La musica: l’arte di Dio

La musica: l’arte di Dio

 

Gli artisti vengono definiti “stelle” perché hanno il compito di illuminare le tenebre della vita; altrimenti, che stelle sarebbero!

 

 

Introduzione

Da due anni amico e ospite fisso agli eventi di Prison Fellowship Italia presso la Casa Circondariale di Ariano Irpino (AV), Luca Pugliese è un artista poliedrico: pittore, cantautore, musicista.

Di origini irpine, da oltre dieci anni dona ai reclusi delle carceri italiane un’”evasione sana” con il tour “Un’ora d’aria colorata” come “one man band”. Recentemente, ha avvicinato i detenuti all’arte trasmettendo loro la passione per la pittura e guidandoli nel dipingere le pareti di alcune carceri.

 

  1. – Luca, da molti sei conosciuto per la tua “Ora d’aria colorata” nelle carceri italiane.

Spiegaci di cosa si tratta.

  1. – “L’ora d’aria colorata” è un progetto che porto avanti da anni, come una missione, e che dedico al popolo carcerario, portando con me i miei strumenti e regalando suoni, sensazioni, canzoni, interpretazioni, sia di pezzi miei che di pezzi estratti dal panorama musicale internazionale, soprattutto quello latino. Essendo meridionale, infatti, mi lego al mondo latino, brasiliano e napoletano. È un “Luca Pugliese nel sociale”, che si fa aprire le porte di un carcere, si presenta con semplicità, come un artista, un musicista, un pittore, e si pone di fronte a qualsiasi essere umano con la stessa empatia. L’”ora d’aria colorata” è nata perché nel mio paese viveva un direttore di un carcere molto noto che mi chiedeva spesso un concerto nel suo istituto. Il primo concerto l’ho fatto, non a caso, il 6 gennaio (Epifania) del 2013. Da quel giorno ho suonato nelle carceri oltre 30 volte! Penso di essere un “recordman” sotto questo aspetto. Essendo un one man band, riesco a tenere da solo un concerto. Tempo fa ho suonato per la prima volta in un carcere femminile, quello di Pozzuoli. L’impatto è stato ancora più forte: vedere delle donne soffrire, quelle che vengono definite il sesso “debole”, mi ha segnato molto… La mia missione di portare un sorriso, facendo dimenticare per un momento dove ci troviamo e di cogliere comunque la bellezza della vita, è stata riuscitissima.

 

  1. – Com’è nato questo tuo interesse per il mondo carcerario, per gli ultimi?
  2. – Non esistono né ultimi, né primi! Esistono esseri umani! Chiunque può trovare nella propria esistenza il bianco e il nero. Sappiamo bene che essere rinchiusi è una sofferenza tangibile, reale. Togliere la libertà alle persone, richiuderle in piccoli spazi non è una cosa dalla quale distogliere lo sguardo. È come se non funzionasse un ospedale, una scuola: è necessario intervenire. E io intervengo con la musica: nei miei concerti si ritrovano perfino a ballare la tarantella!

Alla fine di ogni mio concerto, gli educatori, gli psicologi, gli psichiatri si vengono a complimentare perché mentre loro fanno fatica a tenere a bada anche un solo detenuto, io, con la mia musica, riesco a tenerne a bada mille! L’arte fa miracoli!

 

  1. – L’arte porta sempre frutto, anche per chi vive la detenzione?
  2. – Io realizzerei un’intera orchestra! In Irpinia, nel carcere di Sant’Angelo ai Lombardi, tutti i detenuti sono lavoratori. Se li priviamo della loro libertà ma non dell’operatività è già un successo. È fondamentale tenerli attivi, vivi, liberi nella mente senza sovvertire le regole. Il problema non è il carcere di per sé ma il modo in cui è strutturato. Come per gli ospedali o le scuole c’è il carcere eccellente e quello fatiscente. Portare arte, cultura, fa respirare un altro clima.

Se chi abbiamo di fronte capisce che mettiamo passione in quello che facciamo, loro reagiscono con la stessa passione.

 

  1. – La musica, in particolare, può avere dei risvolti rieducativi?
  2. – Ogni carcere dovrebbe avere una sala prove, con un maestro che sappia dirigere i detenuti, e un gruppo musicale. Parlare della musica significa parlare dell’arte di Dio!

