Nessuno viene abbandonato: il Natale di Prison Fellowship Italia nelle carceri italiane

Nessuno viene abbandonato: il Natale di Prison Fellowship Italia nelle carceri italiane

Quando il Natale entra in carcere: 56 istituti, migliaia di persone, un solo gesto di umanità

Per un giorno, le sbarre hanno smesso di essere confine.
Le mense si sono trasformate in tavole imbandite, i corridoi in luoghi di incontro, i silenzi in dialogo. È accaduto giovedì 18 dicembre, quando 56 istituti penitenziari italiani, dal Nord al Sud del Paese, hanno vissuto un Natale diverso grazie a “L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore”, il più grande evento natalizio mai realizzato nel sistema carcerario italiano.

Con “L’Altra Cucina… per un pranzo d’amore”, Prison Fellowship Italia ha portato il Natale insieme a Rinnovamento nello Spirito Santo – movimento ecclesiale che conta in Italia oltre 1.600 gruppi e comunità – e a Fondazione Alleanza del RnS, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e con il patrocinio del CONI – Comitato Regionale Lazio. Una sinergia che da oltre dieci anni rende possibile ciò che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile: entrare in carcere non solo con un servizio, ma con una presenza vera.

In quelle stesse ore, mentre fuori si correva verso le festività, oltre 9.000 persone detenute si sono sedute a tavola insieme a volontari, artisti, agenti penitenziari, educatori e, in alcuni casi, anche ai propri familiari. Sono stati serviti più di 30.000 piatti, preparati con cura da oltre 70 chef dell’alta cucina italiana, affiancati da brigate e volontari provenienti da tutta Italia.

Ma, come ha sottolineato Giuseppe Contaldo, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, «non è stato solo servito un pranzo: sono state fatte carezze. Le persone detenute si sono sentite accolte, guardate, riconosciute». Una frase che restituisce il senso profondo di una giornata che ha avuto poco a che fare con l’assistenzialismo e molto con la dignità.

Volti noti, gesti semplici, presenze che restano

Nelle carceri di Roma e Milano, così come in molti altri istituti coinvolti, il pranzo è stato accompagnato da presenze che hanno scelto di mettersi al servizio, senza palcoscenico. A Rebibbia, Filippo La Mantia – presenza storica dell’iniziativa – ha cucinato ancora una volta per il carcere maschile, affiancato dallo chef Massimiliano Orsini, trasformando la cucina in un luogo di riscatto possibile. Accanto a loro, artisti, giornalisti, sportivi e volti della cultura hanno servito ai tavoli, condividendo tempo e ascolto.

Nel carcere minorile di Nisida, a Napoli, il pranzo è diventato anche racconto e arte: Massimiliano Gallo, insieme al cast del film La Salita, ha portato ai ragazzi detenuti una testimonianza forte, legata proprio a quel luogo, dove l’arte può diventare strumento di rinascita. A Vicenza, la presenza di Francesca Michielin ha trasformato la giornata in un incontro fatto di musica, parole e sguardi capaci di superare le distanze.

In altri istituti, come Gorizia, Sassari, Cagliari-Uta, Torino, Milano Opera, Velletri, Fermo, Ivrea, Spoleto e Palermo, il pranzo ha assunto forme diverse, ma sempre con lo stesso cuore: tavole curate, centrotavola realizzati dai detenuti stessi, volontari che servivano con un sorriso e ascoltavano storie spesso taciute per anni.

Una macchina di solidarietà che funziona

Dietro questa giornata, c’è stato un lavoro imponente e silenzioso. Oltre 1.300 volontari, coordinati in gran parte grazie al Rinnovamento nello Spirito Santo e alle realtà territoriali, hanno reso possibile ogni dettaglio. Accanto a loro, circa 700 agenti penitenziari hanno garantito sicurezza e supporto, dimostrando che la collaborazione istituzionale può generare bellezza anche nei contesti più complessi.

