La preghiera, una forza dirompente

La preghiera, una forza dirompente

Davide è uno dei detenuti partecipanti ad un progetto sicomoro di Opera che ha fatto la sua testimonianza a Rimini.

La sua famiglia ha origini etiopi e proprio in questi giorni, lui si trova in regime di semi-libertà, ha incontrato forse l’unica parente rimasta: sua zia Teresa. Oggi mi ha chiamato e, dopo le presentazioni, me l’ha passata per telefono.

Teresa, con il cuore in gola, mi ha raccontato la drammatica situazione del suo paese. E’ in pieno svolgimento una guerra etnica, politica, religiosa, che sta facendo stragi specialmente nella regione del Tigrai. Man mano che mi elencava le terribili conseguenze di questo genocidio, che lei paragonava all’olocausto degli ebrei, io ero sempre più scioccato e sempre più preoccupato perché  immaginavo e temevo l’inevitabile conclusione che alla fine è arrivata: “Pierpaolo, vuoi aiutarmi!” Pausa silenziosa. Con un filo di voce ho risposto: “Avevo sentito qualcosa di questa situazione, sicuramente non in forma così drammatica, ma io mi sento impotente. Non saprei proprio che fare”. Lei ha atteso che io finissi la  mia lagna e con tono fermo e deciso ha risposto: “Pierpaolo, prega e fai pregare per noi, è il modo migliore e più efficace per provare a fermare tutto questo.” Se mi avesse appioppato a tutta forza un manrovescio mi avrebbe fatto meno male.

Lei, proprio lei, mi aveva ricordato che noi possediamo e possiamo usare all’infinito la forza più dirompente esistente al mondo ed abbiamo l’alleato più potente. Avrete sicuramente capito che chiedo a tutti voi preghiera. Lasciamo ad altri le decisioni politiche e sociali, fermi restando la possibilità e direi anche il dovere di informarci e diffondere l’argomento, e facciamo quello che sappiamo fare bene: pregare.

La forza salvifica del Vangelo

La forza salvifica del Vangelo

WASHINGTON, DC, 12 ottobre 2020 – Prison Fellowship International (PFI) e Biblica, la Società biblica internazionale, hanno recentemente annunciato una partnership strategica per coinvolgere i figli dei detenuti in tutto il mondo.

 

L’obiettivo della partnership quinquennale è introdurre la forza di trasformazione della Parola di Dio a 40.000 bambini che hanno un genitore in carcere. In base all’accordo, Biblica fornirà risorse scritturali adeguate all’età per bambini e tutori che saranno poi distribuite attraverso il programma Children of Prisoners di PFI.

 

La partnership con i nostri amici di Biblica aiuterà a fornire un servizio vitale, di cui questi bambini hanno un disperato bisogno“, ha affermato Andrew Corley, presidente e CEO di PFI. “Le risorse Life-Changing sono parte integrante della strategia di PFI per trasformare le giovani vite e spezzare il ciclo del crimine. Sia PFI che Biblica si impegnano a portare la Bibbia nelle mani dei bambini e delle loro famiglie. Lavorando insieme su questo obiettivo comune possiamo fare molto di più di quanto una delle due organizzazioni potrebbe fare da sola “.

 

Non potremmo essere più entusiasti di questa partnership vitale con PFI“, ha affermato Geof Morin, presidente e CEO di Biblica. “Questo sforzo condiviso per portare la forza salvifica del Vangelo ad alcuni dei bambini più vulnerabili e dimenticati del mondo si inserisce perfettamente nelle nostre massime aspettative“.

 

Più di 14 milioni di bambini in tutto il mondo hanno uno o entrambi i genitori in prigione. Sono tra le categorie più vulnerabili al mondo, soffrono i peggiori effetti dell’emarginazione e della povertà e sono ad alto rischio di sfruttamento, abuso e abbandono. Lo stigma dell’incarcerazione dei genitori è devastante per i bambini poiché subiscono il trauma, la vergogna e le significative difficoltà economiche che ne derivano. Senza intervento, questi bambini non sono in grado di superare questi ostacoli, reiterando cicli di criminalità, povertà e vergogna.