Dio ha creato prima la musica e poi l’acqua! Infatti mi accorgo che i detenuti sono “assetati” di vibrazioni di questo tipo. A Foggia, ad esempio, mi sono trovato in un ambiente inizialmente “traumatizzante”! Erano tutti un po’ arrabbiati, nervosi ma dopo dieci minuti sembravamo tutti fratelli! Mi hanno voluto addirittura prendere in braccio!

 

  1. – Nella tua canzone “Corri corri”, parli di una persona che sogna e dell’importanza del tempo. Tu cosa sogni e cosa ti aspetti dal futuro?
  2. – Io mi aspetto di lavorare in armonia con tutti e con tutto il Creato. Mi auguro di andare avanti e di crescere. Corri corri è dedicata alla mia esistenza, anche se poi la dedico all’esistenza di tutti perché è una sorta di consiglio di vita. Correre è sinonimo di lavorare, pensare, riflettere, decidere; ma ci dice anche che occorre fermarsi, in alcuni casi. Dobbiamo avere fiducia nel tempo.

 

  1. – Ti definisci spesso come un “artista cosmico”. Cosa intendi?
  2. – In realtà non mi definisco più così. Adesso mi ritengo un artista “antropico”, antropologico. Prima mi ritenevo “cosmico” perché mi sono ritrovato immerso nei colori, a dipingere giorno e notte, a suonare sempre, come se ci fosse una “forza cosmica” che mi spingeva.

Ho esplorato il cosmo nella pittura. Sono noto anche per aver esplorato il cosmo in tutte le sue sfaccettature: dalle stelle ai pianeti, alle galassie, ai buchi neri. Prima ero cosmico sulle stelle; adesso sono cosmico con tutto il peso della vita, da cinquantenne, con tutti i sacrifici per portare avanti l’aspetto artistico, in un paesino in provincia di Avellino, non in una metropoli.

 

  1. – Perché oggi ti definisci un “artista antropologico”?
  2. – Sono permeato di umanità:

dopo aver suonato oltre 30 volte in un carcere, non pensi più alle stelle! Pensi alla famiglia di quell’uomo recluso, ai figli senza un padre, a un microcosmo sociale che dobbiamo illuminare. Perché gli artisti vengono definiti “stelle”? Perché hanno la missione di illuminare le tenebre della vita, altrimenti che stelle sarebbero! Io credo di essere un “pianeta” e non una stella, perché ricevo e restituisco. Non mi si addice assolutamente il termine star.

 

  1. – Sei stato tra i protagonisti del “Pranzo di Pasqua” nel carcere di Ariano Irpino ad aprile 2023. Cosa ti ha lasciato questa esperienza promossa dall’Associazione Prison Fellowship Italia?
  2. – È stata una giornata bellissima. Ho apprezzato molto quello che avete fatto. Il clima era diverso rispetto ai miei concerti, perché sono stato ospite di una “cerimonia”, il Pranzo stellato della Santa Pasqua: è una cosa bellissima offrire un pranzo stellato ai detenuti. Sono stato a tavola con il Vescovo e con 12 detenuti che erano tra i più isolati, “pericolosi”, che non prendevano parte alle attività. Ma sono stati molto gentili: abbiamo sorriso, scherzato con il vescovo, con la presidente di Prison Fellowship Italia, Marcella Reni, molto simpatica.

 

  1. – Quali sono i tuoi attuali progetti?
  2. – Ho in programma diversi tour in tante piazze, soprattutto nel Meridione. Sto portando un omaggio a Franco Battiato intitolato E ti vengo a ricercare insieme a Dario Salvadori; ho un duo insieme a Tony Esposito e un altro insieme a Marco Zurzolo, tutti giganti della musica, ma mi esibisco anche da solo: cassa, chitarra, charleston e voce, tutti suonati contemporaneamente da me. In un certo senso, l’esibizione all’interno degli istituti penitenziari è un “rodaggio” dei concerti che farò poi nelle piazze. Diventa poi molto più semplice portare “fuori” le mie canzoni alle persone “libere”. E nelle piazze mi porto anche quel rigore, quel rispetto che mi offrono i detenuti nelle carceri; il ascolto in un silenzio tombale e l’applauso finale.