Fondamentale il sostegno dei partner che hanno creduto nel progetto non solo economicamente, ma condividendone la visione: Tempi di Recupero, che ha messo in rete chef e professionisti della ristorazione; Cassa di Risparmio di Pesaro, Manalive e P.R. Editoria di Lisa Di Giovanni, che hanno accompagnato questa edizione con un supporto concreto e continuativo. A loro si aggiungono sponsor e donatori che, spesso lontani dai riflettori, hanno reso possibile ogni singolo piatto servito.

Le parole che restano

«Facciamo parte di un movimento che sta illuminando gli angoli più bui del nostro Paese», ha dichiarato Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia. «Non portiamo solo un pranzo, ma una possibilità di incontro che parla di futuro. In carcere nascono punti di svolta veri, quando qualcuno decide di non voltarsi dall’altra parte».

Un pensiero che trova eco anche nelle parole di Papa Leone XIV, più volte richiamate durante l’iniziativa: «Il Signore ci ripete che nessuno vada perduto». Ed è proprio questo il filo rosso che ha attraversato le 56 carceri italiane coinvolte: la convinzione che nessuna storia sia definitiva, che ogni persona possa essere guardata oltre l’errore commesso.

Un Natale che lascia traccia

Quando le tavole sono state sparecchiate e le cucine hanno ripreso il loro ritmo quotidiano, qualcosa è rimasto. Non solo nelle fotografie o nei racconti, ma negli sguardi di chi, per qualche ora, si è sentito parte di una comunità.

L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore si è conclusa, ma il suo messaggio continua a camminare: dentro le carceri, nelle città, nelle storie di chi ha scelto di esserci. Perché, come dimostra questa giornata, la speranza non è un’idea astratta, ma un gesto concreto condiviso attorno a una tavola.

A conclusione di questa edizione, la presidente di Prison Fellowship Italia, Marcella Reni, ha voluto già guardare avanti, con la consapevolezza che la speranza non è mai improvvisazione ma cammino condiviso.

«Quello che abbiamo vissuto oggi – ha dichiarato – è stato come servire pranzi su un’unica grande tavola imbandita, apparecchiata contemporaneamente in 56 luoghi diversi del Paese. Un segno potente di comunione, di responsabilità e di futuro».

È in questa visione che Marcella Reni ha annunciato che i prossimi Pranzi di Natale de “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore” si terranno il 18 dicembre 2026. Un impegno già preso, un lavoro che è già iniziato, perché la speranza – come la giustizia e la dignità – si costruisce insieme, giorno dopo giorno.

Roma, il 18 dicembre 2025
di Francesco Di Turo

Il Natale che non lascia indietro nessuno: un pranzo condiviso nelle carceri italiane

Il Natale che non lascia indietro nessuno: un pranzo condiviso nelle carceri italiane

“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”

Giovedì 18 dicembre 2025

Pranzi “stellati” per i detenuti e le detenute in oltre 56 Istituti penitenziari italiani
in occasione del Santo Natale

a cura di Daniela Di Domenico

«Il Natale è di tutti!». Anche, e soprattutto, di chi ha dimenticato il sapore di un abbraccio, di un sorriso e di un piatto speciale.

Da oltre dieci anni, le associazioni Prison Fellowship Italia, Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione Alleanza del RnS, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e con il patrocinio del CONI Comitato Regionale Lazio, restituiscono quei sapori, quel senso di famiglia attraverso l’iniziativa “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”, l’evento di Natale più grande nell’ambito del nostro sistema carcerario, che per un giorno contamina di festa e di vita gli spazi asettici del carcere.

A raccontare questo Pranzo di Natale e le problematiche legate al mondo carcerario (previsto giovedì 18 dicembre in contemporanea in oltre 56 istituti penitenziari), molti ospiti illustri del mondo istituzionale in occasione della Conferenza stampa, ospitati in Senato dalla Sen. Giusy Versace:
il Sen. Andrea Ostellari, Sottosegretario alla Giustizia,
Massimo Parisi, vice capo del DAP,
Maria Alessandra Ruberto, direttore generale per la Giustizia minorile e dí comunità;
Irma Conti, componente del collegio del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale;
Massimiliano Gallo, attore e regista;
Gianni Testa, produttore discografico e manager;
Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia (PFIt);
Giuseppe Contaldo, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS);
la chef Anna Maria Palma,
Carlo Vasani, vice presidente di Tempi di Recupero.