 

La partnership fa parte di un nuovo programma PFI in cui i figli dei detenuti sono affidati ad un volontario della chiesa locale che guiderà ogni bambino durante tutto l’anno. Questi mentori fungeranno da tutor, utilizzando la Scrittura come base per raggiungere traguardi spirituali ed educativi. L’istruzione è un fattore critico per migliorare la sicurezza, i risultati sanitari e la resilienza dei bambini vulnerabili. Inoltre, è stato dimostrato che l’appartenenza a una comunità ecclesiale può ridurre le tendenze alla depressione, all’abuso di sostanze e al suicidio migliorando la salute emotiva e mentale, il sostegno sociale e l’appagamento nella vita

 

Informazioni su Prison Fellowship International

Fondata nel 1979 da Charles Colson, Prison Fellowship International (PFI) si dedica a trasformare la vita dei detenuti, delle loro famiglie e delle vittime attraverso la loro rete globale di 116 partner ministeriali. La visione di PFI è fermare il ciclo del crimine e ripristinare vite, in tutto il mondo, attraverso l’amore di Gesù. Ulteriori informazioni su www.pfi.org.

 

Informazioni su Biblica, The International Bible Society

Biblica è un ministero biblico globale ispirato da una generosità radicale. Per più di 200 anni, Biblica ha aiutato le persone lontane dalla Parola di Dio a scoprire l’amore di Gesù Cristo producendo traduzioni della Scrittura e risorse pertinenti e affidabili che servono le chi è ai  margini : le persone non coinvolte, invisibili e indesiderate. Visita www.biblica.com per ulteriori informazioni.

Felice Ringraziamento

Felice Ringraziamento

Una lettera di ringraziamento da Andy Corley,

Presidente e CEO di PFI

 

Cara famiglia PFI,

Ci sono alcune belle raccolte di video su Internet di famiglie che si riuniscono con i loro cari dopo essere state separate. Non importa se la persona che ritorna è maschio o femmina, quale sia il colore della sua pelle, l’etnia o la tribù, che sia nell’esercito o un nonno, la gioia di ricevere a casa una persona cara è un’esperienza profondamente risonante ed emotiva da sperimentare o osservare.

Così sono universali le emozioni che evoca la statua che si trova nell’iconica stazione ferroviaria di St. Pancras a Londra che meravigliosamente cattura il momento dell’incontro. The Meeting Place è una scultura in bronzo alta nove metri e pesante  20 tonnellate che raffigura una coppia che si abbraccia dopo la separazione. Un meraviglioso esempio di arte emotiva.

 

Recentemente, mentre guardavo una di queste raccolte di video, mi è venuto in mente una volta in cui mi sono separato da mia figlia per due settimane, quando aveva quattro anni. Ogni notte telefonavo a casa e ogni notte Abby piangeva disperatamente  per un papà che era il 50% del significato del suo nome (Abigail Amy significa “gioia del padre; amata”). Quando finalmente rientrai a casa era tardi, e, sebbene i bambini stessero dormendo, entrai per baciare la figlia che mi era mancata così tanto. Ma quando le baciai la fronte Abby si svegliò. Dopo un paio di secondi agitati si rese conto di non star sognando; papà era effettivamente a casa. Respirò con affanno, urlò il mio nome e mi gettò violentemente le braccia al collo senza mollare.

Non dimenticherò mai quel momento.

Sappiamo che ogni bambino con un genitore in carcere deve affrontare il dolore della perdita e della separazione e ciò può essere profondamente dannoso.  Abbiamo quindi reso la visita dei genitori una componente essenziale del programma Children of Prisoners. I risultati sono stati eccezionali. E molti degli altri ministeri nazionali che non gestiscono il programma organizzano “eventi di relazione” all’interno o all’esterno della prigione che hanno lo stesso esito curativo e riparatore.

Gesù ha raccontato molte storie di momenti come questo in parabole come il figliol prodigo o il Padre amorevole (come preferisci), la moneta smarrita o la centesima pecora. Il risultato è il ricongiungimento di persone precedentemente alienate, e l’ispirazione dominante e il genio amorevole dietro il ricongiungimento è Dio stesso. Il figlio ribelle sono io … e tu … e il prigioniero.