 

  1. – Credi in Dio? Ti accade di vedere nel volto dei detenuti il volto di Dio?
  2. – Molto! Moltissimo! In carcere c’è Dio sicuramente, si tocca con mano. Fuori è difficile toccarlo. La gente ha quasi vergogna della spiritualità in questo periodo, è qualcosa di negativo da raccontare. La gente ha quasi paura di coltivare la spiritualità, che non è esclusivamente la religione ma può essere contemplare un albero, la bellezza del mondo; Dio è ovunque. In questo modo, diventa poi normale arrivare a Dio: se si inizia a contemplare un filo d’erba, un fiore o un albero, le stelle, il cielo… Chi può averle create se non Dio! Oltre a essere credente sono anche molto spirituale.

 

  1. – Continuerai ancora a suonare nelle carceri?
  2. – Io mi auguro di sì, fino a quando avrò la forza di portare i miei strumenti dentro al carcere; fino a quando riuscirò a portare l’arte dove c’è bisogno, arte che serve a far star bene le persone che soffrono; l’arte come missione sociale, come dovrebbero fare tutti. E di tutto questo ne vado fiero.

 

Intervista di Daniela Di Domenico a Luca Pugliese, artista e cantautore

 

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“Segui la Stella”: Un evento di inclusione e solidarietà per i bambini in Sardegna

“Segui la Stella”: Un evento di inclusione e solidarietà per i bambini in Sardegna

In una realtà spesso segnata da emarginazione e solitudine, Prison Fellowship Italia ha portato una luce di speranza con un evento speciale organizzato in Sardegna per la prima volta. L’iniziativa, ideata e coordinata dalla referente regionale Simona Atzori, ha rappresentato un passo significativo verso l’inclusione e la sensibilizzazione sociale.

Il 6 gennaio, in occasione dell’Epifania, la sede delle Comunità di Vita Cristiana (CVX) a Cagliari si è trasformata in un luogo di incontro e condivisione per bambini di diverse estrazioni sociali. L’evento, organizzato in collaborazione con le CVX e Alleanza di Misericordia, ha visto la partecipazione di giovani volontari e famiglie, uniti nel segno della solidarietà e dell’amore.

“Abbiamo invitato bambini di tutte le classi sociali, coinvolgendo anche giovanissimi di famiglie benestanti desiderosi di sperimentarsi e collaborare all’inclusione,” ha spiegato Simona Atzori. L’iniziativa è stata pensata per abbattere barriere e pregiudizi, offrendo ai bambini l’opportunità di creare doni con materiali di riciclo, esprimendo la loro creatività in piena libertà.

La giornata ha avuto un impatto significativo anche per le famiglie dei detenuti. “Mi odiano e non so perché,” sono le parole dolorose di un bambino di nove anni, figlio di un detenuto. Questo evento è stato un segno concreto di ascolto e vicinanza per chi vive l’emarginazione non per colpe proprie, ma per quelle di un familiare. Un’occasione, dunque, per portare un messaggio di speranza a chi spesso si sente escluso e dimenticato.

Il tema “Segui la Stella” è diventato non solo un invito rivolto ai bambini, ma un cammino intrapreso dagli stessi volontari. Attraverso l’incontro diretto con le famiglie, l’iniziativa si è trasformata in un viaggio di scoperta e testimonianza, dimostrando che la solidarietà non conosce confini.

Il successo dell’evento è stato reso possibile grazie al supporto di sponsor locali come Locanda Leonildo e McDonald’s (via Dettori), e alla dedizione di tutti coloro che hanno offerto il proprio tempo e le proprie risorse.

“Segui la Stella” ha dimostrato ancora una volta come un gesto semplice, nato dall’amore, possa abbattere muri e costruire ponti, rendendo visibile il Vangelo nel quotidiano. Un giorno di gioia che resterà nel cuore di chi l’ha vissuto, un simbolo di ciò che significa essere comunità.