Ha moderato la Conferenza l’autore e conduttore televisivo Domenico Gareri.

Questi i numeri della solidarietà: oltre 1300 volontari, oltre 100 artisti che serviranno le gustose portate preparate con cura da oltre 70 chef stellati o dell’alta cucina italiana.

Tanti i piatti creati ad hoc nelle cucine dei penitenziari, per unire ma anche per rievocare i profumi di casa, del piacere di stare in famiglia, che a Natale bussano prepotentemente alla porta del cuore.

Il numero degli istituti che aderiscono a questa iniziativa continua a moltiplicarsi ogni anno:

Teramo, Vasto, IPM Catanzaro, Crotone, Palmi, Paola, Laureana di Borrello, Corigliano Rossano, Vibo Valentia, Vallo della Lucania, Ariano Irpino, Avellino, Aversa, IPM Nisida, Napoli Secondigliano, Napoli Poggioreale, Salerno, Eboli, Bologna, Castelfranco Emilia, Parma, IPM Casal del Marmo (Roma), Sez. Maschile di Rebibbia (Roma), Sez. Femminile di Rebibbia (Roma), Velletri (RM), Lecco, Lodi, Milano Opera, Monza, IPM Milano, Ancona Barcaglione, Ancona Montacuto, Fermo, Pesaro, Ivrea, Torino, Verbania, IPM Bari, IPM Quartucciu (CA), Onanì-Mamone (NU), Lanusei (NU), Cagliari-Uta sezione maschile, Cagliari-Uta sezione femminile, Sassari, IPM Caltanisetta, IPM Catania, Palermo Pagliarelli, Siracusa, Massa, IPM Firenze, Siena, IPM Pontremoli, Vicenza e, per la prima volta, anche Gorizia, Spoleto e Livorno.

«Come Fiamme Azzurre ho spesso partecipato a iniziative in carcere – ha affermato Giusy Versace –. Credo che, a pochi giorni dal Giubileo dei detenuti celebrato da papa Leone, fosse giusto promuovere questa iniziativa, per cui faccio i miei complimenti, perché aprire le porte del carcere a un pranzo natalizio solidale è un gesto di misericordia, che ricorda a tutti che la dignità umana non conosce sbarre e che la speranza può rinascere anche dietro le mura, grazie ad iniziative di volontariato di questa natura».

«Grazie all’amica Giusy Versace – ha risposto Marcella Reni, presidente di PFIt – per averci aperto le porte di questo prestigioso Palazzo, a tutti coloro che sono intervenuti e a quanti ci hanno dato fiducia e ci aiutiamo a portare avanti questa iniziativa. Gli Istituti quest’anno sono tantissimi con pranzi stellati preparati appositamente per loro. In particolar modo, all’IPM di Casal del Marmo, la chef Anna Maria Palma preparerà “lo stufato”… perché “me so’ stufato di stare qui dentro”!».

Tante le particolarità di questa edizione, ha proseguito Marcella Reni:
«Tra i tantissimi chef, alcuni hanno vissuto il carcere in prima persona, come nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso dove ci saranno lo chef Filippo La Mantia e Massimiliano Orsini che, dopo l’esperienza carceraria, con la cucina sono rinati. Al recupero non solo delle materie prime ma anche delle vite, in prima linea, con noi da moltissimo tempo c’è l’associazione Tempi di Recupero a cui va tutta la gratitudine. Abbiamo comunque tantissimi ospiti… Tra questi un influencer particolare: un sacerdote, don Vitale Luongo».

Per sensibilizzare i ragazzi e i docenti a questa iniziativa, sono stati fatti anche degli incontri negli istituti alberghieri.