Quest’anno è stata una sfida per tutti noi. E anche se ci siamo preparati per molte situazioni, molte di più ci hanno sorpreso e stressato. Ma se ripenso al 2020, ciò di cui sono più grato è l’amore e la fedeltà di Dio e il coraggio che abbiamo acquisito nonostante lo smarrimento. Dio si è avvicinato a noi, spesso grazie al tuo fedele sostegno; ha permesso ai nostri ministeri di servire meglio i bisogni dei prigionieri e delle loro famiglie in modi che non avrebbero altrimenti considerato se non fosse stato per la pandemia.

Grazie per aver collaborato con noi quest’anno. Abbiamo visto l’amore, la cura e la provvidenza di Dio, e confido che sia valso lo stesso per te. Sono profondamente grato per la tua generosità. È il tuo sostegno che ci consente di fornire la speranza e la buona notizia dell’amore di Dio a coloro che sono spesso ostracizzati e trascurati.

 

E per tutto questo vale la pena ringraziare.

Felice Ringraziamento,

Andy Corley
Presidente & CEO
Prison Fellowship International

Una strada ancora in salita

Una strada ancora in salita

Secondo l’OMS il 35% delle donne in tutto il mondo è vittima di abuso fisico e sessuale, nel 30% dei casi il carnefice è un partner intimo. Argomento spinoso anche in Italia, dove i primi provvedimenti legislativi in materia di violenza sessuale si sono ottenuti nel 1996, quando la violenza sulle donne è diventata ufficialmente delitto contro la libertà personale, mentre la precedente normativa lo considerava semplicemente reato contro la moralità pubblica ed il buon costume.

Oggi però si acquisisce forse una maggiore consapevolezza, si lavora e si tessono reti sociali per prevenire questo fenomeno deprecabile ancora troppo diffuso. Ancora recente è lo scandalo del #MeToo, che ha scoperchiato il vaso di Pandora degli abusi nel mondo del cinema e ha fatto scalpore nell’opinione pubblica, forse facendo riflettere qualcuno o dando nuova coscienza e sensibilità.

Si pensi poi alle misure dei governi come le campagne di sensibilizzazione, gli spot pubblicitari, i numeri di emergenza contro violenza, abusi e stalking, gli interventi sociosanitari… Ma tutto questo basta?

Basta forse che l’OMS definisca la violenza contro le donne “un problema di salute di proporzioni globali enormi”? Basta forse che il governo dia la disponibilità per un servizio di prevenzione, ma stentino ad attecchire le opere di assistenza alle vittime, un’assistenza vera, umana e concreta? Basta forse che si stilino rapporti, si stendano dossier, si tengano conferenze, si scrivano libri, si vada in televisione a dire che la violenza sulle donne è da condannare?

La politica fa quello che può, le istituzioni possono pensare a misure per contrastare questo come altri fenomeni. Potrebbero fare di più? Sì, forse sì.

Ma forse il cambiamento deve venire dal basso. Forse insieme a leggi e misure politiche serve una nuova sensibilità nella società, azioni di collaborazione e assistenza tra le persone. Forse bisogna sradicare la violenza con la carità, costruendo delle relazioni sane, solidali e significative. Forse è proprio la società che deve lavorare per arginare ed eliminare la violenza, in ogni sua forma e contro chiunque, ma soprattutto quella contro chi ne è più suscettibile. Forse siamo noi che siamo chiamati ad essere più vicini ai più deboli, alle vittime, ai più fragili. Forse sei proprio tu che puoi fare la differenza.

A Dio Daniela

A Dio Daniela

Ciao Daniela.
Come la vergine saggia, a mezzanotte, all’arrivo dello Sposo eri pronta.
Adesso riposa nell’eternità ❤️
Ringraziamo Dio per il dono che sei stata per noi, per Prison Fellowship Italia, per i tanti detenuti che hai incontrato e incoraggiato, per le vittime che hai consolato.
Non dimenticheremo mai il tuo meraviglioso sorriso.
Grazie per il bene immenso che ci lasci, grazie per la tua testimonianza di fede e gioiosa carità.
Ci ritroveremo e sarà festa

 

Il sogno di Esther si avvera

Il sogno di Esther si avvera

Figli di prigionieri, Storie (https://pfi.org/esthers-dream-come-true/)

 

Una delle cose più importanti che facciamo è aiutare i bambini a mantenere un legame con il loro genitore detenuto. Niente ci porta più gioia di quando i bambini ed i loro genitori si riuniscono.