 

 

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Un Natale di gratitudine e speranza: il cuore del Vangelo nelle carceri italiane

Un Natale di gratitudine e speranza: il cuore del Vangelo nelle carceri italiane

Carissimi fratelli e sorelle,

la scorsa settimana, in 44 carceri italiane, abbiamo celebrato il Natale insieme a migliaia di detenuti. Grazie ai vostri sorrisi, al vostro servizio e al vostro amore, questo Natale ha assunto un significato più profondo di quanto spesso non abbia nelle case o nelle chiese.

I detenuti capiscono il messaggio del Vangelo con il cuore, provando un senso di sorpresa e forza. Sanno che il Bambino Gesù è nato in una mangiatoia che non era né lussuosa né pulita, ma odorava di animali e di paglia sporca. E che il Re del mondo è venuto alla luce in condizioni incomprensibili.

Nella storia del primo Natale, sono i poveri, gli insignificanti e i dimenticati ad essere protagonisti per Dio. Sono i pastori, senza case né letti, né vestiti puliti, ai quali l’angelo è apparso per primo. Ed è proprio questo che rende il Vangelo perfetto per chi serviamo nelle carceri: non solo per i detenuti, ma anche per le loro famiglie, che li aspettano in condizioni spesso di grande povertà, sentendosi insignificanti e dimenticate.

Il Vangelo è anche per le vittime, per coloro che portano ferite profonde a causa del crimine. Gesù è venuto per portare la buona novella ai poveri, e noi abbiamo il privilegio di testimoniare la gioia di chi, pur non comprendendola del tutto, la afferra con il cuore.

Alla fine del pranzo, tutti i detenuti hanno espresso la loro gratitudine: per il cibo, per lo spettacolo e, soprattutto, per la gioia e la ventata di aria fresca che avete portato in quello spazio. È stato un momento che ci ricorda la nascita di un bambino, di una nuova speranza.

Vi giunga la mia profonda gratitudine per ogni piatto che avete servito, per ogni sorriso che avete donato, per tutta la fatica e l’impegno che avete messo. Sono certa che Dio se ne è rallegrato.

Buon Natale, fratelli e sorelle.
Vi raggiunga tutto il mio amore e il mio augurio di pace, speranza e bene.

Con affetto,
Marcella Reni

“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”

“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”

Pranzi “stellati” per i detenuti e le detenute di 44 Istituti penitenziari italiani in occasione del Santo Natale