Nel carcere di Ancona Montacuto ci sarà il teatro dei burattini per allietare i bambini e le famiglie dei detenuti presenti al Pranzo.

Numeri da record: ad Avellino il pranzo sarà servito a tutti i detenuti, circa 900 persone, e a Spoleto a 450 persone raggiunte nelle varie sezioni.

In totale a tavola siederanno circa 9000 detenuti, sotto il controllo e l’instancabile lavoro di circa 700 agenti penitenziari.

La mise en place, curata nei minimi particolari e spesso corredata da centritavola realizzati dagli stessi detenuti con il sostegno delle associazioni, spetterà a 1500 volontari che quest’anno serviranno, insieme agli artisti, oltre 30.000 piatti distribuiti su tutte le carceri coinvolte.

A Nisida a servire i minori saranno Massimiliano Gallo e il suo cast del film “La Salita” (girato nel carcere minorile dello stesso istituto), sua opera prima in uscita nei primi mesi del 2026.

A Velletri, si esibirà, tra i tanti comici, Federico Melis, figlio di un’agente e di un educatore penitenziari.

Per la prima volta entrerà nel carcere anche un food blogger, Vincenzo Sarno, per condividere la sua esperienza sul pranzo preparato a Rebibbia maschile.

Dal cinema allo sport, con Amaurys Perez e Rachele Sangiuliano, rispettivamente ex campioni mondiali della pallanuoto e della pallavolo, e gli ex calciatori Alberto Faccini e Antonio Tempestilli.

Dallo sport alla moda, con la presenza di M. F. Missoni, presidente della nota Casa di moda.

Quest’anno con loro, a patrocinare questa enorme sfida di solidarietà, per la prima volta ci sarà anche il CONI Comitato Regionale Lazio, che, nella persona del presidente Alessandro Cochi, ha donato palloni e altro materiale sportivo per i detenuti e le detenute di Rebibbia.

Marcella Reni ci ha tenuto a ringraziare in modo particolare il Ministero di Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, precisando che, contrariamente alla narrazione attuale, l’autorizzazione all’evento è stata data in sole 48 ore.

«Da ogni caduta ci si deve poter rialzare – ha affermato il presidente del Rinnovamento nello Spirito, Giuseppe Contaldo –. Il Signore continua a ripeterci che una sola è la cosa importante: che nessuno vada perduto. Lo ha detto papa Leone XIV nella messa del Giubileo dei detenuti, celebrata a San Pietro. Questa consapevolezza, tanto più concreta perché fondata sull’esperienza diretta di volontari che durante tutto l’anno sono accanto ai detenuti, ha spinto il RnS e PFI a impegnarsi affinché la gioia del Natale, con il calore dell’amicizia, potesse raggiungere un numero più ampio possibile di persone detenute, lenire il dolore di tanti, lontani dai propri affetti, e dare speranza. Questo pranzo per noi è come una carezza… tutti abbiamo bisogno di sentirci amati e di sentire che la nostra vita è degna di essere vissuta anche nei momenti più difficili».

Roma, 16 dicembre 2025

 

“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”

“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”

Giovedì 18 dicembre 2025

Pranzi “stellati” per i detenuti e le detenute in oltre 56 Istituti penitenziari italiani in occasione del Santo Natale

Anche quest’anno, l’associazione Prison Fellowship Italia (che opera da anni con diverse iniziative all’interno delle carceri), insieme a Rinnovamento nello Spirito Santo (movimento ecclesiale che conta in Italia oltre 1600 gruppi e comunità) e Fondazione Alleanza del RNS, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e con il patrocinio del CONI Comitato Regionale Lazio, realizza l’iniziativa “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”, l’evento di Natale più grande nell’ambito del sistema carcerario italiano, che per un giorno contamina di festa e di vita gli spazi asettici del carcere.

Il Pranzo di Natale si svolgerà giovedì 18 dicembre in contemporanea in oltre 56 istituti penitenziari, molti dei quali apriranno le porte a questa iniziativa per la prima volta.

