Nessuno viene abbandonato: il Natale di Prison Fellowship Italia nelle carceri italiane

Quando il Natale entra in carcere: 56 istituti, migliaia di persone, un solo gesto di umanità

Per un giorno, le sbarre hanno smesso di essere confine.
Le mense si sono trasformate in tavole imbandite, i corridoi in luoghi di incontro, i silenzi in dialogo. È accaduto giovedì 18 dicembre, quando 56 istituti penitenziari italiani, dal Nord al Sud del Paese, hanno vissuto un Natale diverso grazie a “L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore”, il più grande evento natalizio mai realizzato nel sistema carcerario italiano.

Con “L’Altra Cucina… per un pranzo d’amore”, Prison Fellowship Italia ha portato il Natale insieme a Rinnovamento nello Spirito Santo – movimento ecclesiale che conta in Italia oltre 1.600 gruppi e comunità – e a Fondazione Alleanza del RnS, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e con il patrocinio del CONI – Comitato Regionale Lazio. Una sinergia che da oltre dieci anni rende possibile ciò che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile: entrare in carcere non solo con un servizio, ma con una presenza vera.

In quelle stesse ore, mentre fuori si correva verso le festività, oltre 9.000 persone detenute si sono sedute a tavola insieme a volontari, artisti, agenti penitenziari, educatori e, in alcuni casi, anche ai propri familiari. Sono stati serviti più di 30.000 piatti, preparati con cura da oltre 70 chef dell’alta cucina italiana, affiancati da brigate e volontari provenienti da tutta Italia.

Ma, come ha sottolineato Giuseppe Contaldo, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, «non è stato solo servito un pranzo: sono state fatte carezze. Le persone detenute si sono sentite accolte, guardate, riconosciute». Una frase che restituisce il senso profondo di una giornata che ha avuto poco a che fare con l’assistenzialismo e molto con la dignità.

Volti noti, gesti semplici, presenze che restano

Nelle carceri di Roma e Milano, così come in molti altri istituti coinvolti, il pranzo è stato accompagnato da presenze che hanno scelto di mettersi al servizio, senza palcoscenico. A Rebibbia, Filippo La Mantia – presenza storica dell’iniziativa – ha cucinato ancora una volta per il carcere maschile, affiancato dallo chef Massimiliano Orsini, trasformando la cucina in un luogo di riscatto possibile. Accanto a loro, artisti, giornalisti, sportivi e volti della cultura hanno servito ai tavoli, condividendo tempo e ascolto.

Nel carcere minorile di Nisida, a Napoli, il pranzo è diventato anche racconto e arte: Massimiliano Gallo, insieme al cast del film La Salita, ha portato ai ragazzi detenuti una testimonianza forte, legata proprio a quel luogo, dove l’arte può diventare strumento di rinascita. A Vicenza, la presenza di Francesca Michielin ha trasformato la giornata in un incontro fatto di musica, parole e sguardi capaci di superare le distanze.

In altri istituti, come Gorizia, Sassari, Cagliari-Uta, Torino, Milano Opera, Velletri, Fermo, Ivrea, Spoleto e Palermo, il pranzo ha assunto forme diverse, ma sempre con lo stesso cuore: tavole curate, centrotavola realizzati dai detenuti stessi, volontari che servivano con un sorriso e ascoltavano storie spesso taciute per anni.

Una macchina di solidarietà che funziona

Dietro questa giornata, c’è stato un lavoro imponente e silenzioso. Oltre 1.300 volontari, coordinati in gran parte grazie al Rinnovamento nello Spirito Santo e alle realtà territoriali, hanno reso possibile ogni dettaglio. Accanto a loro, circa 700 agenti penitenziari hanno garantito sicurezza e supporto, dimostrando che la collaborazione istituzionale può generare bellezza anche nei contesti più complessi.

Fondamentale il sostegno dei partner che hanno creduto nel progetto non solo economicamente, ma condividendone la visione: Tempi di Recupero, che ha messo in rete chef e professionisti della ristorazione; Cassa di Risparmio di Pesaro, Manalive e P.R. Editoria di Lisa Di Giovanni, che hanno accompagnato questa edizione con un supporto concreto e continuativo. A loro si aggiungono sponsor e donatori che, spesso lontani dai riflettori, hanno reso possibile ogni singolo piatto servito.

Le parole che restano

«Facciamo parte di un movimento che sta illuminando gli angoli più bui del nostro Paese», ha dichiarato Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia. «Non portiamo solo un pranzo, ma una possibilità di incontro che parla di futuro. In carcere nascono punti di svolta veri, quando qualcuno decide di non voltarsi dall’altra parte».

Un pensiero che trova eco anche nelle parole di Papa Leone XIV, più volte richiamate durante l’iniziativa: «Il Signore ci ripete che nessuno vada perduto». Ed è proprio questo il filo rosso che ha attraversato le 56 carceri italiane coinvolte: la convinzione che nessuna storia sia definitiva, che ogni persona possa essere guardata oltre l’errore commesso.

Un Natale che lascia traccia

Quando le tavole sono state sparecchiate e le cucine hanno ripreso il loro ritmo quotidiano, qualcosa è rimasto. Non solo nelle fotografie o nei racconti, ma negli sguardi di chi, per qualche ora, si è sentito parte di una comunità.

L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore si è conclusa, ma il suo messaggio continua a camminare: dentro le carceri, nelle città, nelle storie di chi ha scelto di esserci. Perché, come dimostra questa giornata, la speranza non è un’idea astratta, ma un gesto concreto condiviso attorno a una tavola.

A conclusione di questa edizione, la presidente di Prison Fellowship Italia, Marcella Reni, ha voluto già guardare avanti, con la consapevolezza che la speranza non è mai improvvisazione ma cammino condiviso.

«Quello che abbiamo vissuto oggi – ha dichiarato – è stato come servire pranzi su un’unica grande tavola imbandita, apparecchiata contemporaneamente in 56 luoghi diversi del Paese. Un segno potente di comunione, di responsabilità e di futuro».

È in questa visione che Marcella Reni ha annunciato che i prossimi Pranzi di Natale de “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore” si terranno il 18 dicembre 2026. Un impegno già preso, un lavoro che è già iniziato, perché la speranza – come la giustizia e la dignità – si costruisce insieme, giorno dopo giorno.

Roma, il 18 dicembre 2025
di Francesco Di Turo

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