«Nell’Anno giubilare saremo chiamati a essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e
sorelle che vivono in condizioni di disagio. Penso ai detenuti…» (Papa Francesco, 9 maggio
2024). Anche per rispondere all’esortazione del Santo Padre, prende forma giovedì 19 dicembre
l’iniziativa di Natale più attesa e ambiziosa all’interno del nostro sistema penitenziario. Anche
quest’anno, infatti, 1500 volontari entreranno in oltre 40 Istituti penitenziari per condividere,
con detenuti e detenute, un pranzo d’amore nel segno della solidarietà.
“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”: questo il nome dell’iniziativa promossa dalle
Associazioni Prison Fellowship Italia onlus, Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione
Alleanza del RnS, con il patrocinio del Ministero della Giustizia. Un Pranzo “speciale” perché a
realizzarlo con le loro brigate saranno, come sempre, chef stellati e cuochi dell’alta cucina
provenienti da tutta Italia, e a servirlo, con generosità e partecipazione, volti noti del mondo
dello spettacolo, della cultura, del giornalismo e campioni che hanno scritto pagine importanti
della storia dello sport. I commensali del nostro Pranzo saranno circa 8000 detenuti, fratelli e
sorelle che aspettano ormai con trepidazione questa giornata di festa che, in alcuni istituti, sarà
condivisa anche con i propri figli e la propria famiglia.
Molti gli istituti penitenziari che hanno aderito all’iniziativa: Milano Opera, Lodi, Torino,
Lecco, Alessandria, Ivrea, Verbania, Vicenza, Bologna (maschile e femminile), Castelfranco Emilia
(MO), Parma, Firenze (minorile), Massa, Roma Rebibbia (sez. femminile), Roma Rebibbia –
Nuovo Complesso (sez. maschile), Teramo, Pesaro, Vasto (CH), Pozzuoli (NA) (femminile), Napoli
Secondigliano, Nisida minorile (NA), Salerno (sez. maschile), Eboli (SA), Aversa (CE), Avellino,
Ariano Irpino (AV), Capua Vetere (CE), Airola (minorile) (BN), Potenza, Cosenza, Crotone, Palmi
(RC), Corigliano Rossano (CS), Vibo Valentia, Catanzaro (minorile), Cagliari Uta, Cagliari
(minorile), Lanusei (NU), Lodé-Mamone (NU), Nuoro, Palermo, Catania (minorile), Siracusa.
A preparare i Pranzi di Natale oltre 50 chef stellati, maestri, osti o cuochi dell’alta cucina:
Filippo La Mantia, Fulvio Pierangelini, Gianmarco Cirrone, Matteo Baronetto, Stefano Comazzi,
Mariano Iaria, Massimo Spigaroli, Rosanna Marziale, Ercole Villirillo, Anna Maria Palma, Laura
Marciani, Emilio Barbieri, Laura Sechi, Francesco Stara, Ciro Del Luongo, William Pitzalis, Donato
Pessonalis, Angelo D’Agrosa, Giuseppe Paolucci, Emanuele Ricchiuti, Alice Rodda, Francesco
Torti, Giuseppe Rambaldi, Raffaella Nigro, Nino Crispo Pastry chef, Clemente Ciervo, Francesco
Verdicchio, Marco Contrada, Giuseppe Picariello, Mauro Poddie, Alessandro Fabrizio, Andrea
Favati, Fulvio Russo, Antonio Morelli, Luigi Pomata, Vittorio Senes, Sandro Cubeddu, gli chef
della Casa di Carità Arti e mestieri, Nanu Eligio, Ivan Milani, Fabrizio Rebollini, Antonio
Mignanelli, Giovanni Parise, Nicola Alessio, Emilia Greco, Valeria De Marco, Niccolò Palumbo, Nicola Fossaceca,
Gianluca Ricci,  Salvatore Race, Luigi Coppola, Accursio Craparo,  Antonio Biafora, Carmelo Criscione, il maestro del gusto Giulio
Rocci. Cucineranno inoltre i ragazzi della Scuola Alberghiera Ferdinando Prat, CIAC Formazione,
della Scuola Alberghiera Formont di Villadossola (VB). Tra loro, alcuni offriranno personalmente
l’intero pranzo.
La mise en place, curata nei minimi particolari e spesso corredata da centritavola
realizzati per l’occasione dagli stessi detenuti con il sostegno delle associazioni, spetterà a 1500
volontari che quest’anno serviranno, insieme agli artisti, circa 25.000 piatti distribuiti su tutte le
carceri coinvolte.
Molti gli artisti, i giornalisti e gli sportivi che hanno già accettato di sostenere questa
straordinaria iniziativa. Tra questi, solo per fare alcuni nomi: Dado, Serena Bortone, Paola
Perego, Michela Giraud, Nunzia De Girolamo, Ilaria Grillini, Angela Missoni, Patrizia Pellegrino,
Felicita Pistilli, Mario Rosini, Giuseppe Di Tommaso, Serena Bagozzi e la sua band Bugs, Gilles
Rocca, Moreno, Lisa Di Giovanni, Renzo Sinacori, il cantastorie Roppoppo, Carmine Faraco e la
sua band, Maria Grazia Schiavo, Daniela Javarone, prof. Andrea Segré, Giampiero Perone, Max
De Rosa, le attrici “Le VIPere” (Marina Di Paola e Giorgia Caponetti), Giuseppe Giannini, Nicola
Legrottaglie, Ottavio Demontis, Gioia Masia, Jordan Valdinocci, Christian Manfredini, Alberto
Bertoli, Cristina Sferrazza, Anna Maria Chiarito, Edoardo Mirabella, Mino Abbacuccio,
Gianluigi Nuzzi, Giuseppe Cruciani, DJ Ringo, Gatto Panceri, Francesco Rizzuto, Gianni Testa,
Antonella Custer, Cecé Barretta, Grappa&Vinci (Davide Conigliaro e Valerio Paroli), Massimo
Pica, Francesca Tessitore, Sandro Cuomo, il Mago D’AP, Teresa Garau, Federica Olla, Claudio
Lalli, Federico Nardi, Carlotta Santandrea, Bruno Segreti, Stardust, Diana Puddu, Benito Urgu,
gruppo musicale “I Castrum”, Raffaele Marasco, Fabrizio Fierro, Mr. Hyde, Toti e Totino,
Antonio Catalano, Chris Clun, Cecilia Herreira, Massimo Mattia e molti altri.
Alcuni istituti penitenziari ospiteranno il Pranzo di Natale per la prima volta; tra questi, il
carcere di Lecco, Vasto, Potenza, Corigliano Rossano, Crotone, Uta (CA), Vicenza e, dopo 10 anni
nella sez. femminile di Rebibbia, quest’anno verrà realizzato un “pranzo stellato” anche nella
sez. maschile romana. Quest’ultima, la Casa circondariale “Raffaele Cinotti” (Nuovo Complesso)
è l’istituto penitenziario più grande d’Italia e, solo una settimana dopo il Pranzo, il 26 dicembre,
accoglierà papa Francesco per l’apertura della Porta Santa, diventando per un giorno, «simbolo
di tutte le carceri del mondo» (mons. Rino Fisichella).
Caso sicuramente degno di nota, il Pranzo di Natale nel Carcere di Verbania. La Scuola
Alberghiera Formont di Villadossola (VB) è stata autorizzata a imbandire le tavole con piatti di