Nutrito il popolo generoso della solidarietà: oltre 1300 volontari, oltre 100 artisti che serviranno le gustose portate preparate con cura da oltre 70 chef stellati o dell’alta cucina italiana. I sapori e i profumi esalati dalle cucine dei penitenziari saranno quelli delle nostre regioni, della cucina mediterranea, ma anche sapori nuovi, frutto di contaminazioni derivanti da esperienze in Paesi lontani.

La solidarietà, anche quest’anno, ha il volto e le braccia tese di tantissime città: Teramo, Vasto, IPM Catanzaro, Crotone, Palmi, Paola, Laureana di Borrello, Corigliano Rossano, Vibo Valentia, Vallo della Lucania, Ariano Irpino, Avellino, Aversa, Eboli, IPM Nisida, Napoli Secondigliano, Napoli Poggio Reale, Salerno, Bologna, Castelfranco Emilia, Parma, Gorizia, IPM Casal di Marmo (Roma), Rebibbia maschile e femminile (Roma), Velletri, Lecco, Lodi, Milano Opera, Monza, IPM Milano, Ancona Barcaglione, Ancona Montacuto, Fermo, Pesaro, Ivrea, Torino, Verbania, IPM Bari, IPM Quartucciu, Onanì-Mamone, Lanusei, Nuoro, Cagliari-Uta maschile e femminile, Sassari, IPM Caltanisetta, IPM Catania, Palermo Pagliarelli, Siracusa, Massa, IPM Firenze, Siena, IPM Pontremoli, Livorno, Vicenza.

Un Pranzo di Natale speciale perché a realizzarlo, con le loro brigate, saranno chef stellati e cuochi dell’alta cucina provenienti da tutta Italia, e a servirlo volti noti del mondo dello spettacolo, della cultura, del giornalismo e campioni che hanno scritto pagine importanti della storia dello sport.

Molti gli artisti e sportivi che hanno già accettato di sostenere questa straordinaria iniziativa. Tra questi, solo per citarne alcuni: Alessandro Preziosi, Elisa Isoardi, Massimiliano Gallo e il cast del film “La Salita”, Rosanna Lambertucci, Raimondo Todaro, Giusy Buscemi, Jan Michelini, Cristina Donadio, Gigi e Ross, Valeria Fabrizi, Pierdavide Carone, Francesca Michielin, Benjamin Mascolo, Morena Gentile e ancora molti altri.

I commensali del Pranzo saranno circa 9000 detenuti, sotto il controllo e l’instancabile lavoro di 700 agenti penitenziari. La mise en place, curata nei minimi particolari e spesso corredata da centritavola realizzati dagli stessi detenuti, sarà gestita da 1500 volontari che, insieme agli artisti, serviranno oltre 30.000 piatti distribuiti su tutte le carceri coinvolte.

Nel carcere maschile di Rebibbia, a Roma, cucinerà per il dodicesimo anno consecutivo l’oste e cuoco Filippo La Mantia, presenza immancabile ai Pranzi di Natale fin dalla prima edizione. Con lui, dietro ai fornelli, lo chef Massimiliano Orsini. Entrambi hanno conosciuto la detenzione (nonostante La Mantia sia stato poi dichiarato non colpevole) e hanno trasformato quell’esperienza dolorosa in un nuovo inizio, diventando oggi stimati cuochi dell’alta cucina italiana.

A sedersi a tavola, come ogni anno, saranno la solidarietà e la generosità di tante persone, a partire dai tantissimi artisti coinvolti e dalle numerose associazioni, fondazioni e brand che hanno aderito all’iniziativa. Quest’anno, con loro, per la prima volta anche il CONI Comitato Regionale Lazio.

Le dichiarazioni

«Il conto alla rovescia per i pranzi di Natale stellati in oltre 56 carceri italiane è iniziato – ha dichiarato Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia –. Facciamo parte di un movimento che sta illuminando gli angoli più bui del nostro Paese… Questi sono i punti di svolta e, grazie alla generosità di tanti, li stiamo vedendo in tutte le carceri.»