E questo è il caso di Esther, dodicenne del Ruanda.

In Ruanda sono molti gli ostacoli che impediscono ai bambini di visitare i loro genitori in carcere: distanza, assenza di risorse economiche o restrizioni legali. Sono tanti i bambini che da anni non vedono i loro genitori, alcuni non li hanno mai visti. Esther era una di quei bambini.

Ho spesso sognato di guardare mio padre negli occhi“, dice Esther: “Sono grata che i miei sogni siano diventati realtà… Spero di rivederlo.

Esther è grata a Prison Fellowship in Ruanda che ha reso possibile questo incontro. PF sa che mantenere questo rapporto è vitale per il benessere dei bambini.

Gli studi dimostrano che i bambini che mantengono un legame con il loro genitore in prigione crescono con maggior senso di sicurezza, stabilità e benessere emotivo generale“, afferma Adam Hutchinson, direttore internazionale del programma di sostegno ai minori. “C’è sempre una ridotta probabilità che un genitore sia recidivo dopo il rilascio, il che significa che le famiglie sono più forti e i bambini sono più curati.”

 

 

Quando collabori con Prison Fellowship diventi una parte vitale di questo importante lavoro che si svolge in 116 paesi.

Nuove prospettive

Nuove prospettive

L’istruzione è stata sempre un elemento fondamentale per la crescita di ogni individuo.

Ed è proprio in questo quadro che viene a prendere forma il progetto che vede protagonisti Il Polo Universitario torinese, il primo nato in Italia nel 1998, e il carcere di Saluzzo che ospita detenuti in regime di Alta sicurezza. Il Polo Universitario torinese è pronto a stipulare una convenzione con il carcere per permettere ai detenuti di studiare e poter conseguire la laurea.

Questo avvenimento si inscrive all’interno di uno scenario che ha già visto la luce negli anni Sessanta quando nacque il primo corso da un iniziale progetto di volontariato che si è rivelato efficace e molto soddisfacente.

Ad oggi in quasi tutta Italia sono presenti poli universitari, che rispettando i provvedimenti, permettono ai detenuti di conseguire la laurea attraverso delle convenzioni, aiuti e progetti. Non è da sottovalutare questo elemento poiché è importante che i detenuti, in quanto esseri umani, abbiano la possibilità di acquisire il proprio titolo di studio. L’istruzione è uno dei primi passi per poter andare avanti nel percorso di rieducazione e inclusione.

 

La convenzione che sta andando stipulandosi tra il Polo Universitario torinese e il carcere di Saluzzo sta avvenendo in un periodo particolare. Il professor Franco Prina in merito afferma: «Anche senza essere presenti fisicamente, grazie agli educatori siamo riusciti a proseguire le lezioni, i colloqui con docenti e tutor e gli esami a distanza: per ora abbiamo ripreso alcune lezioni anche in presenza, ci auguriamo di poter continuare».

 

Tutti ci auguriamo di assistere alla nascita di nuovi poli universitari e collaborazioni con le carceri; studiando, apprendendo e guardando quante possibilità il mondo ci offre si può davvero fare la differenza. Molti sono rassegnati, sfiduciati, abbattuti…questo è un potente segnale. Si possono cambiare le cose, si può pensare ad un futuro diverso, ad una vita diversa.
 

“L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo.”
(Nelson Mandela)

 

 

Fonte: La voce e il tempo

Da vittima a vincitrice

Da vittima a vincitrice

Oggi riportiamo una testimonianza delle meraviglie portate da Progetto Sicomoro.

Ecco la storia di Melissa, dall’Australia.

 

 

 

Successe più di un decennio fa, ma Melissa ricorda ancora vividamente il giorno in cui le è stata puntata un’arma contro.

“Fu un Martedì, che è di solito un giorno tranquillo,” dice. Melissa era chinata sulla sua scrivania in una banca di Brisbane, Australia, quando sentì qualcuno avvicinarsi. Alzò lo sguardo e vide una pistola puntata dritta alla sua faccia. L’uomo che teneva la pistola chiedeva soldi e minacciava la via di Melissa.