ceramica, calici di vetro e posate di metallo come in un vero e proprio ristorante stellato. Gli
studenti dell’Istituto tecnico industriale “A. Monaco” a Cosenza hanno avviato una raccolta
fondi per coprire parte delle spese dei Pranzi di Natale della Regione Calabria. I ragazzi del Liceo
“De Santis” di Cosenza, come ogni anno, hanno realizzato un mercatino di Natale il cui ricavato
andrà in parte per i Pranzi della Regione e in parte alla Caritas diocesana. A Parma cucinerà per
la prima volta un sindaco: Massimo Spigaroli, una stella Michelin e sindaco di Polesine Zibello
(PR). A Bologna cucinerà l’oste e cuoco Filippo La Mantia, presenza costante ai Pranzi di Natale
fin dalla prima edizione, che coinvolgerà in cucina tutti i detenuti addetti normalmente ai pasti
nel carcere, preparando piatti dai sapori meridionali e siciliani. A Torino, quest’anno siederanno
a tavola le donne, meritevoli di questa giornata di festa dopo i positivi risultati comportamentali
raggiunti in seguito al primo Progetto Sicomoro (di PFIt) realizzato per la prima volta in una
sezione femminile. In alcuni istituti, tra i volontari che serviranno ai tavoli ci saranno anche gli
avvocati di alcune Camere Penali.
Anche quest’anno, i Pranzi di Natale sono una sfida comune di solidarietà. Molte le
associazioni e le fondazioni che hanno aderito all’iniziativa. Tra queste, per il secondo anno,
Tempi di Recupero e Last Minute Market; Coldiretti (partnership dalla prima edizione);
Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucana; As Tifosi della Roma e Sport&Smile
(con loro il Pranzo di Natale porta nel carcere la testimonianza e i valori di ex calciatori e
campioni olimpionici), Organizzazione no profit Manalive, P.R. & Editoria di Lisa Di Giovanni,
Fondazione Severino, Nazionale Italiana Cantanti, Joseba Publishing, ASE (Associazione
Sviluppo Europeo). Numerosi anche gli sponsor che hanno sostenuto i costi dei Pranzi e
provveduto a fronteggiare le tantissime necessità. Con loro, a sostenere l’iniziativa nelle diverse
Regioni, i Consigli regionali del Rinnovamento nello Spirito Santo.
Tutti i dettagli, le informazioni, i nomi degli ospiti, degli chef, degli artisti e degli sponsor
relativi ai Pranzi di Natale saranno resi noti durante la CONFERENZA STAMPA DI
PRESENTAZIONE, CHE SI TERRÀ MERCOLEDÌ 18 DICEMBRE ALLE ORE 11.00 presso la SALA
CADUTI DI NASSIRYA DEL SENATO DELLA REPUBBLICA (a numero limitato), Piazza Madama, 11.
Per chi non potrà essere presente in Sala, sarà possibile seguire in diretta la Conferenza stampa
sul Canale streaming del Senato.