«Entreremo nelle carceri per portare un abbraccio, un sorriso, ascoltare il loro dolore, interrompere l’isolamento e vestirlo di nuova speranza – ha affermato Giuseppe Contaldo, presidente del Rinnovamento. – Senza amore e speranza si muore! E i cristiani conoscono una speranza che non delude.»

Conferenza Stampa

Tutti i dettagli saranno resi noti durante la Conferenza Stampa di presentazione, che si terrà martedì 16 dicembre alle ore 16.00 presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, Piazza Madama 11. Sarà possibile seguire l’evento anche in diretta streaming.


Note di accreditamento

Per accreditarsi alla Conferenza Stampa è necessario scrivere a segreteria.versace@senato.it (in copia a daniela.didomenico@prisonfellowshipitalia.it) con i propri dati anagrafici e documentali.

Per partecipare ai Pranzi di Natale in carcere occorre inviare richiesta a daniela.didomenico@prisonfellowshipitalia.it o daniela@rns-italia.it con documento e indicazione dell’istituto prescelto.

Roma, 4 dicembre 2025

Daniela Di Domenico
Ufficio Stampa Prison Fellowship Italia
Cell. 3394590180
daniela.didomenico@prisonfellowshipitalia.it
daniela@rns-italia.itlocandina conferenza stampa senato 2025 versace 16 dic pranzi di natale pfit prov “l’altra cucina… per un pranzo d’amore” - prison fellowship italia

Prison Fellowship International a Santa Maria del Cedro: un incontro per la trasformazione

Prison Fellowship International a Santa Maria del Cedro: un incontro per la trasformazione

Prison Fellowship International incontra i volontari del carcere di Paola

Max Brockmeyer e Orlando D’Costa incontrano i volontari RnS della Casa circondariale di Paola.

Promuovere la trasformazione delle vite dei detenuti e delle loro famiglie.

Lungo questo filo conduttore si è svolto di recente, a Santa Maria del Cedro, nell’Auditorium parrocchiale “Don Francesco Gatto”, un incontro che ha visto la presenza di due figure attive di Prison Fellowship International, un’organizzazione di volontariato che si occupa di promuovere la trasformazione personale, sociale e spirituale dei detenuti, degli ex-detenuti e delle loro famiglie.

A ricevere Max Brockmeyer, coordinatore dei progetti per l’Europa e l’Asia centrale di PFI, e Orlando D’Costa, tra i fondatori dell’associazione e già membro del CdA, i volontari del carcere, appartenenti al locale Rinnovamento nello Spirito Santo, che svolgono parte delle attività di Prison Fellowship Italia.

Si è trattato di un confronto esaltante e costruttivo che ha visto anche la partecipazione del parroco, don Gaetano De Fino, e che ha consentito di approfondire tutti i risvolti dell’esperienza dei vari progetti, tra cui un percorso di evangelizzazione e riscoperta della fede tramite letture bibliche e riflessione comunitaria, sviluppato in tre anni di volontariato nella Casa circondariale di Paola.

Brockmeyer e D’Costa, interprete per l’occasione, hanno avuto modo – il giorno precedente all’incontro – di visitare l’istituto penitenziario calabrese e di apprezzare la straordinaria disponibilità e apertura culturale della direttrice Emilia Boccagna, che ha dimostrato cordialità, serietà e rigore, pilastri della sua quotidiana attività a servizio dei detenuti.

Il volontariato in carcere, è stato ribadito nel corso dell’incontro, è fondamentale per supportare i detenuti e le loro famiglie.
I volontari possono offrire:

  • aiuto nella gestione dello stress e delle difficoltà

  • assistenza legale e pratica

  • promozione di attività creative e formative

Le attività di Prison Fellowship International includono:
✅ Il Progetto Sicomoro: programmi di sostegno e assistenza ai detenuti e alle loro famiglie
Incontri con i detenuti: attività di ascolto e supporto emotivo
Laboratori e workshop: percorsi creativi e formativi

Rilevante il ruolo di Max Brockmeyer, volto a sostenere la realizzazione di comunicazioni efficaci e lo sviluppo della capacità organizzativa delle strutture carcerarie.

