TPJ), mi sono sentita “attratta”. Il nome stesso del progetto mi aveva attratto e, sicuramente, avendo già vissuto l’esperienza del Sicomoro mi sono sentita in qualche modo coinvolta, pur sapendo poche cose sul “TPJ”. Ieri è stata una splendida scoperta, grazie anche ad Antonella e Francesca, che ringrazio.

Ho scoperto che far conoscere Gesù in modo efficace usando le parole è tutt’altro che semplice. Testimoniare con la vita, coerenti con quanto udito dalla Parola di Dio, è un altro bell’impegno, che si rinnova ogni giorno e ogni giorno, nel prendere atto delle nostre cadute, cerchiamo di migliorare.

Ma far conoscere Gesù in otto incontri, solamente 16 ore, è una bellissima seppur faticosa sfida! Ho capito che accettare questa sfida migliorerebbe il mio rapporto con Dio, lo renderebbe più vero, più profondo. Ritornare all’Essenziale anzi all’Essenza del mio “credo”. È stato difficile, nelle simulazioni, fare questo. È stato come quando si mette a posto negli armadi, ad esempio, della cucina (scusate il paragone ma ho appena finito di fare questo lavoro). Nel tempo accumuli un sacco di cose, tutte utili ma molte di queste le usi solo qualche volta. Nel rimettere in ordine, queste ultime le metti dietro, in fondo all’armadio o in alto. Quelle veramente utili, invece, le posizioni davanti, bene in vista, facili da prendere. Non butti nulla ma metti in ordine cercando di distinguere ciò che serve veramente da ciò che potrebbe invece servire un giorno in chissà quale occasione.
Pensavo anche a quando si prepara la valigia per le vacanze. Che fatica decidere cosa portare e cosa lasciare a casa!
Fare chiarezza. Mettere in ordine.
Ecco, ieri ho capito che nella valigia dell’evangelizzatore servono poche cose ma giuste.
Ho capito che Gesù parla ai semplici in modo semplice.
Ho capito che, se parto per la missione, devo ritornare semplice nel mio pensare e nel mio parlare, prendendo esempio da Gesù.
Grazie Gesù perché quando ancora stiamo pensando se dire di “sì” alla missione, Tu già inizi a guarirci e a fare un po’ di pulizia in noi.

Testimonianza di Anna Maria Taliano

È l’inizio di un viaggio, il viaggio del Prigioniero!

È l’inizio di un viaggio, il viaggio del Prigioniero!

È l’inizio di un viaggio, il viaggio del Prigioniero!
Mi sembra di sentire i commenti:
“Che novità è?
Di che viaggio si tratta?
Dove andiamo?
Chi c’è con noi?
Quanto spendiamo?
Calma, una per una, ad ogni domanda la sua risposta.
Ma prima devo farvi una doverosa premessa: se ieri, foste stati con me e con altri amici, a Villa Borromeo, oggi sareste in grado di darvi le risposte alle domande che avete fatto.

Devo dirvi che l’incontro organizzato da Prison Fellowship Italia vedeva presenti persone di Cagli , di Rimini, di Cantiano, di Fossombrone, di Fano, di Senigallia e Ancona ed alcuni “coraggiosi” di Pesaro. Pochi, dal momento che si giocava in casa, ma buoni, perché hanno vinto la pigrizia, con la curiosità, e i visi quando ci siamo salutati dicevano chiaramente la soddisfazione per la scelta fatta!