“La prima cosa che attraversò la mia mente fu Rivedrò ancora i miei figli?

Melissa ne uscì illesa, e si prese un po’ di tempo dal lavoro per riprendersi. Quando ritornò, quattro settimane dopo, si ritrovò vittima di un’altra rapina a mano armata. Questa volta, il criminale era armato con un coltello.

Melissa crollò.

Si licenzio dal suo lavoro e attraversò anni di profonda depressione, nella paura di trovarsi nuovamente in una situazione simile, ma non sarebbe sopravvissuta una terza volta. Solo quando riuscì a condividere la sua storia, Melissa riuscì a rimettere insieme la sua vita.

“Hai cambiato la mia visione del mondo per sempre,” scrisse in una lettera al suo aggressore. “Ho perso anni della mia vita. Ho pregato perché il mondo si fermasse. Il mondo continuava a girare mentre le vite degli altri prosperavano, la mia era ferma.”

La lettera di Melissa è parte di un esercizio di riabilitazione e guarigione del Progetto Sicomoro di Prison Fellowship Australia, un programma di giustizia ripartiva di otto settimane. Il progetto riunisce vittime e aggressori di crimini non collegati per parlare delle loro esperienze e fare ammenda.

“Questa è stata la prima volta che qualcuno ha ascoltato la mia storia… e l’ha validata,” dice Melissa.

Un componente chiave del Progetto Sicomoro è aiutare i detenuti a capire l’impatto del loro crimine e le sue conseguenze. Il corso conduce i detenuti attraverso conversazioni sulla responsabilità personale, sulla confessione, sul pentimento, sul perdono, sul fare ammenda e sulla riconciliazione, e da alle vittime una voce. Ascoltando le condivisioni delle vittime, gli aggressori hanno l’opportunità di capire l’impatto personale che hanno avuto su coloro che sono stati feriti.

Robert, un detenuto del Queensland, Australia, disse che fu “la prima volta che ho fatto qualcosa dietro le sbarre che mi ha fatto pensare a cosa ho fatto.”

Un detenuto nell’Australia dell’Ovest disse: “Oggi ho guardato allo specchio e ho visto un criminale che vuole cambiare… Ho guardato allo specchio e ho visto me stesso, affamato di una vita migliore, affamato di pace.”

Un altro detenuto fece una promessa dicendo: “Dire grazie non è abbastanza. Mostrerò la mia gratitudine non commettendo mai più crimini.”

Melissa ha potuto essere testimone di queste potenti momenti trasformativi nei cuori e nei comportamenti dei detenuti.

“Tutti loro hanno detto che non avevano mai capito o non erano in grado di comprendere che una vittima di una rapina potessero essere così colpita… erano quasi scioccati di sentire quanto aveva cambiato la mia vita.”

Melissa disse che è stata commossa dall’impegno dei partecipanti al programma, e dalla loro umiltà, dal rispetto e dal rimorso.

Lei continua a raccontare la propria storia e ora lavora nella giustizia ripartiva per i giovani, dando a giovani vittime come lei una voce. Afferma che spera che un giorno venga garantita a tutte le vittime di un crimine l’opportunità di sedersi di fronte alla persona che le ha ferite.

“La forza di questa esperienza è davvero più pesante di qualsiasi sentenza fatta”

Una grande fratellanza per il sogno di un mondo più umano

Una grande fratellanza per il sogno di un mondo più umano

LA TERZA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO per tutti i credenti, ma anche per i tanti operatori sociali e per gli uomini e le donne di buona volontà, diviene in questo tempo particolare, intenso e instabile, un monito forte.  Fortemente legata alle altre due:

 

  • LUMEN FIDEI (29 giugno 2013)
  • LAUDATO SI’ (24 maggio 2015).

 

Tra le trame e al cuore di questo grido d’amore del Papa c’è tutto il desiderio del Padre che si esprime nell’Incarnazione del Figlio per mezzo dello Spirito Santo, di essere realmente fratelli tutti, capaci di avere a cuore il bene dell’altro, a partire dalle virtù, dalle ricchezze e le doti e nonostante le diversità di razza, di cultura, di tradizioni, nonostante le infermità e le incapacità.

«Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20)

In questo tempo esausto e sfiancato dall’individualismo, dall’egoismo e dal relativismo morale, riconoscere di essere fratelli ora è l’unica soluzione per un’ inversione di marcia dal regresso umano che stiamo vivendo.

Una grande fratellanza che si converta così in amicizia sociale, capace di costruire e realizzare il bene e il rispetto di ogni cosa creata.

A partire dalla piccola Assisi, da San Francesco il “Poverello”, Il Papa ci riporta tutti, credenti e non, a riflettere sul sogno di un mondo migliore realizzato da tutti in questa grande amicizia sociale. Ricchi e poveri, adulti e bambini e tutte quelle fasce deboli della società attuale che vanno difese e non osteggiate e usate.

Il suo pontificato ha questo paradigma, il più importante:

Fraternità e Amicizia Sociale, Pace e Dialogo!

“Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune”. (n.17) 

Ricca di contenuti semplici, ma troppo profondi e provocatori, composta da otto capitoli, è consigliabile leggerla e soprattutto interiorizzarla per rispondere alla sempre tanto attuale domanda:

“Dove è tuo fratello?” (Genesi 4,9)

Dal male comune al bene comune, dall’iniquità planetaria, dalle ingiustizie sociali, ad un mondo più umano.

E particolarmente alla nostra attenzione e ai nostri cuori, al capitolo settimo, ai numeri 268 al 270, il Pontefice richiama alle pene ingiuste detentive fino all’ergastolo e alla pena di morte. Francesco ci richiama a “riconoscere l’inalienabile dignità di ogni essere umano e ammettere che abbia un suo posto in questo mondo”. (n.269)

Che grande il cuore di questo uomo, di questo prete, del Vescovo di Roma e Pontefice! Egli prova ad allargare i paletti del proprio cuore e prova ad allargare quelli del mondo alla visione di Dio, che “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1Timoteo 2,49)

A partire da questo pellegrinaggio terreno. Prova senza esitazioni e senza paura dei giudizi dei dotti e dei potenti, a costruire ponti tra tutte le mura altre della divisione, della incomprensione, della incapacità, dell’orgoglio.

 

“Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli o periremo insieme come stolti.”

 Martin Luther King

 

 

 

 

 

Forza per Samuel

Forza per Samuel

Una testimonianza da Prison Fellowship Colombia.

 

 

In Colombia, Samuel non è estraneo alle difficoltà. A cinque anni affronta sfide fisiche e ritardi nello sviluppo a causa di complicazioni che dalla nascita hanno colpito il suo cervello. È soggetto a frequenti convulsioni, ha difficoltà a camminare e deve necessariamente indossare un pannolino.

Ma non è tutto.

Samuel sta anche crescendo senza un papà perché il suo è in carcere. Quando il capofamiglia va in carcere, le famiglie sono spesso lasciate in situazioni drammatiche e la madre oppure i nonni devono lavorare e prendersi cura da soli dei figli.

I bambini spesso rimangono emotivamente segnati dalla separazione dai genitori, dallo stigma e dall’isolamento che sperimentano tra i loro coetanei e nelle comunità a causa della vergogna di essere associati ad un detenuto. Nonostante le innumerevoli sfide, la madre di Samuel si prende amorevolmente cura di lui e si sforza di dargli tutto ciò di cui ha bisogno.

 

Samuel si è recentemente unito al programma di supporto per figli di detenuti patrocinato da Prison Fellowship Colombia, che ha fornito ulteriore supporto per aiutare la sua famiglia. Anche prima che la pandemia COVID-19 colpisse la Colombia, la salute era una componente importante del programma per l’infanzia di PF Colombia che si è sempre adoperata fornendo cibo, formando gli operatori sanitari su questioni di salute e sicurezza e monitorando il benessere mentale ed emotivo di bambini ed operatori. Inoltre, PF Colombia fornisce formazione e supporto specifici per bambini con particolari necessità mediche, come Samuel.

La madre di Samuel afferma di sentirsi confortata dal supporto emotivo e spirituale e rafforzata dall’assistenza materiale.  È cosi in grado di fornire a Samuel la vita dignitosa che merita e lui crescerà sapendo di essere amato da molti.