Anche se i programmi specifici all’interno delle carceri non prevedono la partecipazione operativa di Brockmeyer, il suo impatto indiretto ma cruciale contribuisce alla qualità e diffusione dei programmi.

Attraverso l’incarico di coordinatore strategico, Brockmeyer:

  • facilita la collaborazione e crescita tra le diverse entità regionali di PFI

  • mette in contatto risorse e pratiche consolidate

  • promuove la formazione condivisa

Obiettivo finale: potenziare l’impatto complessivo dei programmi carcerari nelle aree sotto la sua responsabilità.

Un edificante colloquio si è concluso con un momento di preghiera e raccoglimento, seguito da una sana convivialità con aperitivo e pizza presso il “Lido Azzurro”, già vicino alle iniziative Prison.

Un incontro che lascia una traccia profonda: umanità, fede e trasformazione camminano insieme.

Tiziana Ruffo – Responsabile Area Comunicazione, RnS Diocesi San Marco Argentano-Scalea

San Giuseppe Cafasso: la forza mite della misericordia che trasforma

San Giuseppe Cafasso: la forza mite della misericordia che trasforma

di Don Rosario Rosarno

Un pensiero ai volontari nel giorno del loro patrono

In occasione della memoria liturgica di San Giuseppe Cafasso, patrono dei carcerati, dei condannati a morte e di coloro che operano per la loro salvezza, desidero rivolgere un pensiero carico di gratitudine e speranza a tutti voi, volontari impegnati nel delicato ministero della pastorale penitenziaria.

Il sacerdote che entrava nelle carceri per portare luce

San Giuseppe Cafasso fu un sacerdote mite e coraggioso.
Nel cuore delle prigioni torinesi, seppe portare la luce di Dio nelle vite segnate dall’errore e dalla sofferenza.
Non giudicava. Abbracciava l’umanità ferita, con una misericordia che non conosceva confini.

Non esiste luogo dove la misericordia di Dio non possa arrivare.
Anche in chi ha sbagliato, vive un tesoro nascosto, che attende soltanto di essere risvegliato.

Il ministero carcerario: un gesto profetico

Il vostro servizio nel carcere è un segno profetico dei nostri tempi.
Scegliete di varcare soglie che pochi osano attraversare.
State accanto agli scartati. Tendete mani, donate ascolto, portate consolazione e speranza.

«Accumulatevi tesori in cielo» (Mt 6,20)
Ogni vostra visita, ogni parola di conforto, ogni preghiera silenziosa, ogni sorriso diventa un tesoro incorruttibile custodito nel cuore di Dio.

Semi di speranza che daranno frutto

Quando percorro i corridoi delle sezioni e incontro volti apparentemente chiusi e rassegnati, mi ripeto interiormente:

“Il seme gettato nel terreno darà frutto a suo tempo.”

Anche la terra più dura, se lavorata con pazienza e amore, può generare vita.

Consolare e lasciarsi consolare

Sosteniamoci a vicenda anche nelle inevitabili fatiche.
Questo servizio ci trasforma: ogni volta che doniamo consolazione, siamo a nostra volta consolati.

San Giuseppe Cafasso ci ricorda che:

“Le anime si salvano con l’amore, non con le parole dure.”

Il valore dell’accompagnamento spirituale

Vi indico il cammino dell’accompagnamento spirituale, quel luogo prezioso dove la volontà di Dio prende forma nel dialogo con una persona fidata.
Lì lo Spirito apre orizzonti nuovi, e forse anche voi, un giorno, sarete accompagnatori di altri pellegrini della fede.

Grazie per ciò che siete

Grazie per ciò che siete.
Grazie per come lo donate.

Che il Signore vi ricolmi della Sua gioia
e vi doni sempre occhi capaci di vedere
il tesoro nascosto in ogni cuore.

Don Rosario Rosarno