Note di accreditamento alla Conferenza stampa in Senato

e/o al Pranzo di Natale in carcere

Per poter partecipare alla Conferenza stampa in Senato, mercoledì 18 dicembre, bisogna
fare richiesta a segreteria.depriamo@senato.it (alla c.a. Dott. Andrea Presutto) specificando
nome e cognome – data e luogo di nascita – numero del tesserino di iscrizione all’Ordine –
estremi del documento identità. Stessa cosa per fotografi e video operatori (omettendo,
ovviamente, il n. del tesserino giornalistico). C’è tempo fino ad esaurimento posti.

Per quanto riguarda, invece, la partecipazione al Pranzo di Natale (nel carcere prescelto)
sia i giornalisti iscritti all’Albo che gli operatori devono inviare una semplice richiesta a
daniela.didomenico@prisonfellowshipitalia.it o daniela@rns-italia.it , segnalando la testata di
riferimento, il carcere di interesse e allegando copia del documento d’identità.
Fotografi e cameramen freelance, oltre all’invio della copia del documento d’identità (in corso di
validità), devono inviare anche l’elenco dell’attrezzatura fotografica con cui intendono accedere
nell’istituto. Inviare tutto a daniela.didomenico@prisonfellowshipitalia.it o daniela@rns-italia.it
o su WhatApp, cell. 3394590180.

Roma, 13 dicembre 2024

Daniela Di Domenicolocandina conferenza stampa sala nassirya senato 2024 18 dic pranzi di natale pfit “l’altra cucina... per un pranzo d’amore” - prison fellowship italia sponsor pranzi di natale 2024 rid “l’altra cucina... per un pranzo d’amore” - prison fellowship italia

Un Incontro con Dio: la Preghiera di Effusione trasforma vite nel carcere di Bologna

Un Incontro con Dio: la Preghiera di Effusione trasforma vite nel carcere di Bologna

In concomitanza con l’inizio dell’Avvento, domenica 1 dicembre 2024, ho avuto il privilegio di vivere un momento di grazia profonda insieme a 13 fratelli detenuti nelle sezioni di Alta Sicurezza dell’istituto penitenziario “Rocco D’Amato” di Bologna.

Questi fratelli hanno ricevuto la Preghiera di Effusione, il momento culminante del Seminario di Vita Nuova, un percorso che rappresenta il seguito naturale del progetto “Il Viaggio del Prigioniero”. Attraverso il Viaggio del Prigioniero, i detenuti sono stati accompagnati in un cammino di riflessione sulle proprie scelte e di riconciliazione con sé stessi e con gli altri. Il Seminario di Vita Nuova ha poi guidato i partecipanti a un incontro più profondo con l’amore di Dio, preparando i loro cuori a ricevere la grazia della Preghiera di Effusione.

Questo cammino è stato portato avanti da 8 volontari di Prison Fellowship Italia e del Rinnovamento nello Spirito Santo, insieme a tanti fratelli che hanno interceduto incessantemente con la preghiera. Ma le vere protagoniste sono state le infinite grazie e meraviglie che il Signore ha elargito durante questo tempo. L’Amore di Dio si è incarnato e ha lavorato i cuori di questi fratelli, sgretolando, giorno dopo giorno, muri di paura, difesa, solitudine, diffidenza e morte interiore.

Ogni venerdì, abbiamo visto crescere in loro sentimenti di condivisione, speranza, pace, fraternità, abbandono e misericordia, fino a diventare i protagonisti delle loro vite. La giornata della Preghiera di Effusione è stata il momento in cui tutto questo lavoro interiore è esploso: l’incontro con Gesù, che per loro era ormai un desiderio ardente, è diventato un fatto concreto.

Lode al Signore per quanto ha compiuto in questi fratelli e per quanto ancora farà nelle loro vite. Grazie, Padre buono, perché, come sempre, nel renderci strumenti del Tuo amore, hai trasformato profondamente anche i nostri cuori.

È stato un dono grande, un segno tangibile di quanto l’amore di Dio possa cambiare le vite di chi ha il coraggio di aprirsi a Lui. Continuo a pregare affinché questi germogli crescano e portino frutto nella vita di ognuno di loro.

Sheila Ripoli