Spiritualità, famiglia e impegno sociale. Le note di una bellissima armonia

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Intervista ai Jalisse, Fabio Ricci e Alessandra Drusian
di Daniela Di Domenico

Foto di Antonello Orlando

Nati nel 1992 come “Jalisse”, Fabio Ricci e Alessandra Drusian si incontrano per la prima volta nel 1990 nello studio di una casa discografica. Dopo diversi successi, nel 1997 vincono il Festival di Sanremo, nella categoria Big, con il brano “Fiumi di parole”. Lo stesso anno partecipano all’Eurovision Song Contest a Dublino classificandosi al 4º posto. Si guadagnano così concerti e tournée in tutto il mondo, dagli Stati Uniti d’America al Canada, Russia e Cile. Il 1999 segna una tappa importante della loro vita: Alessandra e Fabio si sposano e dal loro matrimonio nascono Angelica e Aurora. Lo scorso dicembre i Jalisse sono stati ospiti della X edizione dei Pranzi di Natale, partecipando al Pranzo presso la Casa circondariale di Rebibbia femminile.
Dalla musica alla vita privata fino all’impegno per il sociale, espresso sia con progetti concreti sia attraverso le loro canzoni, cerchiamo di conoscere qualcosa di più dei Jalisse.

D. – Nel 1997 conquistate il 1° posto al Festival di Sanremo con il brano “Fiumi di parole”. Questa vittoria inaspettata suscita qualche critica, eppure ancora oggi, dopo 27 anni, il brano è conosciuto da tutti ed è diventato quasi un motto per indicare chi parla senza agire! Per voi, sul piano personale e professionale, sono più pericolosi i “fiumi di parole” o gli “oceani dei silenzi”?
R. – Il silenzio è subdolo in certi casi, ma è necessario; le parole servono a chiarire ogni dubbio, ma quando sono troppe creano confusione. Come nell’armonia di una canzone fatta di note e pause, anche nella vita, tra accelerazioni e fermate, il giusto equilibrio ci aiuta a crescere e a farci conoscere. L’eccesso, in tutte le cose, è dannoso. La nostra fortuna a tutt’oggi è essere indipendenti, ma la libertà ha un costo.

D. – Qual è, se c’è, la canzone che meglio rappresenta la vostra vita, il vostro percorso insieme?
R. – Alessandra: “The miracle of love” degli Eurythmics. È un miracolo che due persone che fanno lo stesso lavoro stiano insieme sul palco e nella vita. Fabio: ho iniziato con le canzoni dei Pooh e dei Beatles suonando i sinth nelle cantine romane e imparando a fare armonizzazioni di cori, ma sono tante le canzoni che mi hanno aiutato a crescere musicalmente; penso a Vienna degli Ultravox, ma anche al punkrock. Poi con Alessandra ci siamo innamorati delle nostre canzoni.

D. – Le vostre figlie si chiamano Angelica Francesca, di 24 anni, e Aurora Fatima Maria, di 17 anni. I loro nomi evocano inevitabilmente una forte devozione a padre Pio e alla Madonna. Qual è la vostra esperienza di fede?
R. – Una esperienza luminosa che cerchiamo di seguire coltivando la spiritualità che si ritrova anche nelle nostre canzoni. Crediamo nel romanticismo, nel valore dei sentimenti, nella purezza. Crediamo che San Pio così come Maria, come Cristo, siano personaggi forti, da assumere come esempio proprio per il loro amore; sono riusciti a far riflettere tutti, anche i non credenti: nella loro fede trovano conforto le debolezze di ogni essere vivente.

D. – A padre Pio avete dedicato anche un brano, Luce e pane. Come può la musica, l’arte, incontrarsi con la fede?
R. – Ogni forma d’arte “deve” essere toccata dalla spiritualità, soprattutto quando si parla di senzatetto, di amore, di guerra, di rapporti interpersonali. Lo hanno insegnato pittori, scultori, artisti che sono stati folgorati dalla bellezza di una forza alla quale non sai sfuggire, una forza metafisica che ti inchioda e che traspare da opere di Michelangelo o da canzoni contro la guerra come quelle di John Lennon.

D. – Quest’anno festeggiate 25 anni di matrimonio (e ben 30 anni dalla nascita dei “Jalisse”). Un lungo cammino, segnato anche dal percorso professionale: come si riesce ad armonizzare la sfera privata e professionale e a restare uniti, dopo tanti anni?
R. – Ci sarà pure una spiegazione, ma non la cerchiamo. Quello che sappiamo è di avere una famiglia splendida dalla quale attingiamo forza quotidianamente e alla quale offriamo le nostre esperienze e attenzioni, per quanto possibile. Ognuno di noi ha un ruolo, ma sa cambiare; ha una spalla, ma sa sostenere e questa è una magia che non si spiega e non va capita, deve essere vissuta.

D. – «Il saper perdonare rende liberi e con questa consapevolezza il testo di Perdono ha preso forma». Così avete dichiarato parlando di una vostra canzone. Come nasce questo brano e cosa significa per voi perdonare?
R. – La canzone nasce per metà sull’Isola dei Famosi nella primavera 2023 per poi essere lanciata a luglio, con il conseguente tour. La cosa che ci affascina di questo brano è la ricerca del perdono, chiesto o donato, visto da tre generazioni diverse: una quattordicenne (la nostra Aurora) un cinquantenne (noi) e una ottantenne (Bruna la mamma di Ale) che si raccontano nelle proprie parabole di vita quotidiana.

D. – Da diversi anni siete impegnati in diversi progetti per il sociale. Tra questi, un progetto all’interno del Carcere di San Vittore a Milano, su proposta della Fondazione Mike Bongiorno. Di cosa si tratta?
R. – Abbiamo avuto la fortuna di essere scelti da Nicolò Bongiorno durante un Premio discografico. Ci ha chiesto di aiutarlo a costruire una sala prove dentro il carcere e di occuparci di formare una band tra i detenuti. Ne è uscita una esperienza durata circa sei mesi che ci ha fatto venire i brividi. La musica aiuta a capirsi e a conoscere; spero che molti detenuti abbiano avuto la possibilità di suonare in quella cella adibita a studio e di aver avuto la possibilità di ritrovare una parte della propria identità.

D. – A proposito di carcere, lo scorso anno siete intervenuti al Pranzo di Natale organizzato da Prison Fellowship Italia in collaborazione con il Rinnovamento nello Spirito Santo. Cosa ha significato per voi questa esperienza? Cosa vi ha lasciato?
R. – Incontrare chi è in difficoltà e offrirgli una mano, un sostegno, dargli la possibilità di trascorrere una giornata diversa durante il periodo di detenzione è sicuramente emozionante e fa riflettere. Sentire le ragazze detenute che cantavano con noi e con tanti altri artisti è il sogno di ogni artista; far tornare il sorriso a chi lo ha perso per una colpa da espiare non è facile e non è scontato.

D. – Quali sono i vostri progetti per il futuro?
R. – Siamo in tour in Italia e poi partiremo a ottobre per un tour internazionale con Eurovision On Tour toccando città come Londra, Madrid, Parigi fino in Australia. Parallelamente stiamo scrivendo il nuovo album e siamo molto felici di come sta andando.

 

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