E allora, bando alle ciance e guardiamo di cosa si tratta.
Prison parla ai detenuti, ma prima ancora parla e lavora con le persone che hanno deciso di donare anche solo una parola a colui che all’interno di una cella sconta una pena, grande o piccola che sia.
Parlare con un detenuti significa donare speranza ai tanti che la Società ha isolato, ma significa anche assicurare alla Società stessa il recupero del 70% dei carcerati. Può sembrare un sogno, è invece una realtà che Prison conosce bene e vuole continuare a sostenere.
Il viaggio: è un progetto che Prison ha già realizzato in Carceri di altre città ( e del mondo) che, oggi, propone a Pesaro e a Fossombrone.
Noi abbiamo una Casa Circondariale che ospita 230 carcerati, di cui 20 donne.
Devono scontare una pena, ma oggi non sappiamo come concretamente aiutarli.
Ci sono i volontari che impegnano le loro forze, i loro momenti liberi, anche le loro capacità economiche, per rendere più vivibile il loro “star li”.
Con i volontari i carcerati parlano, raccontano la loro vita prima del carcere, se vogliono accennano agli errori commessi, ma soprattutto sognano il domani, quando scontata la pena, potranno riabbracciare i loro cari , lavorare e “vivere”. Da uomini e donne dignitosamente recuperati.
Ma chi può aiutare il recupero? Sappiamo tutti quanto sia difficile il processo di rieducazione all’interno degli istituti penitenziari italiani.
Nella maggior parte delle carceri aspettano che il tempo passi. Ma voi, per un attimo, pensate solo a cosa passa dentro la mente di quelle persone, alla disperazione per la solitudine, alla sensazione di inutilità perché non riescono a dare un senso alla pena.
Il Viaggio del Prigioniero, risponde a tutto ciò, offrendo un percorso di cura attraverso un intervento strutturale che mette in primo piano il se’ e il racconto di un uomo che ha saputo accogliere, amare, perdonare.
Contribuisce a spezzare le catene che hanno portato al reato e che costituiscono la base per la sua reiterazione.
Trasmette valori universalmente accettati di cui si è fatta massima propaganda chi ha parlato di Gesù.
Permette di scoprire che non tutto è perduto e che la propria vita può avere un nuovo senso.
Il percorso prevede la lettura del Vangelo di Marco, attraverso una metodologia sperimentata con successo da Prison nei diversi Paesi del mondo.
Una parola può essere sufficiente a cambiare la vita ad un detenuto, facendogli iniziare un nuovo percorso di vita, permettendogli di riscattarsi.
Lo testimonia Stephen James, l’ideatore del Progetto che, da detenuto, un giorno rollando un foglio della Bibbia per farsi una sigaretta, ha fissato una parola che gli è entrata nel cuore.
Stephen ha cambiato vita, uscito dal carcere, si laurea in Sociologia ed ora lavora attivamente per dare una possibilità di riscatto a chi, come lui, è cresciuto ai margini della Società.
E noi, come usciremo da questo viaggio?
Oggi abbiamo una gran voglia di contribuire a trasformare la vita dei detenuti.
Vorremmo aiutarli a riconciliarsi con il mondo; vorremmo aiutare a ridurre la percentuale di reiterazione dei reati.
Noi desideriamo che i detenuti imparino a gestire sentimenti di angoscia e disperazione.
Vogliamo per questo servirci del Viaggio del Prigioniero perché questo metodo ha dato prova di saper trasformare la vita dei prigionieri mettendoli a contatto con la parola di Gesù.
Questo è l’obiettivo di Prison che, entrando nelle carceri, permette attraverso il viaggio del prigioniero, di conoscere nuovi valori, avviando un processo di cambiamento interiore.
Ecco quindi chiarito il mistero:
UN VIAGGIO con un obiettivo chiaro ed inequivocabile: la salvezza dell’uomo.
COMPAGNI DI VIAGGIO saranno tutti coloro che credono che la speranza in una vita migliore, sia riposta nella parola di Gesù.
IL COSTO DEL VIAGGIO: la disponibilità del nostro cuore e la nostra capacità di accogliere tutti coloro (carcerati soprattutto )che il Signore potrà mettere sulla nostra via.
La proposta di Prison non può lasciare indifferenti!

Facciamo un patto allora: noi vi terremo informati per il prossimo incontro, ma voi fate in modo di essere presenti.
Vorremmo tanto che anche la gente della nostra Città accettasse l’invito, perché il problema carcerario non è solo per noi che da volontari frequentiamo il carcere, ma per tutti, perché una Società che non si impegna a spezzare le catene del crimine, è una società destinata a morire.

Pesaro, 6 Maggio 2023
Anna Maria Lazzari